Mamoiada e il cannonau (e non solo)

mamoiada cannonau

Che Mamoiada sia diventata in meno di dieci anni una delle zone più “hot” del vino d’Italia è ormai un segreto di Pulcinella, ma che ci fossero 15 cantine pronte a presentare in anteprima il loro vino, per di più in assenza di aziende già note, è stata davvero una sorpresa.

È con molta curiosità quindi che mi sono lanciato in questa degustazione clandestina, quasi illegale (si, clandestina e quasi illegale, essendo avvenuta in pieno lockdown a casa di Dario Cappelloni, che posso definire “amico fraterno”, ma proprio “congiunto”, beh, no. C’era giusto la scusa dello “spostamento per lavoro”, come testimonia questo testo).

In questi anni la zona di Mamoiada è vissuta sui risultati e il prestigio di pochi nomi, in particolare quelli di Sedilesu e Giovanni Montisci, ma a forza di seminare sembra sia anche arrivato il primo momento di raccogliere: quest’anno dovrebbero essere ben 29 le aziende che produrranno e imbottiglieranno vino a Mamoiada, una situazione francamente impensabile fino a pochissimo tempo fa. In tutti questi vini si ritrovano alcuni elementi – dalla pratica della fermentazione spontanea all’attenzione per le vigne vecchie e le rese per pianta molto basse, fino alla decisione di giocare a fondo la carta dell’altitudine – che danno vita a dei Cannonau particolari e dalle caratteristiche uniche, decisamente diverse da quelle che troviamo in genere nei Cannonau del resto della Sardegna e che meriterebbero senza dubbio una denominazione a sé stante.

Veniamo ai fatti. L’associazione MAMOJÀ, formata dalla grande maggioranza dei produttori mamoiadini, aveva deciso di presentare il territorio e le aziende associate con la manifestazione MAMOJÀDA VIVES 2020. Di fronte alla situazione creatasi con il covid19 ha reagito inviando i campioni ai vari critici per una degustazione da fare “ognuno in casa propria”:  21 vini, quasi esclusivamente da uve cannonau, un bianco, tre rosati e il resto rossi, molti da aziende che sono alla loro prima annata prodotta. Bene, uno solo, sia per evidenti problemi da “campione di botte” non proprio ben preparato, sia forse perché troppo presto per essere degustato, era ingiudicabile. Tutti gli altri si sono mostrati non solo senza alcun difetto, ma di notevole qualità e coerenza stilistica.

La tempistica della presentazione ha ostacolato la valutazione: presentare oggi dei vini che in certi casi andranno sul mercato dopo l’estate 2021 è davvero un po’ troppo presto, e poi solo 6 dei 21 vini assaggiati erano imbottigliati, gli altri erano tutti campioni di botte. Questo però non ha tolto piacere e interesse agli assaggi.

Nota bene: i 2019 non sono ancora ufficialmente dei Cannonau di Sardegna, ma solo dei vini “atti a divenire” Cannonau di Sardegna.

Degustazione in anteprima dei cannonau di Mamoiada

Maria Pettena Rosato ’18 – Cantina Sannas

Partiamo dal vino più particolare: un rosato imbottigliato da uve cannonau “ripassato” su vinacce di granatza… Un 2018 davvero riuscito, fine, e insieme di bella complessità e grinta, con un finale un po’ magro non particolarmente ricco di frutto, l’annata chiede il suo pegno, ma che principalmente grazie alla tensione acida e a un’intrigante vinosità affascina non poco. L’azienda è stata fondata da Piergraziano Sanna nel 2016 e la produzione si basa su di un ettaro di vigna e un po’ di acquisto di uve dalle vecchie vigne dei vicini.

Valutazione: tre_quadri

vini mamoiada

Cannonau di Sardegna 2019 – Vike Vike

La cantina di Simone Sedilesu, figlio di Francesco, è una di quelle che nel giro di un paio d’anni ha saputo far parlare di sé. Il Cannonau proviene da una vigna a 730 metri di altitudine di una quindicina d’anni e vede solo acciaio per 18 mesi. Fresco al naso nelle sue note di piccoli frutti rossi, con un palato leggermente speziato, dai tannini fini e di buona materia, tutto sul frutto, ha un finale lungo e piacevole.

Valutazione: tre_quadri

 

Cannonau di Sardegna Malarthana 2018 – Cantina Mulargiu

Primo vino in uscita (a fine anno) per la cantina di Francesco Mulargiu e sua moglie Marta, affiancati da Emanuele e Davide, fratelli di Francesco, che va detto non è stata fortunatissima per questo esordio. La 2018 è stata infatti un’annata davvero difficile, con una media di rese inferiori dell’85%, tanto che molti produttori non hanno neanche imbottigliato e di questo vino ne sono state prodotte solo 700 bottiglie. Il Malarthana nasce da una vigna ad alberello di 70 anni e al naso si rivela un po’ vegetale, ma meno semplice di quanto temessi, anche grazie proprio all’età della vigna. Inaspettato il cambio di passo al palato, di buona polpa e di grande espressività, con un finale sapido, in cui emergono note di frutti rossi e scorza d’arancia, per un vino complessivamente davvero piacevole. Difficile ottenere di meglio in un’annata come il 2018.

