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	<title>Via dei Gourmet</title>
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	<description>La tua guida enogastronomica online</description>
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		<title>Mamoiada e il cannonau (e non solo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2020 20:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/i-migliori-vini-di-mamoiada-cannonau-e-non-solo.html" target="_blank"></a></div>
<p>Che Mamoiada sia diventata in meno di dieci anni una delle zone più “hot” del vino d’Italia è ormai un segreto di Pulcinella, ma che ci fossero 15 cantine pronte a presentare in anteprima il loro vino, per di più in assenza di aziende già note, è stata davvero una sorpresa. È con molta curiosità quindi che mi sono lanciato in questa degustazione clandestina, quasi illegale (si, clandestina e quasi illegale, essendo avvenuta in pieno lockdown a casa di Dario Cappelloni, che posso definire “amico fraterno”, ma proprio “congiunto”, beh, no. C’era giusto la scusa dello “spostamento per lavoro”, come [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/i-migliori-vini-di-mamoiada-cannonau-e-non-solo.html">Mamoiada e il cannonau (e non solo)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/i-migliori-vini-di-mamoiada-cannonau-e-non-solo.html" target="_blank"></a></div><p>Che <strong>Mamoiada</strong> sia diventata in meno di dieci anni una delle zone più “hot” del vino d’Italia è ormai un segreto di Pulcinella, ma che ci fossero 15 cantine pronte a presentare in anteprima il loro vino, per di più in assenza di aziende già note, è stata davvero una sorpresa.</p>
<p>È con molta curiosità quindi che mi sono lanciato in questa degustazione clandestina, quasi illegale (si, clandestina e quasi illegale, essendo avvenuta in pieno lockdown a casa di Dario Cappelloni, che posso definire “amico fraterno”, ma proprio “congiunto”, beh, no. C’era giusto la scusa dello “spostamento per lavoro”, come testimonia questo testo).</p>
<p>In questi anni la zona di Mamoiada è vissuta sui risultati e il prestigio di pochi nomi, in particolare quelli di <strong>Sedilesu</strong> e <strong>Giovanni Montisci</strong>, ma a forza di seminare sembra sia anche arrivato il primo momento di raccogliere: quest’anno dovrebbero essere ben <strong>29 le aziende che produrranno e imbottiglieranno vino a Mamoiada</strong>, una situazione francamente impensabile fino a pochissimo tempo fa. In tutti questi vini si ritrovano alcuni elementi – dalla pratica della <strong>fermentazione spontanea</strong> all’attenzione per le <strong>vigne vecchie</strong> e le rese per pianta molto basse, fino alla decisione di giocare a fondo la carta dell’altitudine – che danno vita a dei <strong>Cannonau</strong> particolari e dalle caratteristiche uniche, decisamente diverse da quelle che troviamo in genere nei Cannonau del resto della Sardegna e che meriterebbero senza dubbio una denominazione a sé stante.</p>
<p>Veniamo ai fatti. L&#8217;associazione <strong>MAMOJÀ</strong>, formata dalla grande maggioranza dei produttori mamoiadini, aveva deciso di presentare il territorio e le aziende associate con la manifestazione <strong>MAMOJÀDA VIVES 2020</strong>. Di fronte alla situazione creatasi con il covid19 ha reagito inviando i campioni ai vari critici per una degustazione da fare &#8220;ognuno in casa propria&#8221;:  21 vini, quasi esclusivamente da uve cannonau, un bianco, tre rosati e il resto rossi, molti da aziende che sono alla loro prima annata prodotta. Bene, uno solo, sia per evidenti problemi da “campione di botte” non proprio ben preparato, sia forse perché troppo presto per essere degustato, era ingiudicabile. Tutti gli altri si sono mostrati non solo senza alcun difetto, ma di notevole qualità e coerenza stilistica.</p>
<p>La tempistica della presentazione ha ostacolato la valutazione: presentare oggi dei vini che in certi casi andranno sul mercato dopo l’estate 2021 è davvero un po’ troppo presto, e poi solo 6 dei 21 vini assaggiati erano imbottigliati, gli altri erano tutti campioni di botte. Questo però non ha tolto piacere e interesse agli assaggi.</p>
<p>Nota bene: i 2019 non sono ancora ufficialmente dei Cannonau di Sardegna, ma solo dei vini “atti a divenire” Cannonau di Sardegna.</p>
<h2>Degustazione in anteprima dei cannonau di Mamoiada</h2>
<h3><strong>Maria Pettena Rosato &#8217;18 &#8211; </strong><strong>Cantina Sannas </strong></h3>
<p>Partiamo dal vino più particolare: un rosato imbottigliato da uve cannonau “ripassato” su vinacce di granatza… Un 2018 davvero riuscito, fine, e insieme di bella complessità e grinta, con un finale un po’ magro non particolarmente ricco di frutto, l’annata chiede il suo pegno, ma che principalmente grazie alla tensione acida e a un’intrigante vinosità affascina non poco. L’azienda è stata fondata da Piergraziano Sanna nel 2016 e la produzione si basa su di un ettaro di vigna e un po’ di acquisto di uve dalle vecchie vigne dei vicini.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <span class="itemExtraFieldsValue"><img decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-36154" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/05/vini-mamoiada.jpg" alt="vini mamoiada" width="600" height="800" /></p>
<h3><strong>Cannonau di Sardegna 2019 &#8211; Vike Vike</strong></h3>
<p>La cantina di Simone Sedilesu, figlio di Francesco, è una di quelle che nel giro di un paio d’anni ha saputo far parlare di sé. Il Cannonau proviene da una vigna a 730 metri di altitudine di una quindicina d’anni e vede solo acciaio per 18 mesi. Fresco al naso nelle sue note di piccoli frutti rossi, con un palato leggermente speziato, dai tannini fini e di buona materia, tutto sul frutto, ha un finale lungo e piacevole.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <span class="itemExtraFieldsValue"><img decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Cannonau di Sardegna Malarthana 2018 &#8211; Cantina Mulargiu</strong></h3>
<p>Primo vino in uscita (a fine anno) per la cantina di Francesco Mulargiu e sua moglie Marta, affiancati da Emanuele e Davide, fratelli di Francesco, che va detto non è stata fortunatissima per questo esordio. La 2018 è stata infatti un’annata davvero difficile, con una media di rese inferiori dell’85%, tanto che molti produttori non hanno neanche imbottigliato e di questo vino ne sono state prodotte solo 700 bottiglie. Il Malarthana nasce da una vigna ad alberello di 70 anni e al naso si rivela un po’ vegetale, ma meno semplice di quanto temessi, anche grazie proprio all’età della vigna. Inaspettato il cambio di passo al palato, di buona polpa e di grande espressività, con un finale sapido, in cui emergono note di frutti rossi e scorza d’arancia, per un vino complessivamente davvero piacevole. Difficile ottenere di meglio in un’annata come il 2018.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <span class="itemExtraFieldsValue"><img decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Mattìo 2019 &#8211; Francesco Cadinu</strong></h3>
<p>Ed ecco l’unico bianco in assaggio. La cantina di Francesco Cadinu è nata nel 2015 ed è senza dubbio una di quelle di cui più si è parlato in questi anni per la crescita e la capacità di dare voce alle caratteristiche del territorio mamoiadino. Il Mattìo ’19 è una Granatza in purezza che prende il nome dal figlio Matteo, da vigne che vanno dai 40 agli 80 anni situate tra i 650 e i 700 metri di altitudine. Il naso è buccioso, con intense note di macchia mediterranea, caratteristiche che emergono anche al palato, e questo pur se non fa macerazione sulle bucce, è proprio l’uva così. Anche questo è un vino da attendere, di materia e grinta, quasi tannico, bello.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Cannonau di Sardegna Perdas Longas 2019 &#8211; Francesco Cadinu</strong></h3>
<p>Da vigne ad alberello di età media di 70 anni, tra i 650 e i 700 metri di altitudine, con una resa intorno ai 35 quintali per ettaro. La maturazione avviene in botti grandi di castagno. Il naso è un po’ chiuso, con spiccate note floreali, ma il palato è di buona materia e con tannini davvero ben gestiti. Ancora un po’ troppo presto per giudicarlo, gli manca ancora lo sviluppo dato dalla bottiglia, ma si conferma un vino di alto livello, con delle belle prospettive di crescita nei prossimi mesi dopo l’imbottigliamento.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Cannonau di Sardegna OcruArana 2019 &#8211; Cantina Teularju</strong></h3>
<p>15 gradi e non sentirli. Al naso emergono note di cardamomo, chiodi di garofano e pepe nero. Il palato è indietro come dev’essere, austero, ma anche freschissimo, i tannini sono eleganti e nel finale, lungo e di bella sapidità, ritornano i toni speziati, in particolare pepe. Da 2 ettari di vigna giovane, soli tre anni e alla sua prima vendemmia, a 670 metri di altitudine, matura in botte grande. La Cantina Teularju è condotta da Francesco Sedilesu e Rosa Muggittu e conta su 8 ettari vitati in un corpo unico, piantato tutto a cannonau proveniente da una selezione massale fatta a Mamoiada</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Pramas 2019 &#8211; Mario Golosio</strong></h3>
<p>Un semplice vino rosso, ma anche questo da uve cannonau in purezza. Al naso è austero, con sentori di inchiostro e china. Al palato è denso e grintoso insieme, con leggere note di eucalipto e un finale sapido dai toni di frutti neri. maturazione in tonneau di 500 litri. L’azienda è nata due anni fa e conta su di un ettaro e mezzo di vigne che vanno dai 10 ai 50 anni, situate dai 680 ai 740 metri di altitudine. Un esordio splendido (questo vino è il primo imbottigliamento in assoluto di questa cantina).</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-36153 size-full" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/05/cannonau-mamoiada.jpg" alt="cannonau di Mamoiada" width="600" height="800" /></p>
<h3><strong>Cannonau di Sardegna Vinera Riserva 2019 &#8211; Antonio Mele</strong></h3>
<p>Esce a novembre 2021, e questo dice tutto. Il naso è ancora di là dall’esprimersi, ma il palato è davvero convincente: di grande complessità, ricco e denso, senza note sovramature, lungo, certo da attendere, ma con tannini molto belli, fini e fitti insieme. L’azienda dei fratelli Antonio e Salvatore Mele è nata nel 2017 e il Vinera Riserva viene da vigne di circa 80 anni situate a 650 metri di altitudine e con rese bassissime, di 20/30 quintali per ettaro. Il punteggio in questo caso è anche in prospettiva: quanto crescerà nei prossimi mesi? Io credo tanto, e quindi</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Cannonau di Sardegna Mamuthone 2017 &#8211; Cantina Giuseppe Sedilesu</strong></h3>
<p>Inutile o quasi parlare della Giuseppe Sedilesu, l’azienda che ha letteralmente creato questa “nouvelle vague” mamoiadina, grazie a una serie di vini di altissima qualità e grande costanza, e alla capacità di mettere in comune esperienze e strade da percorrere. La 2017 è stata un’annata siccitosa, tanto, non ha piovuto da marzo a novembre… Al naso sentori di scorza d’arancia e frutti rossi con note floreali, mentre il palato è sorprendentemente fresco e con tannini eleganti, mostrando una splendida gestione dell’annata, per un finale lungo e grintoso. Insomma, come al solito il Mamuthone è una certezza anche nelle annate più complicate.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Cannonau di Sardegna Ballu Tundu Riserva 2015 &#8211; Cantina Giuseppe Sedilesu</strong></h3>
<p>Abbiamo scritto che la maggior parte dei vini presentati sono ben lontani dall’essere pronti, e quasi tutti ancora non imbottigliati. Ecco invece un vino sicuramente pronto a uscire sul mercato. Il Ballu Tundu Riserva ’15 è affascinante nei suoi sentori di pepe nero e agrumi, con sfumature di liquirizia e di china. Il palato è elegante, di grande pienezza e allo stesso tempo con una trama cremosa e tannini fini, molto molto lungo. Davvero bello e convincente. Ça va sans dire, anche in questo caso siamo di fronte a vecchie vigne ad alberello, dai 60 ai 100 anni, con rese bassissime, circa 30 quintali per ettaro.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<hr />
<p><strong>LEGGI ANCHE: </strong></p>
<p><strong>GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori">PRODUTTORI</a></strong></p>
<p><strong>GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni">DEGUSTAZIONI</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/i-migliori-vini-di-mamoiada-cannonau-e-non-solo.html">Mamoiada e il cannonau (e non solo)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le nuove annate di Trebbiano Spoletino e Sagrantino di Filippo Antonelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2020 14:49:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/le-nuove-annate-di-trebbiano-spoletino-e-montefalco-sagrantino-di-filippo-antonelli.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/trebbiano-sagrantino-antonelli-san-marco-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="trebbiano sagrantino antonelli san marco" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/trebbiano-sagrantino-antonelli-san-marco-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/trebbiano-sagrantino-antonelli-san-marco-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/trebbiano-sagrantino-antonelli-san-marco.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>Antonelli San Marco: Montefalco Sagrantino e Trebbiano Spoletino crescono Filippo Antonelli è uno degli storici protagonisti della denominazione Montefalco. Pochi giorni fa, giocando d’anticipo sull’inizio delle anteprime, ha presentato la sua gamma di Trebbiano Spoletino 2018 e di Montefalco Sagrantino 2015, cogliendo l&#8217;occasione per presentare due nuove etichette. L’azienda Antonelli &#8211; San Marco lavora 50 ettari vitati, situati in una grande tenuta di 175 ettari nel cuore della denominazione Montefalco, che insistono su terreni argillosi e ricchi di calcare di diverse origini geologiche. Spoleto Trebbiano Spoletino Trebium 2018 Il suo storico Trebbiano Spoletino, prodotto fin dal 2007. Dopo aver criomacerato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/le-nuove-annate-di-trebbiano-spoletino-e-montefalco-sagrantino-di-filippo-antonelli.html">Le nuove annate di Trebbiano Spoletino e Sagrantino di Filippo Antonelli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/le-nuove-annate-di-trebbiano-spoletino-e-montefalco-sagrantino-di-filippo-antonelli.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/trebbiano-sagrantino-antonelli-san-marco-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="trebbiano sagrantino antonelli san marco" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/trebbiano-sagrantino-antonelli-san-marco-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/trebbiano-sagrantino-antonelli-san-marco-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/trebbiano-sagrantino-antonelli-san-marco.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div><h2><strong>Antonelli San Marco: Montefalco Sagrantino e Trebbiano Spoletino crescono</strong></h2>
<p><strong>Filippo Antonelli</strong> è uno degli storici protagonisti della denominazione <strong>Montefalco</strong>. Pochi giorni fa, giocando d’anticipo sull’inizio delle anteprime, ha presentato la sua gamma di Trebbiano Spoletino 2018 e di Montefalco Sagrantino 2015, cogliendo l&#8217;occasione per presentare due nuove etichette.</p>
