
L’Associazione Italiana Sommeliers di Imola, con il patrocinio del Comune di Imola, ripropone l’appuntamento con Voluptates, Magnifici Vini in degustazione, che giunge nel 2013 alla decima edizione.
Voluptates avrà luogo da venerdì 15 a domenica 17 marzo 2013 e sarà per la prima volta ospitata negli spazi del Museo Civico San Domenico di Imola.
I visitatori di Voluptates potranno scegliere tra oltre 150 vini tra i migliori d’Italia e di Francia che, per ragioni di prezzo e rarità, non è frequente degustare in manifestazioni pubbliche. Nomi come Ruinart, Dom Perignon o Yquem, Ferrari, Gaja, Gravner o Sassicaia saranno affiancati da etichette di produttori meno noti, ma ugualmente meritevoli di essere degustati a Voluptates.
Inoltre, per la prima volta, Voluptates ospiterà i prodotti di Birra del Borgo, uno dei più apprezzati birrifici artigianali italiani, che presenterà alcune delle sue originali birre in un intrigante parallelo con il mondo del vino.
La soglia minima di accesso, fissata in 15 euro, comprenderà bicchiere con tasca e un coupon che consentirà la degustazione a scelta da 1 a 5 vini o birre, un assaggio di prodotti agroalimentari del territorio con la possibilità di apprezzare gli olii extravergine di oliva degli olivicoltori imolesi riuniti sotto il marchio Olimola. Sarà naturalmente possibile integrare con singole degustazioni aggiuntive a costi variabili tra 2 e 12 euro.
La più importante novità di Voluptates 2013 è la collaborazione con il Ristorante San Domenico di Imola, una delle più alte espressioni gastronomiche italiane. Valentino e Natale Marcattilii e Massimiliano Mascia, condividendo da sempre lo spirito divulgativo che contraddistingue Voluptates hanno raccolto l’invito e, nelle serate di venerdì e sabato, proporranno una selezione di tre dei piatti che hanno fatto e fanno tutt’ora la storia del San Domenico, su prenotazione e a condizioni straordinarie (€ 25, oltre all’ingresso alla degustazione): un’occasione imperdibile per godere, ad esempio, del celebre uovo in raviolo…
Alcuni vini, come intuibile, sono disponibili in quantità limitate. La scelta di proporli in ognuna delle tre giornate potrà portare come conseguenza che nel corso della degustazione potranno risultare esauriti.
Voluptates non significa soltanto degustazione di grandi vini e grandi piatti.
Il biglietto di ingresso alla manifestazione consentirà anche la visita alle soprastanti sale del Museo Civico San Domenico nel loro rinnovato allestimento. Inoltre, grazie al sostegno di enti quali Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, Banca di Imola, BCC Ravennate ed Imolese e Banca di Romagna, oltre all’appoggio di diversi esercizi commerciali della città, Voluptates continuerà l’opera di sostegno delle attività del Comitato Sao Bernardo, Onlus da molti anni attiva in Brasile e in Senegal.
L’appuntamento è quindi al Museo Civico San Domenico, in via Sacchi 4 a Imola (BO), il 15, 16 e 17 marzo 2013. Venerdì e sabato dalle 17 alle 22, domenica dalle 16 alle 21.
Per consultare la lista completa dei vini in degustazione e per info e prenotazioni per “Il San Domenico ai Chiostri” vi invitiamo a visitare il sito www.voluptates.it.
Domaine Pierre Amiot et Fils
Abbiamo già parlato del Domaine Pierre Amiot et Fils, azienda poco presente nelle guide che contano ma che, per quanto mi riguarda, apprezzo particolarmente per i suoi vini di grande piacevolezza e bevibilità, tra i migliori rapporti qualità prezzo che io abbia trovato in Côte de Nuits. La famiglia Amiot produce vino a Morey da cinque generazioni e oggi sono i fratelli Didier e Jean-Louis a guidare l’azienda. L’abbassamento delle rese (che in questi anni vanno dai ai 25 ai 45 hl/ha, a seconda della tipologia) e un equilibrato uso del legno (niente legno nuovo sui Village, 30% sui 1er Cru, 50% sui Grand Cru) sono la ragioni della crescita qualitativa che i vini del Domaine hanno mostrato sotto la guida di questa generazione.
Jean-Louis ci racconta che nel 2010 hanno avuto molti meno problemi dei vicini della Côte de Beaune: anche qui hanno avuto episodi di oidio e peronospora, ma c’è stata una sola leggera grandinata e soprattutto bel tempo nel mese di settembre: “Si dice che la qualità dell’annata dipenda dal mese di settembre, e mai come in questo caso è stato vero”. Così a una diminuzione della resa nei Village ha fatto seguito una sostanziale tenuta per i cru. La raccolta è stata tardiva ma i vini hanno avuto una buona evoluzione, ricchi di frutto ma allo stesso tempo fini ed eleganti.
Per lui il 2009 è più ricco e concentrato (anche se, avendo maggior estrazione, i vini in questo momento hanno la tendenza a chiudersi e vanno riassaggiati tra qualche anno), il 2010 ha più eleganza e finezza, in una parola è più borgognone, mentre per quanto riguarda i 2011 li ritiene dei vini di grande piacevolezza ma da bere rapidamente (sembrano in effetti più pronti dei ’10, anche se va tenuto conto della leggera chiusura dovuta all’imbottigliamento recente che ha penalizzato i ’10 in questa degustazione).
Morey Saint-Dénis ‘10
A un naso ancora poco espressivo fa seguito un palato coerente ma più brillante, di buona pienezza e tenuta, piuttosto fine e lungo.
- Valutazione:

Morey saint-dénis 1er Cru Aux Charmes ‘10
Ricco di note di spezie e frutti rossi, presenta un palato limpido, puro, teso e di grande finezza, nitido, lungo e piacevolissimo.
- Valutazione:

Morey Saint-Dénis 1er Cru Les Millandes ‘10
Al naso emergono note ematiche, per il resto è ancora chiuso, davvero molto indietro nello sviluppo. Il palato conferma questa austerità. Di buon corpo, evidentemente da attendere ancora per concedergli il tempo di esprimersi al meglio, mi sembra comunque meno fine del solito per un 1er Cru e un po’ rustico.
- Valutazione:

Morey Saint-Dénis 1er Cru Les Blanchards ‘10
Prima annata di produzione per questo premier cru, che fino a tre anni fa gli Amiot lavoravano in mezzadria. Sono solo tre pièce e nonostante i profumi siano ancora poco espressi e con un po’ di riduzione al palato dimostra di essere sempre di buona eleganza e tenuta, emergono bei tannini con un finale molto lungo, nitido e pulitissimo.
- Valutazione:

Morey Saint-Dénis 1er Cru Les Ruchots ‘10
Da un vigneto confinante con Clos de Tart, presenta un naso ricchissimo, speziato, intenso e fruttato. Il palato è lungo, pieno, fresco, con note di frutti di bosco rossi e neri, tannini setosi, in questo momento più pronto dei precedenti e di grande finezza.
- Valutazione:

Gevrey-Chambertin 1er Cru Les Combottes ‘10
Naso tipico, più terroso rispetto ai Morey, e con note di sottobosco e frutti rossi. Il palato è ancora austero, di bella nitidezza ma con un finale in cui acidità e tannini lo rendono un po’ più rigido di quanto mi aspettassi.
- Valutazione:

Clos de la Roche Grand Cru ‘10
Naso elegante, floreale, nitido, con note di piccoli frutti neri. Il palato è ancora troppo giovane ma comunque elegante, fine e con buona polpa, lungo e solido, di buona densità, da attendere con fiducia. Un Clos de la Roche all’altezza della sua reputazione.
- Valutazione:

Morey saint-dénis 1er Cru Aux Charmes ’11 (da botte)
Naso fresco, pulito, ricco di frutto, palato di buona tensione e coerente.
- Valutazione:

Morey Saint-Dénis 1er Cru Les Millandes ’11 (da botte)
Anche in questo caso si rivela un po’ più ruvido e tannico rispetto agli altri, comunque di buon frutto e di bella tensione
- Valutazione:

Morey Saint-Dénis 1er Cru Les Ruchots ’11 (da botte)
Ricco di polpa e frutto, ben sostenuti dall’acidità e con un finale dinamico di notevole tensione. Bello.
- Valutazione:

Clos de la Roche Grand Cru ’11 (da botte)
Polpa e finezza, frutti di bosco croccanti, fresco e dinamico, profondo, dà già voglia di berselo senza pensarci troppo.
- Valutazione:

Morey Saint-Dénis Blanc ‘10
Come spesso ci è capitato qui in Borgogna i bianchi vengono proposti in degustazione dopo i rossi. In questo caso si tratta di un solo vino e per di più di una rarità, visto che sono solo tre ettari quelli piantati con uve a bacca bianca a Morey, e gli Amiot ne producono solo due pièce. Naso sul frutto, in particolare frutta a polpa bianca, mentre il palato è molto immediato e piacevole, forse più varietale che tipico e territoriale, quasi un “vin de soif”.
- Valutazione:

Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande ‘93
Il dibattito se sia più importante il millesimo o il terroir è da sempre tra i più accesi nel mondo del vino, anche se (o forse proprio per questo) sempre più mi ricorda quello se sia nato prima l’uovo o la gallina. In questo caso comunque tra la piccola annata e il grande vino mi sembra si sia trovato un buon equilibrio. Questo Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande ’93, il più atipico dei Grand Cru Classé di Pauillac con i suoi 11 ettari nel comune di Saint-Julien e il suo 35% di merlot (e in quell’anno solo un 45% di cabernet sauvignon), è risultato molto piacevole, con toni di fiori secchi e di frutti rossi maturi, tabacco e spezie, più lungo di quanto mi aspettassi e dai tannini eleganti e setosi. Non arrivo a dire che bisognava attenderlo fino ad ora e che questo era proprio il momento migliore per berlo, ma credo non di essere troppo lontano dalla realtà se affermo che le piccole annate dei grandi Bordeaux danno il meglio tra i dieci e i venti anni di bottiglia, quindi…
- Valutazione:

Bâtard-Montrachet ’07 Domaine Ramonet
Torniamo a parlare dopo qualche tempo di un vino del Domaine Ramonet, ma che ci possiamo fare se Jean-Claude e Noël Ramonet propongono alcuni tra i più grandi vini bianchi del pianeta? da una vigna di 0,64 ha di circa 50 anni di età nasce questo splendido Bâtard-Montrachet ’07 Domaine Ramonet, a conferma del valore assoluto di questo Grand Cru e della qualità eccezionale del lavoro della maison. Appena versato nel bicchiere presenta un naso ancora un po’ chiuso, ma dopo qualche tempo si apre con note di agrumi, pera, spezie, erbe aromatiche, crema al limone, in un aroma di estrema eleganza, finissimo. Il palato conferma il fascino di questo vino, coerente, teso, sapido e iodato, con un lunghissimo e profondo finale, in cui accanto ai toni minerali escono sfumature floreali e un frutto succoso che va dal cedro alla pesca, dalla pera al limone. Un grande Bâtard-Montrachet, opulento e di grande struttura, come è tipico di questo cru, ma senza nessuna pesantezza, anzi tutto giocato sulla finezza e la nitidezza aromatica. Straordinario.
- Valutazione:

Domaine Matrot
L’azienda della famiglia Matrot è uno di quei domaine che fanno qualità senza grandi esposizioni mediatiche o proclami e che proprio per questo in questi ultimi anni sono stati forse un po’ sottovalutati dalla critica. Tanti piccoli vigneti, per un totale di una ventina di ettari, e ben diciassette etichette, nella più classica tradizione borgognona (Adèle Matrot sente quasi il bisogno di giustificarsi quando ci spiega che realizzano un solo Meursault Blanc Village unendo undici parcelle – per 5 ettari complessivi – per evitare troppe etichette e realizzare un Meursault rappresentativo della denominazione!), per un totale di 80.000 bottiglie.
A conduzione biologica da più di un decennio ma senza certificazioni, un altro dei motivi della poca considerazione riservata al Domaine Matrot è forse anche l’essere stati in questi anni un po’ in controtendenza: Premier cru e Village non fanno legno nuovo – solo legni da 1 a 5 anni di età – che viene utilizzato al contrario sul Bourgogne Chardonnay proprio per usare le barrique, e poco batonnage, per evitare un eccesso di estrazione.
Adèle, la quinta generazione a lavorare in azienda, ci ha confermato questa sorta di “inattualità” della maison: tradizionalmente Matrot ha sempre fatto vini votati all’invecchiamento e loro hanno mantenuto questa predisposizione, tanto che in cantina hanno una serie di vecchie annate da vendere, in particolare alla ristorazione, in Giappone e in Nord Europa, dove i bianchi invecchiati sono particolarmente apprezzati. Più che la ricchezza, di cui comunque i loro vini sono sempre piuttosto dotati, oggi ricercano la tensione e la finezza. Per lei il discorso è molto semplice: una bottiglia deve poter essere bevuta da due persone e se resta troppo a lungo sulla tavola c’è qualcosa che non va.
Anche qui l’annata 2012 ha lasciato dei segni profondi. Tutto quello che poteva capitare è successo: prima l’oidio, poi la grandine, con tre grandinate che hanno colpito tutti i vigneti del domaine nelle varie posizioni e denominazioni (e ne hanno 14!), una cosa mai accaduta prima, infine il marciume. Al Chalumeaux, una vecchia vigna dove di solito producono 40 hl/ha, quest’anno ne hanno prodotti 6. L’azienda ha subito una perdita del 70%. Tenendo conto che già nel 2011 c’era stata una perdita del 35% rispetto agli standard, come del resto nel 2010, in tre anni hanno perso più di un anno di produzione!!
Tutti i vini degustati sono del 2011, imbottigliati solo poche settimane prima dell’assaggio.
Bourgogne Chardonnay ‘11
Maturato in parte in barrique nuove, in parte in acciaio, al naso è piacevole e floreale, mentre il palato è sapido, teso e brillante. Un bel “base” da aperitivo, presentato in bottiglie con tappo a vite. L’anno scorso hanno avuto una partita di 2000 tappi che non teneva bene, e hanno deciso di riaprire tutte le 2000 bottiglie e buttare quelle che non andavano bene.
- Valutazione:

Meursault ‘11
Da 5 ettari suddivisi in 11 parcelle. Il naso è poco espresso, ma è stato imbottigliato appena due mesi fa. Il palato è teso, quasi tagliente ma di bella materia e polpa. La sensazione è che a berlo tra qualche mese dovrebbe dare non poche soddisfazioni.
- Valutazione:

Meursault-Blagny 1er cru ‘11
Da un terreno molto minerale e che ha bisogno di un po’ di ossigeno, tanto che loro il Blagny lo caraffano praticamente sempre prima di servirlo, anche quelli giovani. Naso molto ridotto, ma da cui escono comunque note minerali, al palato risulta quasi gessoso per quanto è minerale, ma senza essere austero, anzi con splendide note di frutta a polpa bianca e una tensione e lunghezza davvero esemplari. Un salto di qualità rispetto al Village che rispetta in pieno le gerarchie.
- Valutazione:

Meursault-Charmes 1er cru ‘11
Proviene da tre differenti parcelle, situate a tre livelli differenti (in basso, al centro e nella parte alta della denominazione), così da ottenere uno Charmes davvero rappresentativo del cru. Vino ampio ma non troppo ricco, certo con più polpa e larghezza del Blagny, senza però perdere troppo in freschezza e mineralità. In questo momento tuttavia è più contratto e indietro del Blagny, e quindi risulta anche meno affascinante. Da attendere per apprezzarlo meglio.
- Valutazione:

Puligny-Montrachet 1er cru Les Chalumeaux ‘11
Naso ancora ben chiuso ma tutto sul frutto, come il palato, che si dimostra di buona tensione, fine e grintoso insieme.
- Valutazione:

Maranges Rouge ‘11
Primo anno di produzione per questa denominazione, visto che hanno comprato il vigneto l’anno scorso. Completamente diraspato e senza alcun pigeage, ha note di frutti di bosco e un palato piacevole, pulito, di buon frutto ma anche fresco, con un finale di notevole tensione e leggermente minerale. Un vino fragrante e gourmand, da “déjeuner sur l’herbe” (o “pranzo al sacco” che dir si voglia).
- Valutazione:

Auxey-duresses Rouge ‘11
Naso fine, fruttato, di bella freschezza e complessità, seguito purtroppo da un palato ancora molto contratto anche se comunque di buona freschezza. Una valutazione sulla fiducia.
- Valutazione:

Volnay Santenots 1er cru ‘11
Naso e palato ancora molto chiusi, anche se dopo un po’ nel bicchiere emergono note minerali e di frutti rossi freschi, nitide e precise, con una bella tensione finale. Anche questo da attendere.
- Valutazione:

Ribera del Duero Unico 1991 Vega-Sicilia
Vega-Sicilia è un esempio di innovazione di successo diventata grande tradizione che oggi, viste le convinzioni dei nostri tempi, avrebbe qualche problema a essere realizzata. L’azienda infatti nasce nel 1864, quando Don Eloy Lacanda y Chaves, di ritorno dagli studi di enologia a Bordeaux, comprò dei terreni nella rinomata zona vinicola di Ribera del Duero, e decise di piantarci oltre al tempranillo, il grande vitigno autoctono della zona, cabernet sauvignon, merlot, malbec, carmenere e pinot nero. Se le ultime due uve furono ben presto abbandonate, le altre continuano ancora oggi a comporre i vini aziendali.
Le vigne (250 ettari, con diverse piante più che centenarie) situate su terreni siliceo-calcarei a 750 metri di altitudine, le rese molto basse (circa 22 hl/ha) e un lunghissimo (e complicatissimo, con una serie di passaggi da botti grandi a barrique nuove, barrique usate e ritorno a botti grandi) invecchiamento in legno sono il principale segreto di questo vino. La messa in commercio non è regolare ma viene effettuata quando si considera il vino pronto (1968 e 1982 sono stati commercializzati entrambi nel 1991, il 1970 è uscito dalla cantina nel 1995, con un passaggio in legno di oltre 16 anni, il 1991 è uscito nel 2004, dopo 13 anni…). Inoltre l’Unico, in annate considerate poco qualitative, non viene prodotto. Il Ribera del Duero Unico 1991(tempranillo 85%, cabernet sauvignon 13%, merlot 2%) è uno straordinario vino mediterraneo: carnoso, ricco, fruttato, con profonde note speziate e sfumature di tabacco, e allo stesso tempo freschissimo, teso, lungo e di grande eleganza. Ancora giovanissimo, necessita di un po’ di tempo nel bicchiere per esprimersi al meglio. Senza dubbio uno dei grandi vini del mondo.
- Valutazione:

Domaine Paul et Marie Jacqueson
Paul e la figlia Marie gestiscono 12 ettari (5 a pinot nero, 6 a chardonnay e 1 ad aligoté) a Rully, nella Côte Chalonnaise, per una produzione di circa 100.000 bottiglie annue.
Il Domaine Paul et Marie Jacqueson è nato nel 1946 a opera del nonno di Marie, che lavorando da operaio agricolo ha via via acquisito dei vigneti. In cantina hanno circa un 20% di legno nuovo e la messa in bottiglia avviene di solito a inizio settembre. Nonostante Rully sia nota soprattutto per i suoi bianchi (su 360 ettari circa 233 sono piantati a chardonnay), l’azienda si è fatta conoscere alla fine degli anni ’70 con i suoi vini rossi, in particolare con il 1er cru Les Clous. Successivamente il padre ha avuto la possibilità di comprare dei vigneti di chardonnay, ma tengono molto alla loro origine “rossista”.
Per Marie i Rully devono essere dei vini “gourmand”, su cui non stare troppo a riflettere, da bere nei 5 anni successivi alla vendemmia. Il 2011 è stato un millesimo molto particolare: praticamente tutti i loro vigneti di uve bianche hanno preso la grandine, con una perdita di produzione dell’85% (la resa è stata di 7 hl/ha!), ma alla fine è stata un’annata calda, “solare”, che ha prodotto vini già piacevoli da bere.
Bouzeron ‘11
Da una vigna di aligoté del 1937, è maturato in barrique usate di 5-8 anni, è fresco, di buona pienezza, piacevole e pulito, un perfetto vino da pic-nic.
- Valutazione:

Rully Blanc 1er cru Margoté ‘11
Da una vigna piantata nel 2000, ben realizzato e di buona freschezza e sapidità, manca però di un po’ di complessità in più, lasciandosi preferire il Bouzeron.
- Valutazione:

Rully Blanc 1er cru Gresigny ‘11
Da una vigna del 1950, con un passaggio del 20% in barrique nuove, mostra evidentemente maggiore spessore e ricchezza, buona tenuta e sapidità, belle note di frutta bianca e tropicale, per un finale lungo, brillante e piacevole.
- Valutazione:

Rully Blanc 1er cru la Pucelle ‘11
Da una vigna di vent’anni su suolo più argilloso rispetto al resto delle vigne, che sono situate su di un suolo completamente calcareo, è più teso e secco del precedente, fine e di buona lunghezza, con un finale gessoso e quasi austero ma che resta comunque fragrante e sul frutto.
- Valutazione:

Bourgogne Rouge ‘11
Tutti i rossi sono stati appena imbottigliati (da tre settimane). Semplice e piacevole, si dimostra varietale nelle sue note di piccoli frutti rossi.
- Valutazione:

Rully Rouge 1er cru Les Clous ‘11
Nasce da una vigna piantata nel 1967, su terreno calcareo con un po’ di argilla. Passaggio del 25% in barrique nuove, soutirage in luglio, chiarifica al bianco d’uovo (4/5 per barrique) e nient’altro fino all’imbottigliamento, che in questo caso avviene a fine ottobre inizio novembre senza filtrazione. Il naso presenta note di frutti neri e spezie, mentre il palato è di buona struttura e materia, franco e di bella tenuta.
- Valutazione:

Mercurey Rouge 1er cru Les Nogues ‘11
Da una vigna piantata nel 1962, ha un naso più aperto e fruttato degli altri. La differenza è anche nella denominazione: Rully propone di solito vini più freschi e leggeri, mentre i Mercurey sono più strutturati e pieni. Il palato è un po’ rustico ma pieno e lungo.
- Valutazione:

Rully Rouge 1er cru Les Clous ‘10
Al naso è ampio e complesso, mentre al palato ha grande bevibilità, con note di frutti di bosco, tannini sottili e nitidi, finale lungo, fine ed elegante. Un vino da bere ora, piacevolissimo, super gourmand.
- Valutazione:

Rully Blanc 1er cru La Pucelle ‘10
Più fruttato, con note di frutta tropicale, ma anche più delicato e meno teso del 2011, in questo momento mi sembra meno interessante.
- Valutazione:

[Foto di www.leaandsandeman.co.uk]
Food design al Mart

Dal 9/2/2013 al 2/6/2013 il Mart presenta un’inedita incursione nel design e nella progettazione del cibo, a cura di Beppe Finessi.
Negli ultimi anni il dibattito intorno al cibo ha raggiunto livelli inediti di coinvolgimento del pubblico. E anche il mondo del design ha dedicato grande attenzione all’alimentazione, mostrando creatività, curiosità e grande capacità innovativa.
Le creazioni di un folto gruppo di food designer sono al centro della mostra “Progetto Cibo. La forma del gusto“, con cui il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto, presenta l’arte della progettazione industriale e del design più sperimentale applicata all’alimentazione.
Vi partecipano designer e architetti come Enrico Azzimonti, Bompas&Parr, Achille Castiglioni, Stephan Bureaux, Lorenzo Damiani, Florence Doleac, FormaFantasma, Giorgetto Giugiaro, Marije Vogelzang, Marti Guixé, Giulio Iachetti, Marcel Wanders, Enzo Mari, Alessandro Mendini, Katja Grujters, Konstantin Grcic, Gaetano Pesce, Diego Ramos, Philippe Starck e chef di livello assoluto come Gualtiero Marchesi, Bruno Barbieri, Massimo Bottura, Antonio Canavacciuolo, Carlo Cracco, Daniel Facen, Davide Oldani, Davide Scabin.
Vari tipi di pasta, progettati da autori come Giorgetto Giugiaro, Mauro Olivieri e Christian Ragot racconteranno emblematicamente di come la creatività dei designer converga con la produzione industriale: è questo uno dei temi chiave della mostra, che ha “rivoluzionato – scrive in catalogo Giampiero Bosoni – il rapporto tra forma e contenuto del cibo”.
La riflessione sulle trasformazioni messe in atto dall’industria alimentare, ancora in radicale evoluzione, intreccia i temi dell’etica, dell’ecologia e anche, in una sezione dedicata ai brevetti, del rapporto tra creatività e standardizzazione.
Una sezione della mostra racconta alcune particolari ricette, create da chi per mestiere elabora cibi particolarmente sofisticati come alcuni grandi chef nazionali e internazionali, ma anche da chi normalmente applica la propria sensibilità e creatività in altri ambiti, come un significativo gruppo di designer invitati recentemente a esprimersi proponendo una vera e propria ricetta di cucina.
Il percorso espositivo si conclude con una puntuale ricognizione sul futuro del cibo, tra personalità brillanti e spesso giovanissime che per la prima volta nelle sale di un museo presentano creazioni non solo sperimentali e sofisticate, ma anche profondamente segnate da una forte tensione etica e sociale.
Un ricco programma di eventi coinvolge chef di livello internazionale, che realizzeranno delle serate di show-cooking nelle sale espositive: si potranno vedere in azione Gualtiero Marchesi, Daniel Facen, Davide Scabin, Claudio Sadler, Roberto Valbuzzi, Bruno Barbieri, Moreno Cedroni, Felice Lo Basso, Luigi Taglienti.
Saiagricola Day a Roma

Lunedì 28 Gennaio 2013, all’Hotel Rome Cavalieri (Via A. Cadlolo, 101), le tenute di Saiagricola in collaborazione con AIS presentano “Saiagricola Day – Wine Up from earth to heart“. Una degustazione che vede protagonisti i vini di Fattoria del Cerro, Còlpetrone La Poderina, Tenuta dell’Arbiola, Monterufoli e Tenuta di Montecorona.
Banchi d’Assaggio dalle 16 alle 21.30. A seguire una live performance dell’artista Francesco Tristano: le armonie del pianoforte classico incontrano sonorità elettroniche.
Per ulteriori informazioni cliccate qui.
Cruda & Crudo
eBook di Edoardo Fraioli, con la prefazione di Antonio Paolini
La Birra nel paese della gastronomia. È quello che Edoardo Fraioli ha raccontato in questo Cruda & Crudo, un libro divertito e divertente in cui l’autore sperimenta una serie di abbinamenti tra birra e piatti in cui le materie prime crude la fanno da padrone. Un modo scanzonato e distante dalle classiche guide di raccontare con grande serietà quel mondo in piena espansione, in Italia addirittura appena uscito dal Big Bang, delle birre artigianali e dei micro birrifici.
Così, accanto alle ricette raw – ben raccontate nella loro esecuzione e tranquillamente riproducibili – e alle schede delle birre, troviamo il risultato degli abbinamenti, con voto in scala decimale per non lasciare dubbi e un commento sull’abbinamento preferito, in una serie di capitoli-descrizioni in cui i protagonisti principali sono l’autore, la famiglia, gli amici, i luoghi e le situazioni in cui si vive con passione e piacere il cibo, la birra e lo stare insieme.
Ricco di immagini, colorato, questo libro va da Roma a Siracusa, da Valencia a Seattle, da Venezia ad Amsterdam, in mercati, negozi, birrifici e siti archeologici, per chiudersi con il racconto di tre cene.
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