
Slow Wine 2014, la nuova edizione della guida vini di Slow Food Editore, è stata presentata a Venezia, nel primo giorno di Gusto.
Slow Food è presente a Gusto fino al 29 ottobre, animando un padiglione dedicato con un’Enoteca in cui degustare i migliori vini italiani, e interessanti Laboratori del Gusto dedicati all’enologia.
Ecco la lista delle 177 chiocciole della guida Slow Wine 2014. La Chiocciola è il simbolo assegnato a una cantina per il modo in cui interpreta valori (organolettici, territoriali e ambientali) in sintonia con Slow Food. I vini della Chiocciola rispondono anche al criterio del buon rapporto qualità/prezzo, tenuto conto di quando e dove sono stati prodotti.
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In alto i calici con Slow Wine 2014

Tutto pronto a Venezia per la prima edizione di Gusto, biennale dei sapori e dei territori organizzata dall’Associazione Venezia Cultura Natura al Venezia Terminal Passeggeri, dal 26 al 29 ottobre prossimi.
Si comincia alla grande sabato con la presentazione di Slow Wine 2014, la guida di Slow Food che racconta il mondo del vino. Sabato alle ore 10.30 i curatori della guida discuteranno di enologia e paesaggio, nella città simbolo della bellezza. Nel pomeriggio spazio alla grande degustazione di 700 etichette presenti in Slow Wine 2014.
La giornata si concluderà con l’Appuntamento a Tavola Metti una sera a cena sul Canal Grande, organizzato nel bellissimo Gritti Palace orchestrato dallo chef Daniele Turco, che preparerà alcuni piatti della tradizione veneziana interpretati utilizzando i Presìdi Slow Food.
Domenica 27 due Laboratori del Gusto accompagneranno i partecipanti tra vigne ritrovate e vini naturali, alla scoperta di vini di laguna e altri segreti. Alle ore 11 spazio alla tradizione vitivinicola veneziana con Vini di laguna e vigne ritrovate, mentre alle ore 16,30 Angiolino Maule racconterà i “suoi” produttori naturali in Maule: all’origine della natura.
Si continua lunedì 28 con grandi vini come il conosciutissimo Amarone, sotto i riflettori del Laboratorio del Gusto Grandi annate, Amarone della Valpolicella 1997, in programma alle ore 11: una delle annate migliori degli ultimi anni, il 1997, un millesimo che consentirà di valutare l’evoluzione di questo splendido vino a 16 anni dalla vendemmia. Nel pomeriggio, alle ore 16,30, nel Laboratorio 50 sfumature di garganega largo al vitigno protagonista delle principali denominazioni di vini bianchi del Veneto: Soave e Gambellara, seguiti da Custoza e Colli Berici. Vini che trasmettono anche il sapiente lavoro di vignaioli che hanno saputo trarre il meglio da quest’uva dorata e generosa.
Si conclude martedì 29 con Grande tra i grandi: 1999 Barolo d’annata, il Laboratorio in programma alle ore 11 che celebra il re dei rossi. Un’occasione unica per confrontarsi con un monumento dell’enologia mondiale, che a distanza di 14 anni dalla sua vendemmia è prontissimo per essere apprezzato in tutta la sua grandezza. E last but not least, alle ore 16,30 appuntamento con Mauro Lorenzon, l’oste del vin bon: un grande esperto di vino che da oltre trent’anni educa gli avventori dei suoi locali a bere bene e, soprattutto, a bere vini non banali. E in questa degustazione Mauro farà assaggiare i suoi vini del cuore.
Per tutta la durata della manifestazione, presso il Padiglione Slow Food ci sarà la possibilità di degustare i vini selezionati dalla Banca del Vino accompagnati da cicheti e spuncioti della tradizione veneziana e veneta.
Domaine Taupenot-Merme
Il patrimonio viticolo del Domaine Taupenot-Merme disegna una classica azienda borgognona di alto livello: 13 ettari per 19 denominazioni con un’importante serie di Grand Cru (Charmes-Chambertin, Mazoyeres-Chambertin, Corton e una piccolissima parcella di Clos de Lambrays di 0,04 ettari da cui ottiene circa 200 bottiglie l’anno – cosa che impedisce al Domaine de Lambrays di avere il monopole – e che, comprensibilmente, non assaggeremo) e una produzione che (di solito) va dalle 70.000 alle 80.000 bottiglie annue. Il Domaine esiste da 7 generazioni e ci lavora tutta la famiglia. Il lato Taupenot (il padre) ha portato in dote vigneti in Côte de Beaune (Saint-Romain, Auxey-Duresses e un mezzo ettaro di Corton in lieu-dit Rognet), mentre il lato Merme ha ereditato i vigneti di un grande Domaine in Côte de Nuits (che è stato diviso con Perrot-Minot).
Ci accoglie Virginie Taupenot-Daniel, dicendoci subito che non hanno più 2010. “Lavoriamo in coltura biologica non certificata, con vendemmia manuale. Dopo la tavola di cernita diraspiamo al 100%, poi realizziamo una prefermantazione a freddo a 10° dai 4 ai 6 giorni, a seconda delle annate, quindi la fermentazione con solo lieviti naturali da due a tre settimane. I Village e i Premier Cru hanno circa il 30% di legno nuovo, i Grand Cru il 40%. Nel 2012 abbiamo avuto i problemi che hanno avuto tutti, ma in certe zone è stato davvero incredibile: a Saint-Romain abbiamo avuto in sequenza peronospera, oidio, grandine, in luglio colpi di calore e poi i cinghiali hanno mangiato molti dei chicchi che erano restati (insomma, gli sono mancate solo le cavallette…). In conclusione, 80% in meno”.
Gli ultimi tre millesimi praticamente per tutti in Borgogna, soprattutto in Côte de Beaune, sono stati particolarmente avari in quantità. Virginie ci descrive così le caratteristiche di questi tre millesimi: “2012 alla fine sarà straordinario perché avevamo dei grappoli e dei chicchi particolarmente piccoli e ricchi, il 2011 è molto elegante, stile 2007 ma con più di materia, e il 2010 è anche lui molto bello, anche se l’11 si berrà più facilmente”. Una visita breve e riuscita a metà: piacevole per la simpatia di Virginie, ma nella quale abbiamo assaggiato pochi vini, senza riuscire ad appassionarci più di tanto per lo stile della maison, trovando una certa ruvidezza nei Village e una profondità e pienezza non all’altezza della reputazione di certi Cru.
Tutti i 2011 sono presi da vasca.
Chambolle-Musigny ’11
Dai vigneti Les Bussières e La Taupe, presenta profumi di buon frutto, in particolare a bacca rossa, ma un po’ semplice. Il palato è coerente, abbastanza piacevole ma un po’ rustico.
- Valutazione:

Gevrey-Chambertin ’11
Naso di buona espressività e pienezza, è un vino di buona materia e lunghezza ma sempre con toni rustici. Il finale evidenzia piacevoli note di piccoli frutti rossi.
- Valutazione:

Chambolle-Musigny 1er cru La Combe d’Orveau ’11
I profumi sono allo stesso tempo più ricchi e sottili dei precedenti, con note di frutto e spezie. Il palato, di buona lunghezza e tenuta, è meno ricco di quanto immaginato ma di bella pulizia e grinta, con un finale fresco e fruttato.
- Valutazione:

Gevrey-Chambertin 1er cru Bel-Air ’11
Tabacco ma con poca precisione, tendente al fumo di sigaretta, al naso, mentre il palato è più preciso ma resta nettamente meno brillante e interessante del Combe d’Orveau, con tannini più ruvidi e un finale scorrevole ma sempre con poca nitidezza.
- Valutazione:

Mazoyères-Chambertin ’11
Di buona intensità di frutto, con note di pepe, noce moscata e talco al naso, ha un palato chiaramente più ricco e concentrato dei precedenti, molto indietro e nonostante una certa rusticità lascia prevedere un futuro lungo e interessante.
- Valutazione:

Charmes-Chambertin ’11
Frutti rossi di bosco, terra e spezie preparano a un palato più charmeur, ampio, piuttosto fine, lungo, di bella nitidezza e precisione. Di gran lunga il migliore della degustazione.
- Valutazione:

Gevrey-Chambertin ’09
Frutti rossi maturi con un po’ di pepe, si dimostra subito di annata più calda, è rotondo, facile da bere, con il frutto in evidenza, in conclusione molto piacevole.
- Valutazione:

Mazoyères-Chambertin ’09
Naso ampio e complesso con una bella maturità di frutto, ha un palato di buona materia, pieno e lungo, spesso, da 2009, piuttosto lungo e di discreta tenuta, ma manca dello slancio e della profondità che ci si aspetta da un Grand Cru.
- Valutazione:

Tutte le novità del XXII Merano WineFestival

Dall’8 all’11 novembre 2013 torna il Merano WineFestival, un’edizione ricca di novità e di opportunità per operatori e appassionati.
MERANO B2B CHINA
Entra il BtoB anche a Merano con la presenza di una delegazione di importatori/distributori cinesi invitati da Helmuth Köcher a conoscere il meglio della produzione italiana. Il Workshop, organizzato nella giornata di venerdì 8 Novembre, è riservato a 28 produttori interessati a entrare nel mercato del Sol Levante.
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I Vini d’Italia 2014 de L’Espresso

Sono 272 i vini premiati con le “5 bottiglie” sulla guida “I Vini d’Italia 2014” de L’Espresso, curata da Ernesto Gentili e Fabio Rizzari. I “Vini dell’Eccellenza” sono quelli che hanno ottenuto un punteggio di almeno 18/20. Conferma la leadership il Piemonte, seguito da Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli.
In totale sulla nuova edizione della guida sono state selezionate 2100 aziende e 2000 vini per il rapporto qualità/prezzo.
Si sono aggiudicati il punteggio massimo di 20/20 il Barolo Vigna Rionda 2007 di Massolino, il Barbaresco Crichët Pajé 2004 di Roagna e il Moscato di Pantelleria 2009 di Ferrandes. 19.5/20 punti per due eccellenti Barolo come il Monfortino 2006 di Giacomo Conterno e il Monprivato 2008 di Giuseppe Mascarello & Figlio, accompagnati dal Vin Santo di Montepulciano Occhio di Pernice 1999 di Avignonesi dal Valtellina Riserva Le Barbarine 2007 della Fondazione Fojanini. Si piazzano sempre ai vertici, ma con un punteggio di 19/20, circa 20 vini, come il Feldmarschall 2011 di Tiefenbrunner e il Riserva Lunelli 2006 della cantina Ferrari.
Per ulteriori informazioni e per scoprire tutti i premiati regione per regione consultate il sito ufficiale de L’Espresso e il blog di Ernesto Gentili e Fabio Rizzari.
Degustazione: Fabbrica della Birra Perugia
Appuntamento a Imola dedicato agli amanti della birra. Al Caffè Bologna (via Emilia, 206, 40026 Imola), giovedì 24 ottobre si svolgerà una cena-degustazione che vedrà protagonista la Fabbrica della Birra Perugia.
Un’azienda fondata nel 1875 e rilanciata con grande successo da alcuni giovani dopo quasi 90 anni. La Golden Ale, birra chiara dai profumi agrumati, ha vinto la medaglia d’oro all’European Beer Star Award, uno dei più importanti concorsi a livello mondiale che mette a confronto più di 1.500 birre provenienti da 40 paesi.
Per questa serata il Caffè Bologna, come di consueto, proporrà un menu ad hoc per l’abbinamento con le birre in degustazione: la Golden Ale, la American Red Ale e la nuovissima Chocolate Porter.
Presenterà la cena-degustazione Antonio Boco, socio del birrificio e giornalista enogastronomico. Vi ricordiamo che, visto il numero limitato di posti a disposizione, è richiesta la prenotazione. Per info e prenotazioni telefonate al Caffè Bologna allo 0542 22517.
Golosaria: rassegna di cultura e gusto a Milano