<p>L’azienda Antonelli &#8211; San Marco lavora 50 ettari vitati, situati in una grande tenuta di 175 ettari nel cuore della denominazione Montefalco, che insistono su terreni argillosi e ricchi di calcare di diverse origini geologiche.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-35716" title="montefalco sagrantino trebbiano spoletino antonelli san marco" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/montefalco-sagrantino-trebbiano-spoletino.jpg" alt="montefalco sagrantino trebbiano spoletino antonelli san marco" width="694" height="463" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/montefalco-sagrantino-trebbiano-spoletino.jpg 750w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/montefalco-sagrantino-trebbiano-spoletino-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Spoleto Trebbiano Spoletino Trebium 2018</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Il suo storico Trebbiano Spoletino, prodotto fin dal 2007. Dopo aver criomacerato una parte dell’uva per tre giorni, la fermentazione avviene in botte e la maturazione in cemento vetrificato. Sorprende la grande ricchezza aromatica: tanti profumi, in particolare note vegetali e di albicocca e sfumature tioliche (che potrebbero evolvere nei prossimi anni verso sentori di idrocarburi). Il palato è più rotondo di quanto mi aspettassi, con un finale in cui emerge qualche sensazione dolce di troppo, ma che resta piacevole e di buona nitidezza, confermandosi di bella beva anche con il passare dei minuti nel bicchiere.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Spoleto Trebbiano Spoletino Anteprima Tonda 2018</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Il nome viene dalla forma rotonda della vigna recentemente reimpiantata e a conduzione biologica da cui provengono le uve, e nei prossimi anni dovrebbe diventare Vigna Tonda. L’impostazione enologica è molto diversa: fermentazione spontanea senza controllo della temperatura, macerazione per 6-8 mesi in anfore di terracotta e gres porcellanato, maturazione in legno piccolo di diversi passaggi. Di buon corpo e spessore, ai toni bucciosi fanno seguito sentori floreali e di pesca gialla, ma come spesso mi accade con i bianchi macerati lo trovo no molto elegante. La sensazione è che lo si debba attendere, e che tra uno o due anni dovrebbe rivelarsi più compiuto e centrato.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/due_quadri_m.png" alt="due_quadri_m" width="62" height="32" /></span></a></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Montefalco Sagrantino 2015</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Classico sia nella lavorazione che nei risultati, al naso evidenzia note di tabacco, china, ciliegia nera, cui fa seguito un palato ricco, di media lunghezza e fittezza. Ben realizzato nonostante la tipica ruvidezza tannica, manca solo di un po’ di dinamismo per convincere pienamente, ma resta un ottimo esempio delle caratteristiche del Sagrantino.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Montefalco Sagrantino Chiusa di Pannone 2015</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Fin dalla sua prima uscita con l’annata 2003 ho considerato il Chiusa del Pannone uno tra i migliori Sagrantino presenti sul mercato. Proveniente dalle uve di un solo vigneto a 400 metri di altitudine, a partire da questo millesimo la macerazione si è allungata fino a 48 giorni, mentre la maturazione avviene solo in botte grande (prima erano tonneau), come sempre per quattro anni. Al naso è di grande finezza, dai toni speziati e con note di frutti neri e sottobosco. Una finezza che si conferma al palato, lungo e dinamico, sapido e grintoso, con una trama tannica setosa. Elegante e affascinante, è la dimostrazione che il Sagrantino non è solo potenza e pienezza. Splendido.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Montefalco Sagrantino Molino dell’Attone 2015</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Prima uscita per questo nuovo cru proveniente da un vigneto situato nel comune di Gualdo Cattaneo. Maturato in tonneau di terzo passaggio, si propone particolarmente risolto al naso, ampio, elegante, floreale, con note di frutti rossi. Il palato al contrario torna a degli stilemi più classici: di bella tessitura, ha un tannino un po’ ruvido e risulta complessivamente piuttosto chiuso e poco leggibile. Sarà interessante assaggiarlo tra un paio d’anni, per capire in che direzione si evolverà, se verso la pienezza del naso o verso l’austerità del palato.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<p>La presentazione delle ultime annate è stata accompagnata anche da due vini con qualche anno in più, per un&#8217;interessante &#8220;messa in prospettiva&#8221; del percorso realizzato in questi anni, il <strong>Trebbiano Spoletino 2008</strong>, evoluto ma ancora sostenuto al palato da delle spiccate note sapide, e il <strong>Montefalco Sagrantino 1998</strong>, dai profumi terziari di fiori secchi e spezie al naso e dal palato “old style”, con un tannino in evidenza, austero e poco concessivo, ma grintoso e in spinta, nello stile che andava per la maggiore negli anni Novanta.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-35717" title="degustazione antonelli san marco" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/degustazione-antonelli-san-marco.jpg" alt="degustazione antonelli san marco" width="694" height="463" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/degustazione-antonelli-san-marco.jpg 750w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2020/02/degustazione-antonelli-san-marco-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<h4>ANTONELLI SAN MARCO</h4>
<p>Località San Marco, 60<br />
06036 MONTEFALCO (Perugia), Italia</p>
<p>Tel. +39.0742.37.91.58<br />
Fax +39.0742.37.10.63<br />
E-mail: info@antonellisanmarco.it<br />
Sito: <a href="https://www.antonellisanmarco.it/" target="_blank" rel="noopener">www.antonellisanmarco.it</a></p>
<h5>Orari della Cantina</h5>
<p>Dal Lunedì al Sabato<br />
9 – 12.00 / 14.30 – 18.00<br />
Domenica aperto<br />
10 – 13 / 15 – 18</p>
<hr />
<p><strong>LEGGI ANCHE: </strong></p>
<p><strong>GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori">PRODUTTORI</a></strong></p>
<p><strong>GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni">DEGUSTAZIONI</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/le-nuove-annate-di-trebbiano-spoletino-e-montefalco-sagrantino-di-filippo-antonelli.html">Le nuove annate di Trebbiano Spoletino e Sagrantino di Filippo Antonelli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu: la prima verticale</title>
		<link>http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/malvasia-di-bosa-alvarega-columbu-verticale.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 14:40:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/malvasia-di-bosa-alvarega-columbu-verticale.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-alvarega-columbu-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="malvasia-alvarega-columbu" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-alvarega-columbu-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-alvarega-columbu-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-alvarega-columbu.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>10 anni dell’Alvarèga, il brutto anatroccolo diventato cigno di casa Columbu La Columbu è ormai da mezzo secolo l’azienda di riferimento della denominazione Malvasia di Bosa, che Giovanni Battista Columbu ha contribuito a istituire nel 1972. Dal 2012 l’azienda è guidata dai figli Rafael e Gianmichele, quest’ultimo aiutato dalla moglie Vanna. Sono 3,5 gli ettari vitati di proprietà, mentre la denominazione conta 27 ettari (anche se in zona il vigneto arriva a circa 178 ettari). La Malvasia di Bosa tradizionalmente è un vino secco e da lungo invecchiamento, la versione dolce e da bere giovane è nata quando gli incentivi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/malvasia-di-bosa-alvarega-columbu-verticale.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-alvarega-columbu-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="malvasia-alvarega-columbu" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-alvarega-columbu-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-alvarega-columbu-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-alvarega-columbu.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div><h2>10 anni dell’Alvarèga, il brutto anatroccolo diventato cigno di casa Columbu</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-35535 size-full" title="Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-di-bosa-alvarega-columbu.jpg" alt="Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-di-bosa-alvarega-columbu.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-di-bosa-alvarega-columbu-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<p>La Columbu è ormai da mezzo secolo l’azienda di riferimento della denominazione <strong>Malvasia di Bosa</strong>, che <strong>Giovanni Battista Columbu</strong> ha contribuito a istituire nel 1972. Dal 2012 l’azienda è guidata dai figli Rafael e Gianmichele, quest’ultimo aiutato dalla moglie Vanna. Sono 3,5 gli ettari vitati di proprietà, mentre la denominazione conta 27 ettari (anche se in zona il vigneto arriva a circa 178 ettari). La Malvasia di Bosa tradizionalmente è un <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/malvasia-di-bosa-columbu.html">vino secco</a> e da lungo invecchiamento, la versione dolce e da bere giovane è nata quando gli incentivi all’espianto dati dall’Unione Europea hanno spinto i produttori a spiantare uve come girò, avarenzelu e avarenzeliadu, con cui si realizzavano i vini dolci, e quindi a utilizzare al loro posto la malvasia. La denominazione d’origine Malvasia di Bosa amabile o dolce viene istituita nel 2011. L’<strong>Alvarèga</strong> è la versione dolce di casa Columbu e nasce un po’ per caso, un po’ per necessità (e contro il parere di Battista, per il quale a Bosa la malvasia andava vinificata solo secca con il metodo della <em>flor</em>): per il matrimonio di Rafael c’era bisogno di vino dolce, e quindi venne prodotta la prima annata di Alvarèga. Il successo ha spinto Gianmichele a proseguirne la produzione. La prima annata, prodotta solo per il matrimonio, è stata il 2002, la prima messa in commercio il 2003.</p>
<p>Tutte le annate hanno una gradazione alcolica di circa 15 gradi e hanno tra i 37 e i 42 grammi di zucchero residuo. Ne vengono prodotte circa 3.000 bottiglie da mezzo litro all’anno. L’uva è la stessa della Riserva, la versione tradizionale: stesse vigne, stesso giorno di vendemmia (una vendemmia che è sempre tardiva, realizzata circa a metà ottobre. Sono gli ultimi a vendemmiare di tutta la zona).</p>
<p>L’uva viene diraspata e messa in tini d’acciaio refrigerati per 24-36 ore per una piccola <em>criomacerazione</em>, e dopo una pressatura soffice viene reimmessa nei tini a temperatura ambiente. Non vengono aggiunti lieviti selezionati e non viene effettuata solfitazione (la fermentazione viene bloccata con l’abbassamento della temperatura). Pulito dalle fecce, il vino viene messo in tino per 8-10 mesi a 4-5 gradi, con un paio di passaggi a 0 gradi prima dell’imbottigliamento. Viene effettuato una sorta di <em>batonnage</em> (utilizzando un’elica che viene azionata in serbatoio chiuso per circa 10 minuti) per poi fare un filtraggio molto largo al momento di imbottigliare. L’imbottigliamento di solito avviene a metà giugno, senza solfitazione (tutti i loro vini sono senza solfiti aggiunti), tanto che l’imbottigliatore gli chiede di firmare una sorta di liberatoria dal rischio di rifermentazione in bottiglia.</p>
<p>Questa è <strong>la prima verticale di Alvarèga</strong> mai realizzata: Gianmichele e Vanna l’hanno sempre considerato un vino da pronta beva e non da invecchiamento, e poi c’è un po’ di “disagio” nel considerarlo un vino importante, perché Battista era contrario a produrla e perché per loro non è l’autentica Malvasia di Bosa. Fino al 2008 l’uva dell’Alvarèga proveniva per il 50% dalla vigna vecchia, dopo gli incendi del 2009 non si va oltre il 20% (quest’anno hanno spiantato la vigna vecchia e l’hanno ripiantata su piede 420A, presente quasi solo a Bosa, con selezione massale e innesto in campo). Le annate assaggiate sono quelle che Vanna e Gianmichele sono riusciti a trovare in cantina, mentre non sono state prodotte né la 2012, a causa di una violenta “maestralata” che aveva buttato giù l’uva, né la 2009, a causa degli incendi che hanno colpito tutta la zona (Gianmichele ricorda che in vigna c’erano 51 gradi). Prima del 2011 l’Alvarèga era classificata Planargia IGT.<strong> </strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-35536 size-full" title="Vigne Malvasia di Bosa Columbu" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-di-bosa-columbu.jpg" alt="vigne malvasia di bosa columbu" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-di-bosa-columbu.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/11/malvasia-di-bosa-columbu-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2018</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>In bottiglia da un paio di mesi, è frutto di un’annata molto piovosa. Ancora chiusa, ha profumi di miele di castagno con sfumature di erbe aromatiche, è scorrevole, sapida e di buona beva, con un finale lungo ed equilibrato in cui spiccano note di macchia mediterranea.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2017</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>L’annata siccitosa ha dato vita a un vino davvero poco abituale: iperconcentrato, pieno, con note balsamiche e di incenso, di grande materia, ancora contratto, denso e da attendere. Un’Alvarèga interessante, anche se poco tipica, e da vedere alla prova del passare del tempo.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2016</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Fresca, di buona lunghezza e piacevolezza, le note di succo di mela, sidro e pepe bianco si inseriscono in un palato in spinta e tutto da bere, con un finale di caramelle candite al rabarbaro e sfumature di miele. Affascinante.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2015</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Ahimé, bottiglia difettosa.</p>
<p>N.c.</p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2014</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Fichi secchi, spezie e miele, equilibrata e fresca, ma anche piena e di bella lunghezza. Manca forse di un po’ di tipicità, tanto che più che una Malvasia di Bosa sembra un classico passito, ma è davvero di piacevole beva.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2013</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Uscita come igt Planargia (la commissione della denominazione l’ha bocciata perché torbida). Miele di corbezzolo, spezie orientali secche, mela cotogna al naso, lunga e in spinta grazie a una bella acidità, ma anche distesa, con un residuo zuccherino più basso rispetto ai precedenti al palato, per uno svolgimento nitido e con un finale in cui torna la mela cotogna. Allo stesso tempo complessa e grintosa.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2008</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Splendida, dal color ambrato intenso, di grande complessità, con note speziate di grande fascino al naso, per un palato ricco, cremoso, disteso e lungo, che dimostra la capacità di sfidare il tempo dell’Alvarega.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2007</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Tornano le note di fichi secchi e di spezie, per un vino fresco e grintoso, ancora in spinta, lungo e fine, con note di fiori secchi, di affascinante equilibrio e con un’acidità ancora importante. Ha ancora tempo davanti a sé. Una grande Malvasia di Bosa dolce.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2005</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Un po’ di volatile, però belle note di frutta secca, mandorla. Di buona tenuta e piacevolezza, è un filo più corto e più maturo del 2007, ma sempre di buona sapidità. Ha superato lo zenit ed è in una gentile discesa, ma si lascia bere con piacere.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<ul>