Valutazione: tre_quadri

 

Mattìo 2019 – Francesco Cadinu

Ed ecco l’unico bianco in assaggio. La cantina di Francesco Cadinu è nata nel 2015 ed è senza dubbio una di quelle di cui più si è parlato in questi anni per la crescita e la capacità di dare voce alle caratteristiche del territorio mamoiadino. Il Mattìo ’19 è una Granatza in purezza che prende il nome dal figlio Matteo, da vigne che vanno dai 40 agli 80 anni situate tra i 650 e i 700 metri di altitudine. Il naso è buccioso, con intense note di macchia mediterranea, caratteristiche che emergono anche al palato, e questo pur se non fa macerazione sulle bucce, è proprio l’uva così. Anche questo è un vino da attendere, di materia e grinta, quasi tannico, bello.

Valutazione: tre_quadri_m

 

Cannonau di Sardegna Perdas Longas 2019 – Francesco Cadinu

Da vigne ad alberello di età media di 70 anni, tra i 650 e i 700 metri di altitudine, con una resa intorno ai 35 quintali per ettaro. La maturazione avviene in botti grandi di castagno. Il naso è un po’ chiuso, con spiccate note floreali, ma il palato è di buona materia e con tannini davvero ben gestiti. Ancora un po’ troppo presto per giudicarlo, gli manca ancora lo sviluppo dato dalla bottiglia, ma si conferma un vino di alto livello, con delle belle prospettive di crescita nei prossimi mesi dopo l’imbottigliamento.

Valutazione: tre_quadri_m

 

Cannonau di Sardegna OcruArana 2019 – Cantina Teularju

15 gradi e non sentirli. Al naso emergono note di cardamomo, chiodi di garofano e pepe nero. Il palato è indietro come dev’essere, austero, ma anche freschissimo, i tannini sono eleganti e nel finale, lungo e di bella sapidità, ritornano i toni speziati, in particolare pepe. Da 2 ettari di vigna giovane, soli tre anni e alla sua prima vendemmia, a 670 metri di altitudine, matura in botte grande. La Cantina Teularju è condotta da Francesco Sedilesu e Rosa Muggittu e conta su 8 ettari vitati in un corpo unico, piantato tutto a cannonau proveniente da una selezione massale fatta a Mamoiada

Valutazione: tre_quadri_m

 

Pramas 2019 – Mario Golosio

Un semplice vino rosso, ma anche questo da uve cannonau in purezza. Al naso è austero, con sentori di inchiostro e china. Al palato è denso e grintoso insieme, con leggere note di eucalipto e un finale sapido dai toni di frutti neri. maturazione in tonneau di 500 litri. L’azienda è nata due anni fa e conta su di un ettaro e mezzo di vigne che vanno dai 10 ai 50 anni, situate dai 680 ai 740 metri di altitudine. Un esordio splendido (questo vino è il primo imbottigliamento in assoluto di questa cantina).

Valutazione: tre_quadri_m

cannonau di Mamoiada

Cannonau di Sardegna Vinera Riserva 2019 – Antonio Mele

Esce a novembre 2021, e questo dice tutto. Il naso è ancora di là dall’esprimersi, ma il palato è davvero convincente: di grande complessità, ricco e denso, senza note sovramature, lungo, certo da attendere, ma con tannini molto belli, fini e fitti insieme. L’azienda dei fratelli Antonio e Salvatore Mele è nata nel 2017 e il Vinera Riserva viene da vigne di circa 80 anni situate a 650 metri di altitudine e con rese bassissime, di 20/30 quintali per ettaro. Il punteggio in questo caso è anche in prospettiva: quanto crescerà nei prossimi mesi? Io credo tanto, e quindi

Valutazione: quattro_quadri

 

Cannonau di Sardegna Mamuthone 2017 – Cantina Giuseppe Sedilesu

Inutile o quasi parlare della Giuseppe Sedilesu, l’azienda che ha letteralmente creato questa “nouvelle vague” mamoiadina, grazie a una serie di vini di altissima qualità e grande costanza, e alla capacità di mettere in comune esperienze e strade da percorrere. La 2017 è stata un’annata siccitosa, tanto, non ha piovuto da marzo a novembre… Al naso sentori di scorza d’arancia e frutti rossi con note floreali, mentre il palato è sorprendentemente fresco e con tannini eleganti, mostrando una splendida gestione dell’annata, per un finale lungo e grintoso. Insomma, come al solito il Mamuthone è una certezza anche nelle annate più complicate.

Valutazione: quattro_quadri

 

Cannonau di Sardegna Ballu Tundu Riserva 2015 – Cantina Giuseppe Sedilesu

Abbiamo scritto che la maggior parte dei vini presentati sono ben lontani dall’essere pronti, e quasi tutti ancora non imbottigliati. Ecco invece un vino sicuramente pronto a uscire sul mercato. Il Ballu Tundu Riserva ’15 è affascinante nei suoi sentori di pepe nero e agrumi, con sfumature di liquirizia e di china. Il palato è elegante, di grande pienezza e allo stesso tempo con una trama cremosa e tannini fini, molto molto lungo. Davvero bello e convincente. Ça va sans dire, anche in questo caso siamo di fronte a vecchie vigne ad alberello, dai 60 ai 100 anni, con rese bassissime, circa 30 quintali per ettaro.

Valutazione: quattro_quadri


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