GOLOSARIA Milano sceglie il quartiere del design e della moda come location per l’edizione 2013. Dal 16 al 18 novembre sarà il SUPERSTUDIO PIU’ di via Tortona 27 a ospitare la grande kermesse del gusto italiano e dell’artigianato enogastronomico ideata da Paolo Massobrio e concepita da Club di Papillon, in collaborazione con Comunica Events e AmmiroY2K. 8mila mq di grandi loft bianchi, pieni di luce, modulati secondo criteri espositivi dinamici e in comunicazione con le aree esterne saranno la scenografia del food&wine di qualità.
Quartier generale di Golosaria le due aree principali: quella FOOD dedicata a 120 artigiani del gusto provenienti da tutta Italia e selezionati dal Golosario 2014, in uscita negli stessi giorni; il salone Top WINE ospiterà invece i 100 migliori produttori premiati da Paolo Massobrio e Marco Gatti in questi ultimi undici anni.
Articolato e denso il programma di incontri, talk e spettacoli nell’AGORA’. Tornano anche quest’anno le premiazioni dedicate ai migliori locali d’Italia del Golosario 2014, il best seller di 1000 pagine dedicato alle cose buone d’Italia, i premi ai vini Top Hundred, la presentazione dei libri firmati da Papillon tra cui Adesso e la 22° edizione della GuidaCriticaGolosa ai ristoranti di Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Piacentino Liguria e Costa Azzurra. Fitto il calendario degli SHOW COOKING (20 a ingresso libero), in partnership con De’ Longhi, Kenwood, Braun e pentole Berndes per affrontare svariati temi legati all’attualità alimentare.
E ancora, TEMPORARY STORE dei marchi del made in Italy e la LOUNGE Lombardia ospitata nel Dada Cafè in cui gustare i piatti della tradizione rivisitati in chiave contemporanea. Non mancheranno, fra le curiosità, i seminari sul the curati dalla Teiera Eclettica e i racconti “meditati” a cura del Club Amici del Toscano. Vivace anche Golosaria open air con il GARDEN del Superstudio Più dedicato alla griglia e animato da esperti fuochisti di Weber e BBQ4ALL. La Salute nel Piatto è il tema di questa edizione di Golosaria unito ai nuovi focus della cucina italiana: creatività, identità, gusto, salute, sicurezza, community.
Tra i temi su cui si punterà l’attenzione, la gastronomia multitasking con tutte le diverse proposte “smart” e il territorio come espressione di eccellenze gastronomiche ed enoiche. “Il bello di Golosaria, soprattutto quest’anno – dichiara Paolo Massobrio – è il debutto di tante novità alimentari, dalla birra agricola, ai magnifici dolci italiani ai prodotti salutistici. Golosaria, che ha il patrocinio di Expo 2015, si colloca come un evento di avvicinamento al grande appuntamento, mostrando una incredibile dinamicità del settore alimentare italiano, che sceglie questo appuntamento per testare le novità. Qui davvero si può vedere l’Italia che fa l’Italia”.
Un’edizione che dunque continua a guardare a due diversi pubblici, consumatori evoluti, appassionati, food lovers e operatori del gusto, chef, ristoratori, operatori del trade e sommelier. Entrambi coinvolti su temi che vanno dal come differenziare l’offerta per battere la crisi al km ravvicinato e la conoscenza della filiera, con l’agricoltura lombarda in primis che “ci mette la faccia” (secondo uno slogan caro all’Assessorato Regionale all’Agricoltura); dal prevenire e curare attraverso il cibo e l’acqua, che a Golosaria porta il nome di Lauretana, al mito dell’aperitivo italiano, fino alla pizza contemporanea, portata a Golosaria dal Molino Quaglia di Vighizzolo d’Este.
Ma Golosaria farà vivere Milano anche attraverso l’iniziativa “Un piatto per Expo”, che coinvolgerà i ristoratori di Milano nell’individuare una ricetta che pur partendo dalla tradizione possa parlare al mondo e alle varie culture.
SEDE Superstudio Più Milano, via Tortona, 27
ORARI sabato ore 14 – 23.00 | domenica ore 10.00 – 20.30 | lunedì ore 10 – 17
INFO http://www.golosaria.it/
Domaine Arlaud
Il Domaine Arlaud, nato nel 1942, oggi è guidato dalla terza generazione della famiglia, i fratelli Joseph e Cyprien e la sorella Bertille. L’azienda non usa prodotti chimici in vigna fin dal 1998, cioè dall’arrivo alla sua guida di Joseph, diventa biologica nel 2004, con l’entrata di Cyprien, e dal 2009 comincia a realizzare e utilizzare le prime preparazioni biodinamiche. Cyprien si occupa più della cantina, Joseph più della vigna mentre la sorella Bertille si occupa di cavalli e li abitua al lavoro in vigna, visto che alcune vigne sono lavorate con il cavallo, e poi c’è ancora il padre che, come ci ha detto Cyprien, “gli lascia fare le loro scelte e i loro errori”. Dieci anni fa hanno costruito la nuova cantina. Raffigurata sull’etichetta c’è la vecchia cantina di Nuits (che risale al XV secolo) ma per lavorare al meglio si sono spostati a Morey.
