Ci sono due mode che impazzano tra i locali della Capitale: l’hamburger gourmet e l’arredamento vintage. Unendo le cose il risultato è Ham Holy Burger, che dopo le due sedi milanesi, a giugno 2012 s’è presentato al pubblico romano. La trovata degli iPad ai tavoli per effettuare l’ordinazione (e per smanettare in rete) è efficace: snellisce il lavoro del personale e fa bene al marketing (“ah sì, quel locale con gli iPad” cit.).
Per fortuna non di sole “mele” tecnologiche vive l’uomo e l’arrivo dei 180 grammi di carne di razza piemontese (Presidio Slow Food), in un panino artigianale, farebbero distrarre qualsiasi nerd.
L’offerta è originale negli accompagnamenti e variegata per quanto riguarda le carni: alternative all’amato pio bove sono il maiale, il pollo e la soia (per i diversamente carnivori).
Decisamente un buon hamburger, peccato che alcuni ingredienti più delicati si perdano un po’ in presenza di salse dal gusto deciso.
Buone e abbondanti le patate tagliate a spicchi con le cinque salse (Tzatziki, Senape, Relish, Bbq più la paprika piccante in polvere). Se proprio non vi va l’hamburger ci sono anche delle insalate, un tagliere, la tagliata e le polpette.
Capitolo a me molto caro: le birre. Da un lato le classiche industriali italiane, tante, forse troppe… dall’altro un paio di artigianali di Baladin (Open e Isaac). Mi sarei aspettato una proporzione inversa.
Poco intrigante, per i miei gusti, l’offerta dei dessert: posso anche ammettere l’utilizzo di semilavorati, ma non i biscotti stellati della proverbiale famiglia felice e la più nota crema di cioccolato e nocciole…