<li>
<h3><strong>Malvasia di Bosa Alvarèga Columbu 2002</strong></h3>
</li>
</ul>
<p>Tanto iodio e note marine accompagnate dalla macchia mediterranea, per un vino “d’annata” di 17 anni sorprendente, energico e grintoso, dal volume notevole, disteso ma anche lungo, ancora in tensione, di grande piacevolezza di beva. Una prima perfettamente riuscita e che meritava il riassaggio.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<hr />
<p><strong>LEGGI ANCHE: </strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Bandol e Palette: i grandi vini della Provenza</title>
		<link>http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/bandol-e-palette-quando-i-grandi-vini-francesi-si-affacciano-sul-mediterraneo.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2019 20:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/bandol-e-palette-quando-i-grandi-vini-francesi-si-affacciano-sul-mediterraneo.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/Degustazione-Bandol-Palette-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Degustazione Bandol e Palette" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/Degustazione-Bandol-Palette-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/Degustazione-Bandol-Palette-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/Degustazione-Bandol-Palette.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>Quando i grandi vini francesi si affacciano sul Mediterraneo Quando si parla di vini francesi la sensazione è che per gli appassionati italiani esistano solo tre regioni: Bordeaux, Borgogna e Champagne. Il risultato è che in Italia i vini del sud della Francia non sono né molto apprezzati né frequentati, forse perché troppo vicini per stile a molti nostri vini o forse solo per snobismo e poca conoscenza. Ecco perché non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di partecipare alla degustazione che si è svolta a inizio aprile alla Rimessa Roscioli a Roma. La degustazione era centrata su due monumenti dell’AOC [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/bandol-e-palette-quando-i-grandi-vini-francesi-si-affacciano-sul-mediterraneo.html">Bandol e Palette: i grandi vini della Provenza</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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<p>Quando si parla di vini francesi la sensazione è che per gli appassionati italiani esistano solo tre regioni: Bordeaux, Borgogna e Champagne. Il risultato è che in Italia i vini del sud della Francia non sono né molto apprezzati né frequentati, forse perché troppo vicini per stile a molti nostri vini o forse solo per snobismo e poca conoscenza. Ecco perché non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di partecipare alla degustazione che si è svolta a inizio aprile alla Rimessa Roscioli a Roma.</p>
<p>La degustazione era centrata su due monumenti dell’<strong>AOC Bandol</strong>, <strong>Château Pradeaux e Domaine Tempier</strong>, ma la disponibilità di tre vecchie annate di <strong>Palette Blanc di Château Simone</strong> è stata decisiva per ampliare anche a questo vino la serata. Se la denominazione Palette è una piccola realtà di una cinquantina di ettari (di cui circa la metà di proprietà di Château Simone), Bandol è uno dei più illustri vigneti di Francia e conta su quasi 1500 ettari vitati piantati principalmente a mourvèdre, situati in un anfiteatro di colline, protetto dal massiccio della Sainte Baume, che digrada verso il mare. Due denominazioni molto differenti, una famosa per questo unico vino bianco, l’altra per una produzione rossista considerata come uno dei vertici della viticoltura francese, che mettono in primo piano due uve poco considerate e poco utilizzate: la clairette per il Palette e il mourvèdre per il Bandol.</p>
<div id="attachment_35066" style="width: 704px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-35066" class="wp-image-35066" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/Bandol-e-Palette.jpg" alt="Degustazione Bandol e Palette" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/Bandol-e-Palette.jpg 750w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/Bandol-e-Palette-300x182.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/Bandol-e-Palette-694x420.jpg 694w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /><p id="caption-attachment-35066" class="wp-caption-text">Degustazione Bandol e Palette</p></div>
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<h2>Château Simone</h2>
<p>Château Simone è uno dei nomi più famosi della scena provenzale e non solo. L’azienda è situata nella AOC Palette, pochi chilometri a est di Aix En Provence, proprio di fronte a Sainte-Victoire, la montagna tante volte dipinta da Cézanne, ed è proprietà della famiglia Rougier dal 1830. Da vigne di una media di cinquant’anni, con ceppi più che centenari, composte da clairette per l’80%, cui si affiancano 10% di grenache blanc, 5% di bourboulenc, 3% di ugni blanc e 2% di muscat blanc, nasce un bianco straordinario, che pur se già piacevole nei primi anni, acquisisce complessità e fascino col passare del tempo, tanto da essere al meglio, almeno per la mia esperienza, tra i 10 e i 25 anni di età.</p>
<div id="attachment_35069" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-35069" class="wp-image-35069 size-full" title="Chateau Simone" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/chateau-simone.jpg" alt="chateau simone" width="350" height="516" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/chateau-simone.jpg 350w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/chateau-simone-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/chateau-simone-300x442.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /><p id="caption-attachment-35069" class="wp-caption-text">Chateau Simone</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Château Simone, Palette Blanc 2006</h3>
<p>Splendido, un bianco dallo stile mediterraneo come se ne incontrano pochi. Macchia mediterranea, cera d’api e spezie al naso, al palato è sapido, fresco, lungo ed elegante, grintoso e insieme finissimo, per un vino in piena forma e ancora in spinta dopo 13 anni.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<h3></h3>
<h3>Château Simone, Palette Blanc 2005</h3>
<p>Da annata più calda, è meno scattante e grintoso, ma si riscatta grazie alle ricche e affascinanti note saline che accompagnano un corpo complesso e avvolgente, di bella tenuta e lunghezza.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3></h3>
<h3>Château Simone, Palette Blanc 2004</h3>
<p>Un tappo non perfetto lo ha reso non valutabile. Peccato, perché l’entrata sul palato prometteva davvero bene.</p>
<p>S.V.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Château Pradeaux</h2>
<p>Château Pradeaux a Bandol è l’alfiere della tradizione. Situato a Saint-Cyr-Sur-Mer è proprietà della famiglia Pontalis dal 1752. Lontano dalle mode, il Bandol Rouge nasce dalle migliori vigne dei 23 ettari aziendali dedicati alle uve rosse ed è composto dal 90 al 95% da mourvèdre, accompagnato da un po’ di grenache delle vigne più vecchie. Le rese sono inferiori ai 35 ettolitri per ettaro. Da uve non diraspate vinificate in vasche di cemento, matura fino a 48 mesi in botti che vanno dai 40 agli 80 anni di età. Famoso per essere un vino che poco si concede in gioventù e di grande austerità, viene spesso messo in secondo piano durante le degustazioni per le guide, che tuttavia gli hanno sempre riconosciuto la peculiarità di affinarsi e guadagnare in eleganza col passare degli anni, fino a essere spesso accostato per la sua capacità di invecchiamento ai grandi cru di Bordeaux.</p>
<h3></h3>
<div id="attachment_35070" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-35070" class="wp-image-35070 size-full" title="Château Pradeaux" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/bandol-1995.jpg" alt="bandol 1995 Château Pradeaux" width="350" height="516" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/bandol-1995.jpg 350w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/bandol-1995-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/bandol-1995-300x442.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /><p id="caption-attachment-35070" class="wp-caption-text">Château Pradeaux</p></div>
<h3>Château Pradeaux Bandol Rouge 2010</h3>
<p>Tapenade di olive nere e macchia mediterranea, tra i più classici profumi dei vini del Sud della Francia, seguiti da note di chiodi di garofano, liquirizia e violetta, accompagnate da sfumature ematiche e tannini duri ma di notevole fattura e maturità. Insomma un Bandol “comme il faut”, dal finale particolarmente austero, ancora molto giovane ma anche molto promettente.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3></h3>
<h3>Château Pradeaux Bandol Rouge 2001 magnum</h3>
<p>Anche qui a dominare è la macchia mediterranea, con sentori balsamici e speziati, per un palato grintoso e lungo, con fresche note floreali, anche in questo caso ancora giovane e in pieno sviluppo, ma dai tannini già molto eleganti e ben integrati. Si è rivelato un compagno perfetto per la cacio e pepe&#8230;</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3></h3>
<h3>Château Pradeaux Bandol Rouge 1995 magnum</h3>
<p>Straordinario. Un vino elegante, dai tannini dolci e setosi, con note di liquirizia e cacao a stagliarsi su di un finissimo tessuto aromatico floreale. Equilibrato e di grande lunghezza, dimostra come i Bandol di Château Pradeaux si esaltino con il passare degli anni, acquisendo complessità e delicatezze davvero poco leggibili nei primi anni di bottiglia, quando il tannino del mourvèdre li copre e un po’ li banalizza. Un grandissimo vino mediterraneo, senza se e senza ma, al massimo della sua espressività dopo quasi un quarto di secolo. Il vino più buono della serata.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<h3></h3>
<h3>Château Pradeaux Bandol Rouge 1993</h3>
<p>L’annata particolarmente difficile ha lasciato in eredità dei tannini verdi e graffianti che neanche 26 anni in bottiglia hanno potuto ammorbidire. Di bella tenuta e grinta, manca dell’eleganza dispensata a piene mani dal ‘95.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Domaine Tempier</h2>
<p>Domaine Tempier, all’opposto di Château Pradeaux, ha saputo in questo ultimo decennio affermarsi come il rappresentante più apprezzato della denominazione, proponendo vini che si lasciano bere con grande piacere fin dall’uscita sul mercato. Non per questo si può parlare di un approccio particolarmente moderno. Le rese anche qui sono molto basse, inferiori ai 35 ettolitri per ettaro, e la maturazione avviene in botti grandi, dai 2500 ai 7500 litri, per 18-20 mesi. Proprietà della famiglia Tempier fin dal 1834, il Domaine Tempier conta su 38 ettari suddivisi in vari vigneti in differenti zone della denominazione. La scelta dell’azienda è stata quella di vinificare separatamente i vigneti più significativi per produrre, oltre alla cuvée classica, tre veri e propri cru, differenti per le percentuali di uve utilizzate. La Migoua secondo le annate conta da un 50 a un 65% di mourvèdre, accompagnato da una insolitamente grande presenza di cinsault, spesso più del 25%, e poi grenache (20% circa) e syrah (dal 2 al 4%). La Tourtine è composto di mourvèdre per l’80%, cui si affiancano un 10 % di cinsault e di grenache, mentre Cabassaou vede il 95% di mourvèdre, accompagnato dal 4% di syrah e dall’1% di cinsault. Tutte le vigne vanno dai 40 ai 50 anni di età.</p>
<div id="attachment_35071" style="width: 360px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-35071" class="size-full wp-image-35071" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/bandol-2012.jpg" alt="" width="350" height="516" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/bandol-2012.jpg 350w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/bandol-2012-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2019/04/bandol-2012-300x442.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /><p id="caption-attachment-35071" class="wp-caption-text">Domaine Tempier</p></div>
<h3>Domaine Tempier Bandol Rouge La Migoua 2011</h3>
<p>Altro stile. Al naso è elegante, delicato, con ricche note speziate, con un palato ricco e caldo, fitto, dai toni di macchia mediterranea, leggermente balsamico, morbido, con un finale pastoso e alcolico.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3></h3>
<h3>Domaine Tempier Bandol Rouge La Tourtine 2008</h3>
<p>Qui i toni dominanti sono quelli speziati, con note di inchiostro, liquirizia e frutti rossi, per un palato ancora una volta morbido e avvolgente, ma con tannini ancora un filo allappanti che lasciano il segno.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3></h3>
<h3>Domaine Tempier Bandol Rouge La Tourtine 2005</h3>
<p>Tanta china, e poi note di spezie dolci, mentre il palato è fitto, con una materia importante e tannini morbidi e ben integrati.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3></h3>
<h3>Domaine Tempier Bandol Rouge Cabassaou 2012</h3>
<p>Il cambio di passo è evidente, nonostante la giovinezza. Teso, fresco e grintoso, con spiccate note iodate-salmastre e di frutti rossi, è elegante, equilibrato e dinamico, lunghissimo. Un grande rosso mediterraneo già da bere ma che promette un futuro radioso.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<h3></h3>
<h3>Domaine Tempier Bandol Rouge La Migoua 1995</h3>
<p>Si conferma la bontà dell’annata: materia e morbidezza, con un frutto rosso maturo accompagnato da note di china e liquirizia, per un vino di notevole piacevolezza, ma dalla spiccata nota alcolica finale. Buono, ma non all’altezza del coetaneo di Château Pradeaux.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3></h3>
<h3>Domaine Tempier Bandol Rouge La Tourtine 1999 magnum</h3>
<p>Bello, fine ed elegante (negli anni ‘90 raramente si superano i 13 gradi) è grintoso e ancora fresco, con note di scorza d’arancio, per un finale pieno e morbido, con toni di frutti rossi dolci, lungo e piacevolissimo, voluttuoso, tutto da bere. Se ci fosse stato ancora bisogno di confermare la vocazione all’invecchiamento del Bandol, questo vino lo fa alla grande: vent’anni e ancora sul frutto. Allo stesso tempo goloso e profondo.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<hr />
<p><strong>LEGGI ANCHE: </strong></p>
<p><strong>GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori">PRODUTTORI</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/grandi-vini-di-borgogna.html">LA GRANDE BORGOGNA</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vernatsch Cup 2018: le migliori Schiava dell’Alto Adige</title>
		<link>http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/vernatsch-cup-2018-le-migliori-schiava-dellalto-adige.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2018 12:53:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/vernatsch-cup-2018-le-migliori-schiava-dellalto-adige.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>Un concorso che non è un classico concorso e dei vini premiati che vincono proprio perché non sono “vini da concorso”, ecco la logica che guida la Vernatsch Cup, che si è svolta a Lana al bellissimo Vigilius Mountain Resort ed è giunta quest’anno alla sua quindicesima edizione. &#160; Sono state 95 le Schiava valutate in varie degustazioni, distinte in varie categorie, che comprendono sia le denominazioni che gli stili produttivi, che hanno dato vita a una degustazione di ottimo livello medio – quello che più interessa gli organizzatori – e dove i valori dominanti di questa tipologia, come bevibilità, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/vernatsch-cup-2018-le-migliori-schiava-dellalto-adige.html">Vernatsch Cup 2018: le migliori Schiava dell’Alto Adige</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/vernatsch-cup-2018-le-migliori-schiava-dellalto-adige.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div><p>Un concorso che non è un classico concorso e dei vini premiati che vincono proprio perché non sono “vini da concorso”, ecco la logica che guida la <strong>Vernatsch Cup</strong>, che si è svolta a Lana al bellissimo <em>Vigilius Mountain Resort</em> ed è giunta quest’anno alla sua quindicesima edizione.</p>
