Glass Hostaria – Roma

Glass Hostaria Roma
Indirizzo:vicolo del Cinque, 58 - 00153 Roma
Telefono:06 58335903
Sito internet:www.glass-restaurant.it
Giorno chiusura:lunedì (aperto solo la sera)
Fascia di prezzo:80 - 100 euro
Tipo di locale:ristorante
Carte di credito:tutte
Andateci per:gustare ogni volta una nuova creazione di Cristina Bowerman

A Trastevere, in uno degli angoli più turistici della capitale, Glass Hostaria è un’enclave dedicata agli amanti della cucina d’autore…

 

Leggi le recensioni di Glass Hostaria:

  • Un viaggio lontano da Trastevere. Nel cuore di Trastevere. È questa la sensazione che provo ogni volta che varco la soglia di Glass Hostaria, il ristorante stellato di Cristina Bowerman e Fabio Spada, un locale che conosco ormai da tanti anni e che continua a suscitare in me la voglia di tornare, nonostante io sia tutto tranne che abitudinaria nel mio peregrinare per ristoranti. L’atmosfera è infatti quella di un bel locale cosmopolita, dove lo staff è in grado di accogliere e curare alla perfezione tanto il cliente habitué romano quanto il turista americano. Il merito va sicuramente ai titolari, ma anche al bravissimo Riccardo Nocera, che ormai da diversi anni è il responsabile della sala.

    I sempre più fitti impegni di Cristina Bowerman – vedi Romeo e Giulietta, ma anche il Mercato Testaccio e il ruolo di Presidente dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto – non sembrano scalfire né la sua creatività, né la costanza qualitativa del suo ristorante top.

    Dal menu estivo abbiamo assaggiato il delizioso prosciutto di petto d’anatra, culatello di Zibello, emmental e salsa al bitter, accompagnato da un dressing di olio ed erbe aromatiche servito in un pestello, e l’intrigante mela in quattro versioni (sferificata, in consommé, glassata e cruda) con capesante grigliate.

    A seguire gli ottimi gnocchetti ai ricci di mare con bagnacauda di aglio nero e limone sotto sale e tartufo estivo, avvolgenti e freschi allo stesso tempo, e un classico di Glass, i ravioli liquidi di Parmigiano 60 mesi con burro d’Isigny e funghi, non proprio un piatto estivo, ma di grande soddisfazione.

    Fra i secondi abbiamo scelto il pesce bianco glassato alla soia e arancia, scorzonera e salsa al miso, dalla cottura millimetrica, ma purtroppo penalizzato da una nota eccessivamente sapida della soia, e il buonissimo capocollo di maiale, anguilla affumicata e polenta, mentre per dessert la panna cotta al lampone e anice e menta frost.

    Sul fronte enologico troviamo una carta dei vini di ampio respiro, particolarmente attenta alle bollicine e ai rossi, con interessanti proposte al calice.

    Ricordo infine che, oltre alla carta, si può optare per uno dei menu: il vegetariano (85 euro), il tradizionale… ma non troppo (90 euro) e il percorso creativo in nove portate (150 euro).

    Valutazione: quattro_picche

  • Recensione di Erica Battellani del 27/02/2015:

    Cristina Bowerman è un concentrato di energia. Ogni volta che la incontriamo ci chiediamo come riesca a gestire con tale efficienza ed entusiasmo tanti progetti in contemporanea: Glass Hostaria in primis, ma anche Romeo Chef & Baker, Bir & Fud e molto altro.

    In parte la risposta si trova nel suo libro, “Da Cerignola a San Francisco e ritorno”, insolito incontro tra un libro di ricette e un’autobiografia, testimonianza di una determinazione e un piglio davvero eccezionali.

    In parte forse dipende anche dal fatto che la sua cucina sembra in questo momento aver trovato la perfetta quadratura del cerchio. Abbinamenti sempre molto arditi ma altrettanto centrati, con sapori insoliti ma precisi e definiti. Il menu continua ad essere in costante evoluzione, nel rispetto delle stagioni e del desiderio di innovazione di Cristina.

    Gli ultimi assaggi? Tonno scottato e marinato in salsa umami, kimchi di papaya, finocchio, verza e gelsomino fermentati; cuore di vitella, patate affumicate, caffè, tartufo e habanero; gnocchetti con crema all’aglio nero, ricci di mare, asparagi, pomodorini semisecchi e tartufo; ravioli ripieni di foie gras e mele; capriolo, radice di prezzemolo e puntarelle. E poi una sorpresa fuori menu: spaghetti cacio e pepe al tartufo.

    Anche la sala dimostra un livello di attenzione, competenza e savoir-faire da ristorante maturo, nel senso più positivo del termine. Fra Italia e Francia si beve davvero bene, con un’attenzione particolare alle bollicine, che si sposano a meraviglia con la cucina di Cristina.

    Valutazione: quattro_picche

  • Recensione di Paolo Zaccaria del 07/06/2013:

    Capita di avere voglia di offrirsi una cena “seria” all’ultimo momento. Così qualche giorno fa ci siamo presentati alla porta di Glass Hostaria senza prenotazione. La fortuna è stata dalla nostra ed è saltato fuori l’unico tavolo libero. Accolti con la solita grande cortesia e professionalità da Riccardo Nocera, abbiamo potuto apprezzare ancora una volta la cucina di Cristina Bowerman, che personalmente ritengo tra le migliori di Roma.