Come accaduto con Paul Pillot, anche con Cyprien la chiaccherata è stata particolarmente interessante, quindi… ecco le sue parole.
“Voglio dei vini che siano potenti non per il tannino o per la fittezza del colore ma che lo siano nella lunghezza, la persistenza. Io sono entrato in azienda nel 2004 e in dieci anni sono cambiate tante cose: siamo passati da una coltura tradizionale a una biologica certificata e dal 2013 biodinamica certificata, e questo ha portato a una notevole diversità nell’equilibrio dei vini, nella maturità dell’uva, nel lavoro in cantina. Grazie a questa nuova struttura abbiamo realizzato tavole di cernita successive per tenere solo le uve migliori, abbiamo eliminato le pompe per lavorare solo con la gravità, abbiamo raddoppiato il tempo di fermentazione, ora siamo a 25 giorni, con soltanto tre follature (mentre dieci anni fa il tempo era di 12-13 giorni e ne eseguivamo una al giorno) e senza alcuna filtrazione. Quindi sono cambiate molte cose, spero in positivo, per un risultato che alla fine è diverso ma non è così distante nello stile, o almeno spero che sia così.
Alla fine degli anni ’90 qui in Borgogna molti Domaine hanno cominciato a diradare, e io e mio nonno discutevamo perché per lui buttare a terra l’uva era un sacrilegio, mentre io non capivo come fosse possibile fare un buon vino senza vendemmia verde, perché per me era evidente che c’era troppa uva sulla pianta. Oggi, 15 anni dopo, capisco che avevamo tutt’e due ragione. Nei vent’anni precedenti la viticoltura moderna (condizionata dalla chimica, dal clima, dalle selezioni clonali) aveva aumentato le rese, quindi era necessario togliere grappoli per ritrovare un giusto equilibrio, ma lui non aveva visto questo cambiamento, quindi per lui ogni grappolo era importante. Oggi, grazie al biologico prima e alla biodinamica poi, abbiamo trovato il giusto equilibrio e non facciamo più vendemmia verde, se non su qualche vigna giovane e in alcuni casi particolari. Ma la viticoltura è proprio così, in perpetuo cambiamento. D’altra parte il vino lo si fa in un certo anno, con un certo clima, in una certa epoca, con un certo gusto e un certo tipo di consumo, quindi ogni volta cambiano tanti parametri.
Come per quanto riguarda la vendemmia intera: la maggior parte delle volte lavoriamo uve diraspate, ma ogni tanto vi sono anche parziali vendemmie intere. Tutti i grand cru ormai hanno un 30% di vendemmia intera, realizzata sulle vigne più vecchie, per renderli più complessi. A volte ho visto che quando un grappolo è perfetto tutto è buono. La questione non è solo di tenere il graspo, è che il “frutto” tutto intero è buono. Per esempio se si mastica il graspo si sentono note di liquirizia. Abbiamo cominciato nel 2008 con tre vini, ora sono sei”.
In Borgogna si è sempre pensato, e anche le parcelle sono state vendute in questo senso, che per fare una buona cuvée, per lavorare bene e per avere la giusta omogeneità, ci vogliono almeno tre pièce, che corrispondono a un po’ meno di un quarto di ettaro. Può capitare di averne meno, ma in scala borgognona avere tre pièce di vino è molto comune. D’altronde il gioco in Borgogna è particolarmente difficile, perché non c’è la possibilità di mescolare uve o vigne diverse in un blend. Il mestiere di vigneron quindi è di riuscire a proporre ogni anno qualcosa di buono, perché non si può dire al cliente “quest’anno è stata una brutta annata quindi è cattivo”. Certo, se comunque non lo riteniamo all’altezza c’è sempre l’ultima risorsa: declassarlo e metterlo in un Village o nel Bourgogne Rouge”.
L’azienda realizza circa 60.000 bottiglie all’anno per 19 etichette. Il 95% sono vini rossi (tenendo conto che un terzo della produzione è di semplice Bourgogne Rouge), mentre per quanto riguarda i bianchi (che non abbiamo assaggiato) vengono prodotti solo un Aligoté e un Hautes-Côtes. come accaduto spesso in questo nostro viaggio, le gerarchie sono pienamente rispettate e le differenze tra Village e Premier da un lato e Grand Cru dall’altro sono evidenti, se si eccettua lo splendido Aux Combottes e Les Blanchards ’10, quest’ultimo però evidentemente favorito dall’annata.
Al momento dell’assaggio i 2011 non erano imbottigliati, sono stati tutti presi da pièce.
Bourgogne Rouge Roncevie ’11
Da 5 ettari a Gevrey-Chambertin con vigne che vanno dai 30 ai 50 anni. Un base molto classico, tutto sul frutto, semplice, pulito e piacevole.
- Valutazione:

Chambolle-Musigny ’11
Quasi un ettaro di vigne dai 35 ai 60 anni. Naso terroso, con note di frutti neri e un po’ di spezie, mentre il palato è di buona materia, con tannini dolci e piuttosto lungo.
- Valutazione:

Morey-Saint-Denis ’11
Stessa grandezza e stessa di vigna del precedente. Piuttosto elegante al naso, il palato è invece un po’ rustico e meno piacevole dello Chambolle Village, anche se aromaticamente coerente e di buona lunghezza.
- Valutazione:

Gevrey-Chambertin ’11
In questo caso invece si supera appena l’ettaro, con piante dai 40 ai 50 anni. Al naso si presenta nitido e floreale, mentre il palato ha materia e grinta, con note di frutto nero dolce, non lunghissimo ma molto piacevole
- Valutazione:

Morey-Saint-Denis 1er cru Les Millandes ’11
Da poco meno di mezzo ettaro con vigne relativamente giovani che vanno dai 15 ai 35 anni. Naso sottile e intrigante, con note di spezie e piccoli frutti, palato elegante, in cui tornano i frutti di bosco in modo più sfumato e contenuto. Non esplosivo, ma affascinante.
- Valutazione:

Morey-Saint-Denis 1er cru Aux Cheseaux ’11
Vigna ai limiti di Morey, vicina a Chambolle, 0,71 ettari con vigne di 35 anni. Profumi sempre eleganti, in questo caso più sul frutto, con accanto tante spezie. Il palato è fresco, nitido, succoso, davvero ben realizzato ma meno sensuale del precedente.
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Morey-Saint-Denis 1er cru Les Ruchots ’11
Anche questa vigna è situata accanto a Chambolle, della stessa grandezza di Aux Cheseaux ma con vigne di 60 anni. Al naso emergono note di fragoline di bosco, spezie e frutti neri, è abbastanza morbido, con toni di frutto dolce ma anche sensazioni verdi, piacevole ma meno brillante di quanto mi aspettassi.
- Valutazione:

Chambolle-Musigny 1er cru Les Châtelots ’11
Quasi aneddotico: 0,07 ettari piantati nel 1978. La difficoltà di vinificare una quantità così piccola forse si fa sentire almeno in parte. Poco espressivo al naso, con note di frutti rossi, tabacco e un po’ di spezie. Il palato è più ricco e di buona materia, abbastanza lungo; sicuramente ben fatto, ma non mi lascia impressioni particolari.
- Valutazione:

Gevrey-Chambertin 1er cru Aux Combottes ’11
Quasi mezzo ettaro. Metà della vigna ha 85 anni, l’altra metà ne ha 50. Nitido nei suoi profumi floreali leggermente speziati e con note di piccoli frutti. Il palato è elegante, ma anche denso e intenso aromaticamente, lungo e coerente con un finale floreale. Un insieme di potenza e finezza. Un grande premier Cru.
- Valutazione:

Clos de la Roche ’11
Poco meno di mezzo ettaro di vigna relativamente giovane (da 23 a 32 anni), sui terreni meno duri della denominazione (questo Grand Cru è piuttosto grande, quasi 17 ettari, quindi ci sono terreni diversi). La parte alta dà dei vini di grande spessore e potenza, mentre il loro vigneto è lungo la route des grands crus e dà un vino più aperto. E in effetti è elegante e profondo, al naso emergono ricche note floreali con sfumature minerali, mentre il palato è fresco, elegante, teso, con una grande purezza di toni, non potentissimo ma lungo e con tannini davvero setosi.
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Charmes-Chambertin ’11
Il Domaine può contare su più di un ettaro di Charmes, con vigne che vanno dai 25 ai 55 anni ma con una media di 50 anni. all’inizio risente di un po’ di riduzione, poi emergono sentori floreali e di frutti neri. Il palato è profondo, elegante e senza alcuna durezza, setoso, lungo e sempre di grande piacevolezza.
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Clos Saint-Denis ’11
0,18 ettari per circa tre barrique o poco meno di vino. Al naso è intenso, complesso, con note di pepe e frutti neri. Palato di maggior spessore rispetto ai precedenti, molto tipico, forse un filo meno elegante ma lungo, con un finale in cui spiccano note minerali e di spezie.
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Bonnes-Mares ’11
La vigna (0,21 ettari piantati nel 1979) è sul comune di Chambolle. Naso più elegante, minerale, quasi gessoso, con note speziate e floreali, rispetto al palato, più chiuso e contratto ma sullo stesso tono, ben eseguito, con un lungo finale in cui esce il frutto. Come il precedente, adesso forse non brillantissimo, ma da attendere con fiducia.
- Valutazione:

Morey-Saint-Denis 1er cru Les Blanchards ’10
Poco più di un quarto di ettaro di vigne di 55 anni acquistato dagli Arlaud nel 2005. Floreale, con sentori di frutti neri e leggermente terroso, con note di frutto dolce e succoso, piacevole e nitido, di buona lunghezza.
- Valutazione:

Charmes Chambertin ’10
Naso più chiuso e minerale, gessoso, ma anche più profondo e complesso rispetto al ’11, poi emerge il pepe nero. Palato denso e setoso insieme, lungo e ancora un po’ ritroso. Bella interpretazione di una grande annata.
- Valutazione:

Il Postrivoro, con David Jesus e Alberto Farinasso
Nuovo evento del Postrivo a Faenza. Il 2 e 3 novembre Postrivoro ospiterà, nella sala degli Angeli del Rione Bianco di Faenza, la cucina di David Jesus, sous chef del ristorante Belcanto di Lisbona (1 stella Michelin), e gli abbinamenti alcolici di Alberto Farinasso, responsabile eventi di Slow Food.
La quota di partecipazione per il singolo evento è di 85€ con prenotazione online. Il Postrivoro conta solo 20 sedute, è quindi obbligatoria la prenotazione. Tutti i partecipanti saranno contattati nei giorni prima dell’evento per conferma della prenotazione ed eventuale liberazione dei posti per la lista d’attesa.
Per ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione all’evento consultate il sito ufficiale: www.postrivoro.it
Milano Golosa e Movimento Turismo Vino
Milano, 10 ottobre 2013. Tutto pronto per l’HappyMovinDinner, il “Fuori Milano Golosa” del Movimento Turismo del Vino che domani, 11 ottobre, propone un gemellaggio tra Nord e Sud Italia con abbinamenti vini del Nord-piatti del Sud e vini del Sud-piatti del Nord in 10 ristoranti U.I.R. (Unione Italiana Ristoratori) di Milano. Tra gli accostamenti, il Risotto al tartufo nero di Norcia con Barbera del Monferrato (Umbria-Piemonte), quello alla Monzese con il Nero di Troia (Veneto-Puglia), il Plin di verdure e brasato con Montepulciano d’Abruzzo (Emilia Romagna-Abruzzo) o ancora il Carré d’agnello scalzato in crosta d’erbe, senape, miele con il Rosso Conero (Sardegna-Marche).
Il taglio del nastro è alle 19.00 allo Château Monfort, con il brindisi di apertura alla presenza della presidente del Movimento Turismo del Vino nazionale, Daniela Mastroberardino, dei presidenti regionali e delle aziende MTV. All’evento saranno presenti anche il presidente UIR, Savino Vurchio e il presidente Vinarius, Andrea Terraneo. Si prosegue poi in 10 ristoranti U.I.R. di Milano, allo Chateau Monfort, ‘casa degli HappyMovinHour’, che partecipa all’evento. Ogni degustazione è comprensiva di due piatti e di due calici di vino, al costo di euro 20,00.
L’evento HappyMovinDinner in occasione di Milano Golosa prende eccezionalmente il posto dell’appuntamento di ottobre di HappyMovinHour, il ‘giro d’Italia in sorsi’ organizzato dal Movimento Turismo Vino Lombardia che ogni mese, in vista dell’Expo 2015, affianca degustazioni guidate e banchi d’assaggio dei vini lombardi alle eccellenze di una delle regioni del Movimento Turismo Vino. Per info: www.movimentoturismovino.it; www.ristorantiuir.it
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