<div id="attachment_34114" style="width: 704px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-34114" class="size-full wp-image-34114" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-Vigilius.jpg" alt="Vernatsch Cup 2018 biohotel Vigilius" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-Vigilius.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-Vigilius-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /><p id="caption-attachment-34114" class="wp-caption-text">Il biohotel Vigilius, sede della Vernatsch Cup 2018</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono state 95 le <strong>Schiava</strong> valutate in varie degustazioni, distinte in varie categorie, che comprendono sia le denominazioni che gli stili produttivi, che hanno dato vita a una degustazione di ottimo livello medio – quello che più interessa gli organizzatori – e dove i valori dominanti di questa tipologia, come bevibilità, freschezza e piacevolezza immediata, l’hanno fatta da padrone. In una realtà in cui alla diminuzione della superficie vitata dedicata a questo vitigno – siamo passati <strong>dai 3600 ettari vitati del 1978 agli 840 del 2015</strong> – fa da contrappeso una decisa crescita qualitativa dei vini prodotti, la Vernatsch Cup in questi anni ha saputo certificare la rinascita della schiava come risposta ideale di questo territorio alla sempre più forte richiesta da parte del mercato di vini ad alta bevibilità, facili da abbinare, in particolare per quanto riguarda i rossi da bere freschi.</p>
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<p>Per la giuria degli esperti (giornalisti, enologi e sommelier italiani, tedeschi, svizzeri e austriaci) i vini premiati come “<strong>Schiava dell’anno 2018</strong>” sono stati:</p>
<ol>
<li>A. A. Lago di Caldaro Classico Superiore Per Se 2017 &#8211; <em>Elena Walch</em></li>
<li>A. A. Lago di Caldaro Classico Superiore Leuchtenberg 2017 &#8211; <em>Produttori Caldaro</em></li>
<li>A. A. Meranese Graf Schickenburg 2017 &#8211; <em>Cantina Produttori Merano</em></li>
<li>A. A. Schiava Gentile Vigna Haselhof 2017 &#8211; <em>Josef Brigl</em></li>
<li>A. A. Schiava Hexenbichler 2017 &#8211; <em>Cantina Termeno</em></li>
<li>A. A. Santa Maddalena classico 2017 &#8211; <em>Fliederhof</em></li>
<li>A. A. Santa Maddalena classico 2017 &#8211; <em>Kandlerhof, Martin Spornberger</em></li>
<li>A. A. Santa Maddalena classico 2017 &#8211; <em>Ansitz Waldgries</em></li>
<li>A. A. Santa Maddalena classico Antheos 2016 &#8211; <em>Ansitz Waldgries</em></li>
<li>A. A. Schiava 2016 &#8211; <em>Produttori San Paolo</em></li>
</ol>
<p>È stato dato un premio anche da una giuria di appassionati. Il vino preferito dal pubblico è stato l’<em>A. A. Santa Maddalena classico Antheos 2016 &#8211; Ansitz Waldgries</em>.</p>
<div id="attachment_34109" style="width: 704px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-34109" class="size-full wp-image-34109" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-migliori-Schiava-Alto-Adige.jpg" alt="Vernatsch Cup 2018: le migliori Schiava dell’Alto Adige" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-migliori-Schiava-Alto-Adige.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-migliori-Schiava-Alto-Adige-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /><p id="caption-attachment-34109" class="wp-caption-text">Vernatsch Cup 2018: le migliori Schiava dell’Alto Adige</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_34111" style="width: 704px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-34111" class="size-full wp-image-34111" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-vincitori.jpg" alt="Vernatsch Cup 2018 produttori" width="694" height="463" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-vincitori.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/07/Vernatsch-Cup-2018-vincitori-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /><p id="caption-attachment-34111" class="wp-caption-text">I produttori premiati alla Vernatsch Cup 2018</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto mi riguarda, contrariamente a quanto mi aspettavo ho trovato delle 2017 davvero gradevoli, fresche e dalla beva trascinante. Detto che, come spesso mi accade quando l’assaggio al momento della sua uscita sul mercato, non mi ha particolarmente convinto la <strong>Gschleier Alte Reben della Cantina Girlan</strong>, che considero semplicemente come la più affascinante delle Schiava, una sorta di miracolo per la sua capacità di migliorare nel corso degli anni e di acquisire col tempo un fascino unico, ecco i vini che mi sono piaciuti di più nelle varie denominazioni:</p>
<h4>A. A. Lago di Caldaro Classico Superiore Per Se 2017 &#8211; Elena Walch</h4>
<p>Dai classici sentori di frutti di bosco, si è distinto per precisione e nitidezza aromatica. Un vero vino gastronomico, di grande facilità di beva, fine e ritmato, con un fresco finale fruttato di lungo e piacevolissimo.</p>
<h4><strong>A. A. Schiava Gentile Vigna Haselhof 2017 &#8211; Josef Brigl</strong></h4>
<p>Piacevolezza e grinta acida hanno fatto del Vigna Haselhof uno dei miei assaggi preferiti, grazie al grande equilibrio che ha mostrato tra le note in entrata di frutto dolce e la chiusura secca e rinfrescante, con una trama allo stesso tempo ricca e delicata.</p>
<h4><strong>A. A. Santa Maddalena Classico Huck Am Bach 2017 – Cantina Bolzano</strong></h4>
<p>L’Huck Am Bach è uno dei vini che in questi anni ha formato il mio gusto per quanto riguarda le schiava: mi è sempre piaciuto molto e non mi ha stupito quindi ritrovarlo tra i miei preferiti, anche se non è stato apprezzato così tanto da tutti i membri della giuria. Fresco, elegante, di grande tipicità nelle sue note di ribes, mirtilli rossi e sottobosco, come al solito mi ha convinto soprattutto per la piacevolezza di beva e per il finale, lungo e dissetante.</p>
<h4><strong>A. A. Meranese Graf Schickenburg 2017 &#8211; Cantina Produttori Merano</strong></h4>
<p>L’espressione più alta quest’anno, almeno secondo me, di quello che dovrebbe essere una Schiava: frutto, freschezza, piacevolezza immediata, pericolosa facilità di beva. Tutto questo l’ho ritrovato nella Graf Schickenburg ’17, con in più un perfetto equilibrio tra i toni dolci asprigni dei frutti di bosco e un finale secco, rinfrescante e di grande persistenza aromatica.</p>
<p style="text-align: right;">[Credits fotografici: Armin Huber]</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE:</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni">Le altre degustazioni di vini di Via dei Gourmet</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/territori">I territori del vino</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori">Le storie dei produttori</a></strong></p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>La grande Borgogna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jun 2018 09:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/grandi-vini-di-borgogna.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-coche-dury-vini-borgogna-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="volnay coche dury vini di borgogna" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-coche-dury-vini-borgogna-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-coche-dury-vini-borgogna-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-coche-dury-vini-borgogna.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>In giro sulla rete mi capita spesso di vedere commenti a vini introvabili-irraggiungibili, e altrettanto spesso li ho trovati a metà strada tra l’esibizionistico (guardate cosa bevo!!!!) e il poco interessante (vini talmente rari e/o talmente costosi che non li berrò mai, quindi perché perdere tempo a leggerne). Questa volta però ho deciso di fare un’eccezione, perché l’occasione è stata così piacevole, e i vini così buoni che non ho resistito. E allora, “une fois n’est pas coutume”, ecco la descrizione di alcuni dei vini assaggiati in un paio di serate alla Rimessa Roscioli a Roma, una serie di grandi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/grandi-vini-di-borgogna.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-coche-dury-vini-borgogna-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="volnay coche dury vini di borgogna" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-coche-dury-vini-borgogna-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-coche-dury-vini-borgogna-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-coche-dury-vini-borgogna.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div><p>In giro sulla rete mi capita spesso di vedere commenti a vini introvabili-irraggiungibili, e altrettanto spesso li ho trovati a metà strada tra l’esibizionistico (guardate cosa bevo!!!!) e il poco interessante (vini talmente rari e/o talmente costosi che non li berrò mai, quindi perché perdere tempo a leggerne). Questa volta però ho deciso di fare un’eccezione, perché l’occasione è stata così piacevole, e i vini così buoni che non ho resistito. E allora, “<em>une fois n’est pas coutume</em>”, ecco la descrizione di alcuni dei vini assaggiati in un paio di serate alla Rimessa Roscioli a Roma, una serie di grandi Borgogna attraverso due decenni, dal 1991 al 2010. Chi frequenta queste pagine sa che la valutazione più alta, la stella, la si vede piuttosto raramente. Questa volta vedrete una pioggia di stelle, ma non potevo proprio fare altrimenti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-33842 size-full" title="grandi vini di borgogna" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/grandi-vini-di-borgogna.jpg" alt="grandi vini di borgogna" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/grandi-vini-di-borgogna.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/grandi-vini-di-borgogna-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<h2>Due decenni di grandi vini di Borgogna</h2>
<h2></h2>
<h3>Chablis Les Clos 2008 Gérard Duplessis</h3>
<p>Lilian Duplessis pensa che i suoi Chablis vadano attesi, tanto che esce spesso un anno (o più) dopo gli altri produttori. Il suo Les Clos rispecchia in pieno il prestigio di questo Grand Cru, considerato da molti il più grande Grand Cru di Chablis, sia per superficie che per qualità. Ricco, grasso, pieno e minerale insieme, particolarmente gessoso, è ancora giovanissimo e lunghissimo.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3>Chablis 1er cru Le Forest 2002 Domaine René et Vincent Dauvissat</h3>
<p>Uno dei due totem dello Chablisien in un 1er cru di valore assoluto e in un’annata mitica. Austero e di grande tenuta, appena versato sembra ancora leggermente ingessato e poco equilibrato, poco gourmand, ma col passare della serata cresce nel bicchiere: è sempre in tensione e di grande grinta ma diventa più complesso, con note affumicate, e perde in rigidità.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Meursault 1er cru Clos de Perrières 2010 Domaine Albert Grivault</h3>
<p><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori/domaine-albert-grivault.html">Grivault</a> è uno dei domaine più interessanti di Meursault, grazie ai suoi vigneti ne Les Perrières, di cui il Clos, monopole dell’azienda, è il cuore. Un vino dall’equilibrio straordinario, sapido, con note di erbe aromatiche, menta e agrumi, setoso e lunghissimo, avvolgente, tutto in finezza ed eleganza.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-33843" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/Meursault-Charmes-2007-225x300.jpg" alt="Meursault-Charmes 2007" width="225" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/Meursault-Charmes-2007-225x300.jpg 225w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/Meursault-Charmes-2007-300x400.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/Meursault-Charmes-2007.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />Meursault-Charmes 1er cru 2007 Domaine des Comtes Lafon</h3>
<p>Lo Charmes è davvero come il suo nome: affascinante e “facile” nella sua opulenza e immediatezza. Lo conferma questo 2007 di Dominique Lafon, proveniente da alcune delle migliori parcelle di questo cru, ricco, dai toni esotici, pieno, con un filo di legno di troppo ma davvero buono, lungo e denso.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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</script></p>
<h3>Chassagne-Montrachet Rouge 1er cru Clos Saint-Jean 2010 Domaine Paul Pillot</h3>
<p>Oggi è il giovane Thierry a gestire il domaine di famiglia con una sorprendente capacità interpretativa. Al naso equilibrato ed elegante, con note di spezie, grafite e frutti neri, fa seguito un palato avvolgente, altrettanto elegante, fine e fresco, un affascinante “bianco in rosso”. Dedicato a chi pensa che a Chassagne di qualità ci siano solo i bianchi</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Clos Vougeot Vieilles Vignes 1997 Château de La Tour</h3>
<p>La più importante azienda del Clos (quasi 5,5 ettari) ha realizzato in un’annata difficile come la ’97 un vino straordinario. Questo Vecchie Vigne, che nasce da 1 ettaro piantato nel 1910, si esprime con un naso di enorme complessità: china, menta, frutti rossi di bosco, che col passare dei minuti diventa sempre più balsamico. Il palato è esplosivo e allo stesso tempo con tannini setosi, affumicato, coerente e con una tonicità straordinarie. Un ‘97 atipico, grintoso e teso, di grande lunghezza aromatica e soprattutto di grandissimo fascino. Forse il miglior vino delle due serate.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-33845" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/clos-de-la-roche-1999-225x300.jpg" alt="clos de la roche 1999" width="225" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/clos-de-la-roche-1999-225x300.jpg 225w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/clos-de-la-roche-1999-300x400.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/clos-de-la-roche-1999.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />Clos de la Roche 1999 Pierre Amiot</h3>
<p>Grinta e dolcezza, sapidità ed eleganza, proprio come dev’essere il Clos de la Roche. Tanta materia, toni agrumati e di grafite, tantissima frutta al centrobocca, croccante e succosa, e un finale in piena spinta e aromaticamente lunghissimo. Un vino che sa essere al tempo stesso goloso e di grande complessità.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Vosne-Romanée 1er cru Les Brulées 1999 Domaine René Engel</h3>
<p>La potente eleganza del cru e l’impatto della grande annata sono registrati dalla maestria in cantina di Engel: balsamico, speziato, elegante e fresco, questo Les Brulées ’99 è grintoso e con un lungo finale di frutti di bosco rossi.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Chambertin Clos de Bèze 1998 Domaine Bruno Clair</h3>
<p>Nonostante l’annata non sia da considerare delle migliori non ci ha stupito la qualità altissima di questo Chambertin Clos de Bèze. In un vino di precisione estrema emerge una vena balsamica e mentolata quasi sbarazzina. Lungo e fine, ancora in piena spinta, è dinamico, grintoso, forte e delicato, con un finale di spezie ed erbe aromatiche. Anche in un contesto così alto Bruno Clair si conferma tra le maison che preferisco.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-33846" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/bonnes-mares-2001-225x300.jpg" alt="Bonnes-Mares 2001" width="225" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/bonnes-mares-2001-225x300.jpg 225w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/bonnes-mares-2001-300x400.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/bonnes-mares-2001.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />Bonnes-Mares 2001 Domaine Georges Roumier</h3>