    Molto interessante l’abbinamento terra-mare nelle patate all’argilla, crema di ricci di mare e salicornia, freschissimi ed eleganti gli spaghetti Pastificio dei Campi con curd al lime, coriandolo fresco e caviale Asetra, ottimi anche gli gnocchetti di carciofi, fonduta di pecorino e menta (in cui gli gnocchetti sono fatti solo di carciofi, senza farina) e la granita di mela verde alle spezie. Sempre buonissimo il pastrami di lingua, giardiniera, salsa al ciauscolo e gelato alla senape.

    Fondamentale glossa conclusiva: completamente dimentichi della coincidenza con “Festa a Vico”, siamo andati da Glass in assenza sia di Cristina che del “padrone di casa” Fabio Spada, ma la brigata di cucina e lo staff di sala non ce li hanno fatti rimpiangere. Anche per questo complimenti a tutti.

    • Valutazione: quattro_picche

  • Recensione di Erica Battellani del 15/04/2012:

    Da Glass bisogna osare. Perché il piatto che sulla carta vi attira di meno – apparentemente troppo ardito oppure con ingredienti che non amate – potrebbe rivelarsi IL piatto della serata. È quello che è successo a noi venerdì sera, assaggiando una proposta tratta dalla nuova sezione del menu dedicata al quinto quarto: cuore di vitella, patate affumicate, habanero, caffè e tartufo nero. Un piatto straordinario, di una delicatezza ed eleganza – pur nell’intensità degli ingredienti – da lasciare senza parole.

    Cristina Bowerman ama sorprendere, ma lo fa senza mai dimenticare la piacevolezza e il gusto, e lo fa con sempre maggiore sicurezza e consapevolezza, ottenendo risultati davvero eccellenti.

    Ci sono piaciuti moltissimo anche il consommé di seppia e pollo con cappesante, ravanelli e zenzero (un vero e proprio viaggio in oriente), i raviolini di Parmigiano 60 mesi con asparagi e burro d’Isigny, il pastrami di lingua, giardiniera, salsa al ciauscolo e gelato alla senape e le spuntature di maiale glassate al chinotto, bok-choi, lenticchie e carote sottaceto.

    In chiusura il torchon di caprino con fragole e rosmarino e il polvoron, cioccolato bianco, rapa rossa e lime.

    Servizio professionale e cortese e una carta dei vini sempre più affascinante, con sezioni dedicate alle passioni di Fabio – per ora pinot nero e riesling, ma non si escludono altre “pagine dedicate” a vitigni e denominazioni – e in continuo ampliamento.

    • Valutazione: quattro_picche

  • Recensione di Erica Battellani del 03/07/2011:

    Per quanto possa sembrare paradossale, raccontare un ristorante che si ama molto senza cadere nella banalità e nella retorica è davvero molto difficile. Questa è la ragione per cui tanto ho aspettato a pubblicare le mie impressioni su Glass Hostaria, indiscutibilmente uno dei miei locali preferiti a Roma.

    Questa non è tanto la recensione di una cena, quanto piuttosto il collage di tante esperienze fatte alla “corte” di Cristina Bowerman e Fabio Spada in questi ultimi cinque anni.

    Nel panorama della ristorazione romana di qualche anno fa, la scoperta di Glass fu quanto di più sorprendente si potesse incontrare. A Trastevere (incredibile!) bando a cacio&pepe e carbonara, ma anche alla classica cucina gourmet. Largo invece agli abbinamenti innovativi, all’utilizzo di prodotti poco conosciuti in Italia e a un menu in continua trasformazione.

    Da allora la cucina di Cristina si è evoluta, perfezionata, ma non ha perso la sua caratteristica principale: quella di divertire e soddisfare, creando uno stile diverso da tutti e molto riconoscibile, che potremmo tranquillamente definire fusion (una fusione, appunto, delle origini pugliesi di Cristina, della sua lunga esperienza negli USA e delle tradizioni romane).

    Di recente ci siamo molto divertiti da Glass Hostaria… Ecco alcuni dei migliori assaggi: per cominciare, due “viaggi in Oriente”, il calamaro grigliato, bok-choi carote e alga kombu e pancia di maiale e la tartare di filetto di manzo con arancia, capperi, tobiko e salsa al wasabi con micro verdure; quindi il risotto con canocchie mela e dragoncello (al dente e mantecato alla perfezione), e un fantastico piatto “vintage”, le tagliatelle quasi panna prosciutto e piselli (in versione XXI secolo); per secondo  le golose moeche impanate, cuore di palma fresco, chorizo Joselito, mela verde, mousse di broccolo romanesco e il petto d’anatra speziato, scorzonera e pannocchiette.

    La cena si chiude con dessert sempre ottimi, da sostituire, eventualmente, con i deliziosi sorbetti.

    Ci tengo poi a sottolineare che nella piacevolezza complessiva di questo locale grande merito è di Fabio Spada e dello staff di sala che accolgono e curano ogni ospite con estrema cortesia e professionalità. Nota di merito infine per una carta dei vini sempre in crescita, con tante belle proposte a prezzi corretti.

    Che dire, quindi, se questa recensione vi ha incuriositi, andate subito a provare Glass Hostaria e se invece già lo conoscete tornateci presto, sicuri di godervi una piacevole serata. In ogni caso, ricordatevi di prenotare!

    • Valutazione: quattro_picche

 

Glass Hostaria è uno dei ristoranti segnalati sulla nostra guida turistica Roma, Arte e Cibo.

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Commenti

  1. mdp dice

    Al Glass Hostaria mi ci ha portato lo chef Matteo Fronduti del Manna di Milano. Quando uno chef gourmet ti porta in un ristorante di un altro chef, vuol dire che le premesse sono davvero buone…
    Senza tirarla troppo per le lunghe… alla fine volevo piangere per la commozione, da Cristina Bowerman non si mangia, ma si fa un viaggio, è una vera e propria esperienza di sapori

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