<p>Tosto, intenso e austero, con spiccate note di frutti neri e china, compatto, ancora molto giovane, da attendere. Il finale è in piena tensione, lungo, austero ai limiti della severità, più da attendere, nonostante i 17 anni, che da bere ora, ma che vino!!!</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Volnay Rouge 1er cru 2000 Domaine Coche-Dury</h3>
<p>Ineffabile, ecco il termine che viene alla mente bevendolo. Delicato e teso insieme, di tessitura finissima, da vedere in filigrana, ha frutto fresco, croccante, è elegante, vaporoso ed etereo, un gioco di ci sono &#8211; non ci sono con una lunghezza strepitosa. Ed è un “semplice” 1er cru di Volnay (le poche vigne dell’azienda, 0,39 ettari, sono in Taillepieds e in Clos de Chêne&#8230;): Splendido.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3>Nuits-Saint-Georges 1er cru Clos de l’Arlot 1999 Domaine de l’Arlot</h3>
<p>Monopole del domaine, questo Clos de l’Arlot si presenta con un naso di sottobosco, balsamico, quasi selvatico, e poi tanto frutto, facile e goloso, lungo e di grande piacevolezza, tutto da bere.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3>Vosne-Romanée 1er cru Les Suchots 2010 Confuron-Cotétidot</h3>
<p>Nello stile moderno che lo contraddistingue (più in senso stilistico che di tecnica di vinificazione, visto che qui non si diraspa e si lavora con la fermentazione spontanea…), <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori/domaine-confuron-cotetidot.html">Confuron-Cotétidot</a> realizza un Suchots all’altezza delle migliori etichette di questo “super” premier cru. Tanta spinta e grinta, frutti di bosco rossi, grafite, acidità, ma anche tannini dolci e fini, con una trama elegante, lunghissimo. Insomma un vino di grande carattere, da attendere ma già di estrema piacevolezza.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong><br />
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</script></p>
<h3>Chambertin Clos de Bèze 1999 Domaine Bart</h3>
<p>Avvolgente, complesso, potente ed elegante insieme, sorprendente per lo stile del produttore, che nei miei ricordi è spesso segnato da note legnose molto marcate. Il palato è splendido, lungo nelle sue note di frutti di bosco, con tannini dolci. Che dire: buonissimo.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Clos de Tart 1999 Mommesin</h3>
<p>Da sempre monopole, il Clos de Tart ha visto solo quattro proprietari. Proprietà della Mommesin dal 1932, nel 2017 è stato ceduto alla famiglia Pinault. Questo ’99 lo abbiamo aperto davvero al momento giusto, in un periodo di piena espressività. Denso e cremoso, ma senza nessuna pesantezza, anzi brillante, con note di liquirizia e grafite, ha un finale interminabile che lo nobilita.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3>Clos de la Roche 2001 Domaine Dujac</h3>
<p>Bella conferma dello stile Dujac: moderno nella sua ricchezza di frutto, tradizionale nella realizzazione. Lungo, grintoso, di grande intensità e freschezza, è ancora in piena spinta dopo 17 anni e fa dell’eleganza il suo tratto distintivo. Un classico, splendido, Clos de la Roche, tra i migliori vini assaggiati in questi due giorni.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-33848 alignleft" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-taillepieds-1991-225x300.jpg" alt="volnay les taillepieds 1991" width="225" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-taillepieds-1991-225x300.jpg 225w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-taillepieds-1991-300x400.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/06/volnay-taillepieds-1991.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />Volnay 1er cru Les Taillepieds 1991 Hubert de Montille</h3>
<p>Nella storia del domaine i primi anni ’90 sono quelli della collaborazione in cantina tra padre e figlio, Hubert ed Étienne. Ecco allora un Taillepieds che è quasi una sintesi dei due stili: finezza e frutto (si, dopo 27 anni ancora frutto), eleganza e complessità, con una trama tannica trasparente ma ancora in pieno sostegno, con una lunghezza e una verticalità travolgenti.<br />
Le note minerali, speziate e balsamiche si intrecciano in maniera delicata e diffusiva alle note di liquirizia e piccoli frutti. In mezzo a tutti questi Grand Cru ecco allora brillare un Premier Cru: per me, insieme al Clos Vougeot Vieilles Vignes ’97 di Château de La Tour, il “primus inter pares” di queste due serate: un grande Taillepieds, un grande 1991, un grandissimo vino.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE GLI ARTICOLI DELLA SEZIONE <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori">PRODUTTORI</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Barolo 2014, o il senso di Vietti per l’annata</title>
		<link>http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/barolo-2014-il-senso-di-vietti-per-annata.html</link>
					<comments>http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/barolo-2014-il-senso-di-vietti-per-annata.html#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 05:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/barolo-2014-il-senso-di-vietti-per-annata.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/04/barolo-2014-ravera-vietti-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="barolo 2014 ravera vietti" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/04/barolo-2014-ravera-vietti-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/04/barolo-2014-ravera-vietti-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/04/barolo-2014-ravera-vietti.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>Qualche settimana fa sono stato, insieme ad altri colleghi e amici, a Castiglione Falletto per una degustazione “a casa Vietti”. Accanto a una splendida verticale della loro storica Riserva Villero ho potuto degustare da botte le annate 2015 e 2016, ma soprattutto la 2014, già imbottigliata e pronta per l’uscita sul mercato. So che può sembrare strano mettere in primo piano i 2014 rispetto alle due annate successive, certamente più felici dal punto di vista climatico e molto promettenti, come ho potuto costatare di persona, o a una verticale della Riserva Villero, senza dubbio tra i Barolo più importanti e [&#8230;]</p>
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<p>So che può sembrare strano mettere in primo piano i 2014 rispetto alle due annate successive, certamente più felici dal punto di vista climatico e molto promettenti, come ho potuto costatare di persona, o a una verticale della Riserva Villero, senza dubbio tra i Barolo più importanti e costanti per qualità assoluta di questi ultimi trent’anni, ma la curiosità di capire cosa poteva uscir fuori da un millesimo come il 2014 in mano a Luca Currado era davvero tanta, visto anche che il lavoro in cantina non segue ogni anno un “protocollo standard”, ma è guidato dagli assaggi dalla botte che Luca e il suo staff eseguono con grande frequenza e che gli fanno decidere volta per volta il percorso che deve seguire il vino e quando svinare. E questa mia curiosità è stata pienamente soddisfatta.</p>
<blockquote><p>Per Luca “la 2014 è un’annata che viene dopo una serie di annate in cui è stato facile fare vini di qualità, ma non sempre bisogna fare il grande vino, a volte abbiamo voglia di andare a mangiare in un ristorante stellato, altre volte in un’ottima osteria. La 2014 è un’annata da osteria. Va anche detto che oggi il barolo si vende tutto, che sia buonissimo o mediocre, un po’ come accade per la ristorazione nei posti turistici”.</p></blockquote>
<p>Nel 2014 ci sono state quattro grandinate, come sempre a macchia di leopardo ma che hanno lasciato il segno in tanti vigneti (per esempio a La Morra), ed è stata un’annata fresca-fredda e molto piovosa, con tanti problemi sanitari, in particolare per chi lavora in regime biologico – soprattutto per chi ha deciso di passare al biologico in maniera “light” o per moda. In effetti, chi ha trattato molto presto solo con rame ha avuto risultati migliori di chi ha trattato con prodotti di sintesi più tardi.<br />
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<p>Vietti ha avuto un 40% in meno di produzione e non ha imbottigliato tutti i cru – “il Brunate ha preso la grandine con una riduzione del 65% e quello che era restato non era all’altezza, quindi non è stato prodotto”. Insomma, è stata un’annata in cui si doveva essere molto rigorosi. Vendemmie con ph così basso e acidità così taglienti non se le ricorda (ed è alla 28° vendemmia): i Barolo hanno 6 di acidità totale e ph a 3,33- 3,34. Per concludere, secondo Luca la 2014 fa parte di quelle annate severe ma da collezione, che possono dare vita a un barolo “classico” che a lui piace molto. La considera una sorta di annata degli anni ‘70 per freschezza e durezza acida. Tutti i Barolo sono stati imbottigliati come sempre tra luglio e agosto dell’anno precedente all’uscita. La sequenza delle valutazioni può sembrare un po’ inverosimile per l’annata, ma questo è quanto uscito dalla degustazione.</p>
<div id="attachment_33217" style="width: 704px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-33217" class="wp-image-33217 size-full" title="Barolo 2014 Vietti" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/04/Barolo-2014-Vietti.jpg" alt="Barolo 2014 Vietti" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/04/Barolo-2014-Vietti.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/04/Barolo-2014-Vietti-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /><p id="caption-attachment-33217" class="wp-caption-text">I Barolo 2014 Vietti</p></div>
<h2>Barolo Castiglione 2014 Vietti</h2>
<p>Fine ed elegante, evidenzia note di frutti neri, violetta, liquirizia. Un 2014 sorprendente, anche rispetto ad altri millesimi (tenendo conto inoltre che questo è una sorta di “Barolo base” dell’azienda), ma l’arcano lo spiega subito Luca: quest’anno nell’assemblaggio sono presenti tutto il Villero e tutto il Brunate rimasti – entrambi colpiti dalla grandine – e poi un po’ di Ravera, la totalità del Bricco del Fiasco e il Fossati. Vista la qualità dei vigneti e la sensibilità del lavoro in cantina, un risultato come questo alla fine forse non è poi così sorprendente.</p>
<ul>
<li><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></li>
</ul>
<h2>Barolo Rocche di Castiglione 2014 Vietti</h2>
<p>Una delle vigne più ripide di Langa. Terreno con marne di Sant’Agata, tufo blu molto presente a Castiglione Falletto e che va fino allo Scarrone. È quello su cui hanno avuto più esitazioni sul momento giusto in cui svinare. Naso più cupo rispetto al Castiglione, con sentori di spezie e sfumature chinose, per un palato meno elegante ma pastoso e di buona pienezza. Il finale è di discreta lunghezza, teso, con note di frutti neri, ma alla fine in un consesso di questa qualità è quello che ci convince di meno.</p>
<ul>
<li><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></li>
</ul>
<h2>Barolo Ravera 2014 Vietti</h2>
<p>Affascinante, con profumi intensi, complessi, inattesi in un 2014. Il Ravera ha mediamente una settimana di ritardo sia di fioritura che di vendemmia rispetto a zone più calde. La MGA è molto ampia e guarda in tutte le direzioni, ma la sua Ravera (come quella di Cogno) guarda verso le montagne ed è quindi più fresca. Floreale, con note di grafite e liquirizia, leggermente speziato, è un vino austero, elegante e lunghissimo.</p>
<ul>
<li><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></li>
</ul>
<h2>Barolo Lazzarito 2014 Vietti</h2>
<p>Il Lazzarito è un anfiteatro e a luglio ci fa davvero caldo. Per Luca questo è uno dei migliori Lazzarito mai fatto. Lascia la vigna con una cimatura molto abbondante e con un’acinellatura fatta solo sul lato a monte e con inerbimento totale, per evitare la rifrazione del terreno (sul Rocche, che è un sorì della mattina, si può lasciare più pulito, qui invece no, anche se certe volte è un problema con l’oidio). Particolarmente piacevole e già molto aperto al naso, dove emergono sentori di violetta, tanto pepe, chiodi di garofano, frutti neri. Il palato è elegante, fine, di buona tensione e sapidità, fragrante, lungo, con un finale in cui torna il floreale.</p>
<ul>
<li><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></li>
</ul>
<table border="0" width="600" align="center" bgcolor="#E52B50">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#ffffff" width="550">
<p style="text-align: center;"><strong>Leggi anche:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori/vietti.html"><strong>Vietti, un grande di Langa</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/vietti-degustazione-nuova-annata-2013.html">Vietti: degustazione della nuova annata 2013</a></strong></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/barolo-2014-il-senso-di-vietti-per-annata.html">Barolo 2014, o il senso di Vietti per l’annata</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Champagne: la Vallée de la Marne</title>
		<link>http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-vallee-de-la-marne.html</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 15:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-vallee-de-la-marne.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-piccoli-produttori-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="champagne piccoli produttori" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-piccoli-produttori-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-piccoli-produttori-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-piccoli-produttori.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>Patria del pinot meunier, la Vallée de la Marne in questi ultimi anni, complice anche il cambiamento climatico che permette una maturazione perfetta dell’uva, sta proponendo una serie di Champagne di piccoli produttori di notevole qualità. Qui più che di dosaggio e di liqueur i produttori mi hanno quasi sempre parlato di altri due elementi tecnici della realizzazione dello Champagne: la scelta di non far fare la fermentazione malolattica al pinot meunier per evitare una mancanza di freschezza e un’ossidazione precoce e, quasi a compensare questa nuova attenzione alla tensione acida, l’utilizzo della cosiddetta “cuvée perpétuelle”, un metodo solera realizzato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-vallee-de-la-marne.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-piccoli-produttori-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="champagne piccoli produttori" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-piccoli-produttori-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-piccoli-produttori-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-piccoli-produttori.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div><p>Patria del <strong>pinot meunier</strong>, la <strong>Vallée de la Marne</strong> in questi ultimi anni, complice anche il cambiamento climatico che permette una maturazione perfetta dell’uva, sta proponendo una serie di <strong>Champagne di piccoli produttori</strong> di notevole qualità. Qui più che di dosaggio e di <em>liqueur</em> i produttori mi hanno quasi sempre parlato di altri due elementi tecnici della realizzazione dello Champagne: la scelta di non far fare la fermentazione malolattica al pinot meunier per evitare una mancanza di freschezza e un’ossidazione precoce e, quasi a compensare questa nuova attenzione alla tensione acida, l’utilizzo della cosiddetta “cuvée perpétuelle”, un metodo solera realizzato con i <em>vin clair</em> – che in certe aziende può risalire anche a oltre quarant’anni – per dare più sfaccettature e maggiore complessità ai loro prodotti.</p>
<div id="attachment_32267" style="width: 704px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-32267" class="size-full wp-image-32267" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/vallee-marne-champagne.jpg" alt="Vallée de la Marne " width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/vallee-marne-champagne.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/vallee-marne-champagne-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /><p id="caption-attachment-32267" class="wp-caption-text">Vigneti Champagne Vallée de la Marne</p></div>
<h2 style="text-align: center;">12 Champagne della Vallée de la Marne da scoprire:</h2>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-32268 size-full" title="champagne delouvin nowack" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-delouvin-nowack-e1516203579910.jpg" alt="champagne delouvin nowack" width="550" height="320" /></h3>
<h3>Sauvage Zero Dosage Delouvin Nowack</h3>
<p>Dei 7,50 ettari di proprietà, suddivisi in 36 parcelle, tutti situati nel comune di Vandières, 4,50 sono piantati a pinot meunier. Questo pas dosé è un pinot meunier in purezza, realizzato con le annate 2011, 2012 e 2013 maturate in vasche inox. Come ci ha detto Bertrand Delouvin “non cerchiamo di far fare la fermentazione malolattica, la fa quando e se parte; in questo caso non l’ha fatta”. Al naso note di albicocca ed erbe aromatiche, mentre al palato è fresco, teso, vivo e dinamico, con un finale molto lungo e sapido in cui riemergono sentori di frutta gialla. Uno Champagne che ben corrisponde al suo nome.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3>Extra Sélection Brut 2011 Delouvin Nowack</h3>
<p>Condotta da Bertrand Delouvin, la Delouvin Nowack propone degli Champagne molto sapidi, quasi marini, per le caratteristiche del terroir e per la sua impostazione tutta “côté sel”. L’Extra Sélection Brut 2011, composto per l’80% da chardonnay che nasce su suolo calcareo e per il 20% da pinot meunier che nasce su suolo sabbioso, nonostante gli 8 grammi di zucchero per litro evidenzia subito una grande dinamicità, con note di frutta bianca, e tanta mineralità, per un palato grintoso, preciso e lunghissimo. Insieme al Le Bois de Binson di Eric Taillet è lo Champagne più coinvolgente e affascinante assaggiato in questa passeggiata nella Vallée de la Marne.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32269" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-demiere.jpg" alt="champagne demiere" width="600" height="229" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-demiere.jpg 600w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-demiere-300x115.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></h3>
<h3>Cuvée Lysandre Extra Brut 2009 Demière</h3>
<p>Sono 8,5 ettari, per 70.000 bottiglie annue prodotte, e tutti nel villaggio di Fleury-La-Rivière quelli da cui nascono gli Champagne Demière. Il Cuvée Lysandre Extra Brut 2009 è un pinot meunier in purezza che non ha fatto la malolattica. Ai profumi di cassis e uva spina fa seguito un palato equilibrato, iodato, di bella lunghezza e tensione, soprattutto per un 2009, con un lungo finale in cui spicca la componente marina, per uno Champagne davvero piacevole e di facile beva.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Solera 23 Brut Demière</h3>
<p>La Maison Demière oggi è gestita da Audrey Demière e Jérôme Niziolek. Per Jérôme la solera (o réserve perpetuelle che dir si voglia) rappresenta il dna del vino, la sua spina dorsale. L’ha cominciata nel 1978, maturata a lungo in legno, poi messa in vasca inox. Il Solera 23 Brut ha un naso leggermente affumicato, con note di frutti di bosco maturi. Il palato invece è di bella materia e di grande tensione, sapido, lungo e complesso, con sentori di mare e iodio, con tanta grinta e pienezza insieme. Uno Champagne che è allo stesso tempo complesso e piacevole.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32273" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-Leriche-Tournant.jpg" alt="champagne Leriche Tournant" width="600" height="196" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-Leriche-Tournant.jpg 600w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/champagne-Leriche-Tournant-300x98.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></h3>
<h3>Tradition Brut Leriche Tournant</h3>
<p>Isabelle e Benjamin Moulun-Leriche gestiscono 6 ettari, tutti situati a Vandières, di cui 3,5 ettari di pinot meunier, 2,5 di pinot nero e 0,5 di chardonnay, per una produzione annua di circa 50.000 bottiglie. Questo tradition Brut è un pinot meunier in purezza con un dosaggio di 8 grammi di zucchero per litro, dalle annate 2013-14-15, tutte con maturazione in vasche inox e con la fermentazione malolattica effettuata completamente. Di bella materia, è fresco e sapido, nonostante un filo di dolcezza di troppo, e di buona ricchezza, per un tipico Champagne da aperitivo, fruttato, di facile beva e spiccata piacevolezza.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Valutazione: </strong><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32270" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Denis-Salomon.jpg" alt="Champagne Denis Salomon" width="600" height="374" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Denis-Salomon.jpg 600w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Denis-Salomon-300x187.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></h3>
<h3>Carte Noire Brut Denis Salomon</h3>
<p>La Denis Salomon è un’azienda famigliare situata a Vandières che conta 3,75 ettari. Il figlio Nicolas ne ha preso le redini nel 2011, cambiandone radicalmente l’impostazione produttiva. La prima cosa che ha fatto è stata smettere di far fare la malolattica ai vin claire, per avere vini che potessero durare nel tempo, eliminando il lato pastoso e leggermente dolce del pinot meunier. Questo però non ha voluto dire cancellare le cose positive che ha trovato. Il Carte Noire è un pinot meunier in purezzacon il quale Nicolas ricerca una continuità con la storia dell’azienda, grazie all’utilizzo di una solera (in vasca inox) creata nel 2005, cui dal 2012 aggiunge i suoi vin claire senza malolattica per darle maggiore freschezza. Il risultato è uno Champagne dai due volti. Al naso ha note mature, mentre al palato risulta teso e grintoso. Frutta matura e sapidità, lunghezza e carattere, per un risultato davvero molto interessante.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Elegance Brut Blanc de Blancs Denis Salomon</h3>
<p>Tra le varie novità portate in azienda da Nicolas una è stata particolarmente importante: la decisione di non vendere più le uve e di imbottigliare tutto (circa 35.000 bottiglie annue suddivise in ben 8 etichette). È così che dal poco più di mezzo ettaro piantato a chardonnay nasce questo Elegance Brut, un millesimato non dichiarato (in questo caso è un 2014). Naso con note di frutta e fiori bianchi, ricco e pieno, di buona persistenza e dal finale sapido, lungo e agrumato, per uno Champagne di buona polpa e spessore, ma con un bel contrasto acido. Insomma un prodotto davvero ben condotto in cantina, che dimostra come Nicolas abbia le idee molto chiare.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Rosé de Saignée Brut Denis Salomon</h3>
<p>Pinot meunier in purezza da una sola parcella, la Chenovières, dove ci sono le vigne più vecchie dell’azienda (piantate nel 1962), questo Rosé de Saignée è il risultato di 24 ore di macerazione e, come sempre per i rosé de saignée, proviene da una sola annata, in questo caso la 2013. Di bella materia, con note di pepe e frutti rossi di bosco, è vinoso, di notevole complessità e profondità, ma anche di grande freschezza. Affascinante, chiude lungo e nitido. Dall’anno prossimo anno Nicolas rivendicherà la parcella nell’etichetta chiamandolo Rosé de Meunier Chenovières.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32272" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Serveaux-Fils.jpg" alt="Champagne Serveaux Fils" width="600" height="367" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Serveaux-Fils.jpg 600w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Serveaux-Fils-300x184.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></h3>
<h3>Meunier d’Antan Brut Nature Serveaux Fils</h3>
<p>Hugo e Nicolas Serveaux costituiscono la terza generazione della famiglia a gestire l’azienda fondata da Georges negli anni ’50 a Passy-sur-Marne. Il Meunier d’Antan Brut Nature è un pinot meunier in purezza, e questa versione proviene in parti uguali dalle annate 2013 e 2014. Non è stata effettuata la fermentazione malolattica e la maturazione è stata fatta per metà in vasca inox e per metà in legno. Tutto giocato sulla grinta acida, con note di mela verde e nocciola, temperata da leggere note boisé, è uno Champagne austero, interessante ed espressivo, che manca però di un po’ di complessità per convincermi pienamente.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Valutazione: </strong><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<h3>Rosé de Saignée Brut Serveaux Fils</h3>
<p>Oggi sono 15 gli ettari vitati della Serveaux Fils, situati tra Passy-sur-Marne e la vicina Barzy-sur-Marne, costituiti per il 60% da pinot meunier, e per il restante 40% da chardonnay e pinot nero in parti uguali, per una produzione di circa 45.000 bottiglie annue. Questo Rosé de Saignée Brut proviene da pinot meunier e pinot nero in parti uguali dell’annata 2013. La macerazione è stata di 18 ore e Hugo non ha fatto fare la malolattica non solo al pinot meunier, ma neanche al pinot nero. Dosato con 5 grammi di zucchero per litro, è teso e fresco, ricco ma di grande grinta e tensione, con note floreali, di frutti rossi e spezie, per un finale piacevole e ricco di polpa.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32271" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-eric-Taillet.jpg" alt="Champagne Eric Taillet" width="394" height="111" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-eric-Taillet.jpg 394w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-eric-Taillet-300x85.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 394px) 100vw, 394px" /></h3>
<h3>Exlusiv’t Brut Eric Taillet</h3>
<p>Quarta generazione alla guida dell’azienda famigliare, Eric Taillet conta su circa 6 ettari di proprietà. elaborano una réserve perpetuelle (Eric ci tiene a non chiamarla solera) che non fa malolattica. L’annata di referenza è la 2015, con un 30-40% di Vin de Réserve (dalle annate 2011-2014) e 6-8 grammi di zucchero. Tutto matura sur pointe e non sur lattes per evitare al massimo l’ossidazione, un problema molto sentito con il pinot meunier. Cremoso, di bella aromaticità, è uno Champagne piacevole, di buona freschezza e ben realizzato, ma troppo pettinato e cui manca di un po’ di anima per convincere davvero.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>Valutazione: </strong><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri.png" alt="tre_quadri" width="75" height="32" /></span></p>
<h3>Le Bois de Binson Eric Taillet</h3>
<p>Dalla parcella omonima piantata nel 1956 e da solo pinot meunier nasce questo Le Bois de Binson, dai millesimi 2012 e 2013 – un’annata di tensione e un’annata di frutto – con soli 2 grammi litro di zucchero, giusto per arrotondare gli spigoli. La liqueur d’expédition è del 2004 (Eric ha una liqueur di 10-20 anni). Ricco e fresco insieme, naso elegante e fine, con note di frutti di bosco freschi. Palato lungo e complesso, fresco e teso, sfaccettato, leggermente speziato, con un finale sapido e intenso, minerale e leggermente floreale. Splendido.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<div id="attachment_32264" style="width: 704px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-32264" class="wp-image-32264 size-full" title="Champagne Vallée de la Marne" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Vallee-de-la-Marne.jpg" alt="Champagne Vallée de la Marne" width="694" height="267" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Vallee-de-la-Marne.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2018/01/Champagne-Vallee-de-la-Marne-300x115.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /><p id="caption-attachment-32264" class="wp-caption-text">Mappa Champagne Vallée de la Marne</p></div>
<p style="text-align: center;"><strong>Leggi anche:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-cote-des-blancs.html">5 Champagne della Côte des Blancs da scoprire</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-per-estate-montagne-de-reims.html">I produttori da scoprire della Montagne de Reims</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/aube-champagne.html">L&#8217;Aube, l&#8217;altro Champagne</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-vallee-de-la-marne.html">Champagne: la Vallée de la Marne</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’Aube, l’altro Champagne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2017 12:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/aube-champagne.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/aube-champagne-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="champagne aube" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/aube-champagne-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/aube-champagne-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/aube-champagne.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>La Côte des Bar, situata nel dipartimento dell’Aube, è la regione più meridionale della denominazione della Champagne. Molto più vicina a Chablis, da cui dista una cinquantina di chilometri, che a Reims o a Épernay, che sono a oltre 150 chilometri, è una delle zone storiche di produzione dello Champagne, anche se c’è voluta una vera e propria rivolta popolare per farla entrare nella prima delimitazione della denominazione del 1927. I comuni interessati sono 63, per 8.000 ettari vitati (poco meno di un quarto dell’intero vigneto dello Champagne). Piantata principalmente a pinot nero (per circa l’80%), vede anche una piccolissima [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/aube-champagne.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/aube-champagne-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="champagne aube" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/aube-champagne-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/aube-champagne-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/aube-champagne.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div><p>La <strong>Côte des Bar</strong>, situata nel dipartimento dell’<strong>Aube</strong>, è la regione più meridionale della denominazione della <strong>Champagne</strong>. Molto più vicina a Chablis, da cui dista una cinquantina di chilometri, che a Reims o a Épernay, che sono a oltre 150 chilometri, è una delle zone storiche di produzione dello Champagne, anche se c’è voluta una vera e propria rivolta popolare per farla entrare nella prima delimitazione della denominazione del 1927. I comuni interessati sono 63, per <strong>8.000 ettari vitati</strong> (poco meno di un quarto dell’intero vigneto dello Champagne). Piantata principalmente a <strong>pinot nero</strong> (per circa l’80%), vede anche una piccolissima presenza di vitigni ormai abbandonati nelle altre zone, come il pinot bianco, l’arbane o il petit meslier. I vigneti dell’Aube sono situati in terreni collinari, con pendenze che raggiungono anche il 15%, lungo delle strette vallate e con le cime delle colline coperte di boschi. Il suolo è di tipo kymmeridgiano, duro e poco permeabile, e va da marne argillo-calcaree a marne prive di calcare.</p>
<div id="attachment_31298" style="width: 610px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-31298" class="wp-image-31298 size-full" title="Mappa Vigneti Champagne Côte des Blancs" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/vigneti_champagne-aube.jpg" alt="vigneti champagne aube" width="600" height="506" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/vigneti_champagne-aube.jpg 600w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/10/vigneti_champagne-aube-300x253.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><p id="caption-attachment-31298" class="wp-caption-text">Vigneti Champagne Aube</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco una serie di Champagne assaggiati durante una visita di qualche mese fa, tutti di piccoli produttori che lavorano solo uve di proprietà.</p>
<h3>Brut Réserve Morize Père &amp; Fils</h3>
<p>La famiglia Morize è presente a Les Riceys dal 1830 e da tre generazioni ha creato la propria azienda. Oggi conta su 6 ettari vitati. Il Brut Réserve, composto per l’85% da pinot nero e per il 15% da chardonnay, resta per ben 16 anni sui lieviti! La fermentazione malolattica viene svolta solo in certi casi, a seconda dell’annata e della ricchezza acida dei vins clairs. Lungo, cremoso, è ingentilito e quasi cesellato dallo chardonnay. Chiude su note di spezie, con sfumature mentolate e toni floreali.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut Millésimé 2000 Morize Père &amp; Fils</h3>
<p>Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere da un millesimato di questa zona, il 2000 è un Blanc des Blancs, in cui accanto allo chardonnay troviamo un 5% di pinot bianco. Molto complesso, si presenta con sentori di frutta secca, nocciole e tartufo. Il palato è coerente, con note di cioccolato bianco e miele, lungo e cremoso, ma stupisce piacevolmente grazie a un finale inaspettatamente grintoso e teso di grande freschezza.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut Excellence Jacques Defrance</h3>
<p>Da quattro generazioni la famiglia Defrance lavora una serie di noti climat per proporre alcuni tra i migliori Champagne della Côte des Bar. L’Excellence è un pinot nero in purezza, principalmente da vins clairs del 2010, poi 2009 e 2008, cui si aggiunge un 30% di vin de réserve, con 5 grammi di zucchero per litro. Molto maturo, di buona complessità, entra morbido, quasi un po’ troppo, ma poi è seguito da una grande tensione. Uno Champagne che dovrebbe piacere proprio a tutti, perché riempie il palato, ma senza pesantezze, anzi con freschezza e grande persistenza.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut Millésimé 2002 Jacques Defrance</h3>
<p>L’azienda guidata da Christophe Defrance, situata a Les Riceys-Bas, dai 12 ettari vitati aziendali ottiene anche degli splendidi millesimati. Blend paritario di chardonnay e pinot nero, il 2002 esprime al meglio le straordinarie potenzialità dell’annata. Di grande freschezza e tensione, con note di spezie e frutta bianca, al palato è integro e dinamico, fine ed elegante, con un lungo finale sapido e grintoso.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3>Extra Brut Cuvée Heritage Emmanuel Tassin</h3>
<p>Parlare di uno Champagne insolito in questo caso è dire poco. La Cuvée Heritage è in effetti un pinot bianco in purezza (la maison Emmanuel Tassin, un po’ meno di 10 ettari di proprietà, ha infatti 2 ettari di 75 anni piantati a pinot bianco). Un solo grammo di zucchero per litro, presenta spiccati toni di albicocca disidratata, è ricco e strutturato, rotondo, complesso, ma sempre di buona freschezza e lunghezza. Un vino intrigante, anche se da interpretare e con una bevibilità non propriamente “immediata”.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Cuvée Perlé Emmanuel Tassin</h3>
<p>Blend paritario di chardonnay e pinot bianco. Al naso spiccano agrumi, in particolare pompelmo, e fiori bianchi, mentre al palato ha toni marini, grande sapidità, è complesso e con un lungo finale in cui emergono note di albicocca (qui piuttosto tipiche per il pinot bianco) e il pepe bianco. Affascinante</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut Prestige 2008 Michel Furdyna</h3>
<p>L’azienda della famiglia Furdyna lavora 8 ettari di vigne sparsi in 6 diversi comuni. Blend paritario di chardonnay e pinot nero, con 8 grammi di zucchero per litro, è stato sboccato nel novembre 2016. Sapido, complesso, teso e morbido insieme, ha tanta materia ben gestita. Il finale è pirotecnico, con note di zenzero e pepe bianco.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut La Loge 2006 Michel Furdyna</h3>
<p>100% pinot nero dalla vigna più vecchia (45 anni), 9 grammi di zucchero per litro ma senza aver effettuato la fermentazione malolattica, degorgiato in ottobre 2015. Naso con note di miele, zenzero, frutta bianca e nocciola, palato aristocratico, ben sostenuto, grintoso quasi fino all’austerità, di grande corpo.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut Grande Réserve Rollin</h3>
<p>Situata nella valle della Sarce, nella parte meridionale della Côte des Bar, la famiglia Rollin gestisce 6 ettari di proprietà, per una produzione di circa 40.000 bottiglie all’anno. Dal 2016 lavora tutto in azoto e senza aggiunta di solforosa. Il Grande Réserve è a base di pinot nero con un 20% di chardonnay, 50% 2010 e 50% da una solera di 18 anni in cuve inox, con 9 grammi di zucchero per litro. Complesso, intenso, con note di frutta bianca e secca seguite da fragoline di bosco, ha un palato ricco (per il frutto e non per lo zucchero), elegante, comunque teso e di buona lunghezza. Uno Champagne da pasto, che riesce a coniugare complessità e piacevolezza.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut Privilege 2008 Rollin</h3>
<p>Diversa impostazione rispetto alla Grand Réserve: meno zucchero (6 grammi per litro), meno cremosità. Al contrario, uno Champagne tutto giocato sulle sfumature, sussurrato e lungo, profondo, nitido e teso, insomma un millesimato da aperitivo, equilibrato e affascinante.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut Blanc Prestige Hübschwerlin</h3>
<p>Ecco un autentico “Champagne de garage”, visto che è in spazi davvero ristretti, nella cantina di casa e con attrezzature artigianali molto lontane da quelle scintillanti e tecnologiche che di solito si immaginano, che la famiglia Hübschwerlin realizza le sue etichette. I vigneti sono situati su terreni argillo-calcarei e sono lavorati in biologico, senza diserbanti e con trattamenti a base di alghe. Ben fatto e interessante il Brut Tradition, equilibrato e di notevole finezza, ma è il Brut Blanc Prestige ad averci affascinato: pinot bianco in purezza dall’annata 2014, con solo 1 grammo di zucchero per litro, è floreale, dinamico, quasi salato, con un finale in cui spiccano note di lavanda e frutta bianca, tutto in leggerezza.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Brut Tradition Hübschwerlin</h3>
<p>Non millesimato, ma sono tutti Champagne d’annata. Questo è un 2014. 90% pinot nero, 10% pinot meunier, 8 grammi di zucchero per litro. Naso ricco, con note di frutti rossi e spezie. Palato equilibrato e di notevole finezza, lungo e carnoso. Un Pinot Nero di spessore.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Blanc de Noirs Brut René Jolly</h3>
<p>Pierre-Eric Jolly gestisce 14 ettari vitati di proprietà su suolo kymmeridgiano, molto duro, 75% a pinot nero e il restante 25% a chardonnay. Il Blanc de Noirs Brut costituisce il 60% della produzione e vede l’assemblaggio di 3-4 annate. 100% pinot nero, è uno Champagne austero e con nerbo, lungo, con note di frutti di bosco, dalla bolla finissima e con un palato di spalla ma anche di grande finezza. Impressionante per un “base”.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3>Cuvée Speciale RJ René Jolly</h3>
<p>Da vini delle annate 2005-2006, quindi con 10 anni di affinamento sui lieviti, è un blend quasi paritario di chardonnay (54%) e pinot nero. Cremoso e ricco, con note di spezie, pan brioche e crema pasticcera ma senza nessun cedimento a toni dolci, è molto lungo e di bella profondità. Esemplare per equilibrio e pienezza.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3>Editio ‘05 René Jolly</h3>
<p>La famiglia Jolly possiede dei vigneti a Landreville fin dal XVIII secolo. Blend paritario di pinot nero e chardonnay, l’Edito ’05 è maturato per 8 settimane in barrique (realizzate con legno della regione). Sboccatura pas dosé, è grintosissimo, quasi crudo, petroso, lungo e davvero di grande qualità, con un finale ricco di materia e note di pane grigliato, per un palato che “Krugeggia”.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<hr />
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-cote-des-blancs.html">5 Champagne della Côte des Blancs di piccoli produttori da scoprire</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-per-estate-montagne-de-reims.html">Champagne: i produttori da scoprire della Montagne de Reims</a></strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/aube-champagne.html">L’Aube, l’altro Champagne</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Champagne: la Côte des Blancs</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Zaccaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2017 14:21:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-cote-des-blancs.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-1-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Champagne Côte des Blancs" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-1-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-1-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-1.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>Siamo alla seconda parte del nostro viaggio alla scoperta degli Champagne di piccoli produttori. Dopo aver parlato di etichette e produttori della Montagne de Reims e dei loro pinot nero, ecco qualche suggerimento di Champagne che nascono nella Côte des Blancs, patria dello chardonnay. Una selezione delle produzioni più interessanti di piccoli vigneron ancora poco noti in Italia. &#160; 5 Champagne della Côte des Blancs da scoprire: &#160; Zero Dosage Grand Cru Blanc de Blancs Lilyale Waris-Hubert Olivier Waris gestisce 11 ettari di proprietà in comuni Grand Cru quali Avize, Oger, Cramant, Ay e Choully (sito aziendale). La Lilyale è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-cote-des-blancs.html">Champagne: la Côte des Blancs</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-cote-des-blancs.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-1-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Champagne Côte des Blancs" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-1-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-1-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-1.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div><p>Siamo alla seconda parte del nostro viaggio alla scoperta degli <strong>Champagne </strong>di piccoli produttori. Dopo aver parlato di etichette e produttori della <a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-per-estate-montagne-de-reims.html">Montagne de Reims</a> e dei loro pinot nero, ecco qualche suggerimento di <strong>Champagne</strong> che nascono nella <strong>Côte des Blancs</strong>, patria dello <strong>chardonnay</strong>. Una selezione delle produzioni più interessanti di piccoli vigneron ancora poco noti in Italia.</p>

<img loading="lazy" decoding="async" width="694" height="420" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs.jpg" class="attachment-full size-full" alt="Champagne Côte des Blancs" link="none" size="full" columns="1" ids="29406,29407" orderby="post__in" include="29406,29407" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/champagne-cote-de-blancs-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" />
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<p>&nbsp;</p>
<h2>5 Champagne della Côte des Blancs da scoprire:</h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-29409 size-medium" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Lilyale-Waris-Hubert-204x300.jpg" alt="Champagne Grand Cru Lilyale Waris-Hubert" width="204" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Lilyale-Waris-Hubert-204x300.jpg 204w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Lilyale-Waris-Hubert.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 204px) 100vw, 204px" />Zero Dosage Grand Cru Blanc de Blancs Lilyale Waris-Hubert</h3>
<p>Olivier Waris gestisce 11 ettari di proprietà in comuni Grand Cru quali Avize, Oger, Cramant, Ay e Choully (<a href="http://champagne-waris-hubert.fr/index-fr.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito aziendale</a>). La Lilyale è un Blanc de Blancs esemplare per chi ama prodotti di grande presenza acida, quasi taglienti, e di grande nitidezza. Da vigneti di Avize e Cramant e da &#8220;vini base&#8221; del 2011 e del 2012, è un perfetto Champagne da aperitivo: teso e slanciato, floreale, totalmente secco e di straordinaria precisione aromatica, ha note di frutta bianca fresca, è brillante, lungo e si rivela di rara piacevolezza. Davvero tutto da bere.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-29408" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Eminence-Waris-Hubert-204x300.jpg" alt="Champagne Eminence 2010 Waris-Hubert" width="204" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Eminence-Waris-Hubert-204x300.jpg 204w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Eminence-Waris-Hubert.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 204px) 100vw, 204px" />Brut Grand Cru Blanc de Blancs Eminence 2010 Waris-Hubert</h3>
<p><strong> </strong>Difficile selezionare i migliori o i più convincenti Champagne di questa maison, tanto l&#8217;intera gamma è pienamente riuscita. L’ultimo Blanc de Blancs creato dalla Waris-Hubert, l’Eminence 2010, nasce da vecchie vigne di Avize ed è vinificato e maturato per sei mesi in legno. Ricco, pieno, intenso e profondo, con note di frutta bianca e spezie, si dimostra un “vin de garde” maturo ma anche dinamico, lungo e persistente, complesso, sfaccettato e di grande fascino.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> </strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri.png" alt="quattro_quadri" width="100" height="32" /></span></a></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-29410" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/fallet-prevostat-champagne-extra-brut-204x300.jpg" alt="Champagne Grand Cru Blanc de Blancs Fallet-Prévostat" width="204" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/fallet-prevostat-champagne-extra-brut-204x300.jpg 204w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/fallet-prevostat-champagne-extra-brut.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 204px) 100vw, 204px" />Extra Brut Grand Cru Blanc de Blancs Fallet-Prévostat</h3>
<p>Da uve pienamente mature dei vigneti di Avize, vinificato in legno con soli 4 grammi di zucchero per litro, da “vini base” del 2006, 2007 e 2008, ecco un autentico Champagne tradizionale. Gesso, agrumi e frutta tropicale con leggere note floreali scandiscono un palato rotondo e morbido, ma ben sostenuto dalla tensione acida e di notevole tenuta, con un lungo finale in cui spiccano note di tartufo. Uno Champagne che, nonostante l’età dei vini base, è freschissimo, nitido e piacevole.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-29411 alignright" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/cuvee-555-Voirin-Jumel-204x300.jpg" alt="Champagne Cuvée 555 Voirin-Jumel" width="204" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/cuvee-555-Voirin-Jumel-204x300.jpg 204w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/cuvee-555-Voirin-Jumel.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 204px) 100vw, 204px" />Brut Grand Cru Blanc de Blancs Cuvée 555 Voirin-Jumel</h3>
<p>Nata dal matrimonio tra Gilles Voirin e François Jumel, l’azienda è oggi guidata dai figli Alice e Patrick (sito), che gestiscono 11 ettari vitati in 12 comuni, situati tra Côte des Blancs e Montagne de Reims, con ogni parcella lavorata separatamente, per circa 100.000 bottiglie all’anno prodotte. Il nome di questa etichetta, 555, viene dal numero civico dove si trova la Maison. Uve che provengono da una sola vigna, il Clos du Mardu a Cramant, legno piccolo di vari passaggi, “vini base” di 4 diverse vendemmie, malolattica svolta e oltre 5 anni sui lieviti danno vita a uno Champagne dal palato di notevole corpo e dalle note speziate, ma che contrariamente alle attese chiude affilato, teso, lungo e con un grintoso finale gessoso, dando la voglia di berne subito un altro sorso.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span></strong> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/tre_quadri_m.png" alt="tre_quadri_m" width="86" height="32" /></span></a></p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-29412 size-medium alignleft" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Blanc-de-Blacs-Pierrard-203x300.jpg" alt="Champagne Les Hautes Bauves 2005 Gérald Pierrard" width="203" height="300" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Blanc-de-Blacs-Pierrard-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Blanc-de-Blacs-Pierrard-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/07/Champagne-Blanc-de-Blacs-Pierrard.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" />Blanc des Blancs Grand Cru Les Hautes Bauves 2005 Gérald Pierrard</h3>
<p>Dopo aver passato diversi anni ad assaggiare e selezionare <em>vin clairs</em> (le basi per lo Champagne) per alcune delle Maison più famose della denominazione, non ultima Veuve Clicquot Ponsardin, Gérald Pierrard ha colto l’occasione di acquistare Les Hautes Bauves, un piccolo Clos di poco più di un ettaro a Cramant. Oggi Gérald gestisce 22 parcelle, tutte a Cramant, per un totale di 2,12 ettari e una produzione di sole 6000 bottiglie all’anno ricavate dalle uve migliori (il resto delle uve viene venduto). Sboccato a novembre 2016 (dopo 10 anni di affinamento sui lieviti…), con un dosaggio di 7/8 grammi di zucchero per litro, il 2005 si presenta con sentori leggermente tropicali e una bolla finissima. In entrata è rotondo e vinoso, ma anche di grande definizione e nitidezza, per poi a metà palato dare una vera e propria scossa di acidità con delle note gessose. Finale lungo e cremoso, dove i toni floreali e di cioccolato bianco sono coperti da quelli agrumati. Una sorta di sintesi stilistica tra uno Champagne di “vigneron” e uno “grande maison”. Affascinante e coinvolgente.</p>
<p><strong><span class="itemExtraFieldsLabel">Valutazione:</span> <a href="http://www.viadeigourmet.it/sistema-di-valutazione"><span class="itemExtraFieldsValue"><img loading="lazy" decoding="async" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/quattro_quadri_s.png" alt="quattro_quadri_s" width="134" height="33" /></span></a></strong></p>
<hr />
<p><strong>Visita le tre sezioni dedicate alle Storie di vino:</strong></p>
<ul>
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</ul>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/territori">Territori</a></strong></li>
</ul>
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<li><strong><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/produttori">Produttori</a></strong></li>
</ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/champagne-cote-des-blancs.html">Champagne: la Côte des Blancs</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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		<title>Epokale, il Gewürztraminer che riposa in miniera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciana Squadrilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2017 06:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/epokale-gewurztraminer-che-riposa-in-miniera.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale_Cantina_Tramin-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Epokale Cantina Tramin" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale_Cantina_Tramin-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale_Cantina_Tramin-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale_Cantina_Tramin.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div>
<p>Lo ammetto: oltre a non essere esattamente un’esperta di vini, non sono una grande amante del Gewürztraminer, il vino ottenuto dall’omonimo vitigno aromatico che ha i suoi territori d’elezione in Alto Adige (in particolare a Termeno, che non a caso si chiama Tramin in tedesco) e in Alsazia. Quando poi ho letto di un vino – un Gewürztraminer, appunto – fatto fermentare e invecchiare in una miniera ho subito pensato a una mossa di marketing: “non sanno più cosa inventarsi”. Perché, allora, ho accettato l’invito a una degustazione dedicata proprio all’Epokale, la nuova etichetta della Cantina Tramin? Prima di tutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/epokale-gewurztraminer-che-riposa-in-miniera.html" target="_blank"><img width="203" height="300" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale_Cantina_Tramin-203x300.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Epokale Cantina Tramin" decoding="async" loading="lazy" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale_Cantina_Tramin-203x300.jpg 203w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale_Cantina_Tramin-300x442.jpg 300w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale_Cantina_Tramin.jpg 350w" sizes="auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a></div><p>Lo ammetto: oltre a non essere esattamente un’esperta di vini, non sono una grande amante del <strong>Gewürztraminer</strong>, il vino ottenuto dall’omonimo vitigno aromatico che ha i suoi territori d’elezione in Alto Adige (in particolare a Termeno, che non a caso si chiama Tramin in tedesco) e in Alsazia. Quando poi ho letto di un vino – un Gewürztraminer, appunto – fatto fermentare e invecchiare in una miniera ho subito pensato a una mossa di marketing: “non sanno più cosa inventarsi”.</p>
<p>Perché, allora, ho accettato l’invito a una degustazione dedicata proprio all’<strong>Epokale</strong>, la nuova etichetta della <a href="http://www.cantinatramin.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Cantina Tramin</strong></a>? Prima di tutto per curiosità, naturalmente, e perché assaggiare di persona è sempre meglio che limitarsi a leggere quello che raccontano gli altri.</p>
<p>Ma anche perché a scriverne (bene) erano stati alcuni colleghi che stimo, perché l’invito arrivava da un’agenzia del cui lavoro ho altrettanta stima – Studio Cru – e perché non si trattava della “solita” degustazione ma qualcosa di più particolare. E poi sì, d’accordo: anche perché l’appuntamento era da <a href="http://www.viadeigourmet.it/ristoranti/zuma-rome.html"><strong>Zuma</strong></a> (in terrazza, dove c’è il bar) e avevo non poca voglia di assaggiare di nuovo qualcosa dal menu del famoso ristorante di cucina giapponese <em>izakaya</em> aperto da circa un anno a Roma.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-29248" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/degustazione-cantina-tramin.jpg" alt="" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/degustazione-cantina-tramin.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/degustazione-cantina-tramin-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<p>Ma andiamo con ordine: prima di tutto, stiamo parlando del prodotto (anzi dei prodotti, perché dopo la degustazione di Traminer abbiamo assaggiato anche altre etichette molto interessanti) di una delle più grandi e antiche cantine cooperative della regione: nata nel 1898 a Termeno e fusa nel 1971 con la Cantina Sociale di Egna, oggi mette insieme <strong>260 ettari vitati</strong> e oltre 180 famiglie proprietarie che coltivano le vigne autonomamente ma seguendo indicazioni e obiettivi comuni. A dirigerne i lavori in vigna e cantina è <strong>Willi St</strong><strong>ürz</strong>, premiato nel 2004 come miglior enologo d’Italia dalla guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.</p>
<p>Anche se sono diversi i vitigni coltivati, naturalmente il Gewürztraminer è il fiore all’occhiello e la vera “missione” della Cantina. Il territorio – una microzona a 286 m slm, circondata da alte montagne e influenzata dalla vicinanza del lago di Garda, oltre che da quello di Caldaro, con forti escursioni termiche – è all’origine di vini particolarmente aromatici che, ha spiegato Stürz in occasione dell’incontro romano, solitamente si differenziano da quelli alsaziani per il residuo zuccherino più basso, risultando così più secchi. La Cantina Tramin – ha proseguito – si differenzia in questo da altre realtà locali perché da sempre lavora almeno piccole “partite” di vino con un residuo maggiore che vengono solitamente utilizzate per dare maggiore corpo e carattere al <strong>Nussbaumer</strong>, il vino di punta che nasce dalle uve coltivate nelle vigne dell’omonimo maso ai piedi del monte Roen, affacciato sul lago di Caldaro.</p>
<p>Da qualche anno si è deciso di imbottigliare con un’etichetta a sé queste partite, costituite da uve mature ma perfettamente integre, non attaccate da muffa nobile e vendemmiate a fine ottobre, per ottenere un vino che si avvicina di più a un Gewürztraminer di stile “internazionale” e che ha maggiori potenzialità di invecchiamento: è nato così l’<strong>Epokale</strong>, prezioso e raro <strong>Gewürztraminer Spätlese</strong> destinato soprattutto alla ristorazione di fascia alta (venduto a un prezzo di circa 45 euro in cantina).</p>
<p>A questo punto, però, si poneva il problema di dove farlo riposare una volta in bottiglia, considerando che lo spazio in cantina era limitato e soprattutto non adatto a un invecchiamento del genere. “I nostri nonni – ha spiegato l’enologo – dicevano che in montagna il vino invecchia meglio che in valle, cosa che in realtà è dimostrata e dipende anche dalla differenza di pressione. Perciò abbiamo pensato di seguire il loro &#8216;consiglio&#8217; e inizialmente avevamo individuato un posto sullo Stelvio, a 3000 m d’altezza, ma era troppo freddo! Poi abbiamo pensato alla miniera di Monteneve: si trova a 2000 m, ma l’imbocco è a 450 m sotto terra. Le condizioni del punto dove sono state posizionate le bottiglie sono ideali: 11° C gradi costanti, buio totale, la giusta umidità”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-29245" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale-Traminer-miniera.jpg" alt="Epokale Traminer miniera" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale-Traminer-miniera.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/Epokale-Traminer-miniera-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<p>Tra le più alte d’Europa, a lungo fonte di metalli preziosi ma ormai abbandonate da tempo per l’attività di estrazione, le <strong>miniere di Ridanna Monteneve</strong> sono oggi una <a href="http://www.bergbaumuseum.it/it/ridnaun/information/index.asp">galleria-museo</a> – visitabile in parte – gestita dalla Provincia di Bolzano, cui la cantina ha chiesto lo spazio in concessione per mettervi le circa 1200 bottiglie prodotte ogni anno dal 2009, le prime delle quali sono state presentate sul mercato solo pochi mesi fa e che, insieme ad altri colleghi giornalisti ma soprattutto a sommelier di noti ristoranti romani, abbiamo assaggiato da Zuma.</p>
<p>Come dicevo, però, si è trattato di una degustazione un po’ particolare: non abbiamo assaggiato solo l’Epokale, ma anche altri 5 Gewürztraminer tra Italia e Alsazia, di annate differenti – 2006, 2009 e 2013 – le cui etichette ci sono state svelate solo alla fine.</p>
<h2>Ecco una breve sintesi degli assaggi di Gewürztraminer:</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-29246" src="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/assaggi-Gewurtzatraminer.jpg" alt="assaggi Gewürtzatraminer" width="694" height="420" srcset="http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/assaggi-Gewurtzatraminer.jpg 694w, http://www.viadeigourmet.it/wp-content/uploads/2017/06/assaggi-Gewurtzatraminer-300x182.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<h5 style="padding-left: 30px;">2013 Alsace Grand Cru Hengst Gewürztraminer – Domaine Zind Humbrecht, Alsace</h5>
<p style="padding-left: 30px;">(alc. 13,5%, zuccheri residui 48 g/l, acidità totale 4,7 g/l): intensamente profumato di rosa e litchee, opulento.</p>
<h5 style="padding-left: 30px;">2009 Cuvée Laurence, Domaine Weinbach, Alsace</h5>
<p style="padding-left: 30px;">(alc. 14%, zuccheri residui 47 g/l, acidità totale 4,9 g/l): più secco e “verticale”.</p>
<h5 style="padding-left: 30px;">2009 Clos Windsbuhl Gewürztraminer – Domaine Zind Humbrecht, Alsace</h5>
<p style="padding-left: 30px;">(alc. 13,7%, zuccheri residui 60 g/l, acidità totale 4,0 g/l): abbastanza fresco nonostante gli zuccheri e l’alcol in evidenza.</p>
<h5 style="padding-left: 30px;">2006 Alsace Grand Cru Hengst Gewürztraminer – Domaine Zind Humbrecht, Alsace</h5>
<p style="padding-left: 30px;">(alc. 14,5%, zuccheri residui 75 g/l, acidità totale 5,7 g/l): giallo dorato con un naso leggermente speziato (incenso), è ricco e complesso ma non stucchevole nonostante il residuo zuccherino maggiore anche grazie a una bella acidità che invita al secondo sorso.</p>
<h5 style="padding-left: 30px;">2009 Epokale Gewürztraminer – Cantina Tramin</h5>
<p style="padding-left: 30px;">(alc. 12,5%, zuccheri residui 107 g/l, acidità totale 5,6 g/l): con un bel naso floreale e un finale leggermente amaro ma piacevole, risulta il più fresco ed equilibrato nonostante il residuo zuccherino importante.</p>
<h5 style="padding-left: 30px;">2009 TERMINUM Gewürztraminer – Cantina Tramin</h5>
<p style="padding-left: 30px;">(alc. 11%, zuccheri residui 210 g/l, acidità totale 6,6 g/l): giallo dorato intenso, con decisi profumi di frutta gialla e uva surmatura, tende decisamente al dolce.</p>
<p>Dopo la degustazione alla cieca e la rivelazione delle bottiglie, abbiamo poi assaggiato alcuni vini della Cantina di Termeno con gli assaggi della cucina di Zuma in versione finger food, presentati da un ragazzo appassionato e competente.</p>
<p>Il manzo scottato con daikon, salsa di soia, zenzero e lime e il carpaccio di spigola al tartufo con salsa allo yuzu si sposavano bene con lo <em>Stoan</em>, elegante uvaggio di pinot grigio e chardonnay. Tra gli altri assaggi la tartare di tonno allo yuzu e ponzu con crackers all’alga nori, gli spiedini (yakitori) di maiale glassati al miele con karashi, miso e mele, il tofu marinato e fritto servito con un dressing a base di yuzu, limone e soia e la tempura d’astice con salsa ponzu piccante e maionese al wasabi, che io ho felicemente accompagnato con il <em>Nussbaumer</em>, davvero buonissimo (ecco, ho cambiato idea sul Gewürztraminer!).</p>
<p>Siamo passati infine al rosso – un buon <em>Pinot Nero Maglen Riserva</em> <em>2014</em> – con la succulenta <em>T-bone</em> cotta alla <em>robata</em>, la speciale “griglia multipiano” giapponese, prima di passare ai dessert, tra cui una strepitosa Cheesecake allo yuzu con sesamo nero e lamponi.</p>

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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it/vino/degustazioni/epokale-gewurztraminer-che-riposa-in-miniera.html">Epokale, il Gewürztraminer che riposa in miniera</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.viadeigourmet.it">Via dei Gourmet</a>.</p>
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