Niko Romito Formazione

casadonna formazione
Partiti in mattinata su un pullman stile gita delle medie, siamo arrivati a Casadonna passato mezzogiorno, quasi tre ore di viaggio per una conferenza stampa nella lontana Castel di Sangro. Zona impervia e di confine, che difficilmente sarebbe nota ai più se non ci fossero loro, i fratelli Romito, che da quest’estate ne hanno fatto il loro quartier generale. Il Reale, prima a Rivisondoli, si è trasferito qui all’inizio di agosto, in una struttura ampia e austera che vive della bellezza propria e di quella della vallata si cui si affaccia.
Niko e Cristiana Romito si sono trasferiti armi e bagagli qui, anche se sarebbe meglio dire forni e padelle, ma il ristorante Reale ora è solo una delle facce di questo progetto bello e ambizioso. Nell’ex monastero circondato da un vigneto sperimentale e un frutteto, ora trovano spazio un’area eventi, una bella terrazza, una veranda, sei stanze e, soprattutto, una seconda cucina e delle aule per la didattica che sono poi il motivo di questa adunata nella Val di Sangro.

Lunedì 19 si presentava, e si festeggiava, la nascita di Niko Romito Formazione, il progetto culturale legato a Casadonna che gode dell’apporto scientifico dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e il supporto di Slow Food. Presenti alla conferenza Roberto Burdese e Raffaele Cavallo, rispettivamente presidente nazionale di Slow Food e presidente di Slow Food Abruzzo e Molise.
Il 7 maggio partiranno i corsi, dal 24 marzo via alle selezioni che decideranno dei 20 alunni ammessi. Il corso, tre mesi full immersion, prevede non solo l’insegnamento pratico, ma una completa formazione gastronomica, affidata alla struttura di Pollenzo, con tematiche quali chimica del gusto, storia delle culture alimentari, diritto degli alimenti, botanica. Corsi di gestione ed economia prepareranno i futuri cuochi ad affrontare i molti aspetti di un lavoro sempre più complesso e pieno di responsabilità. Prima tra tutte trasmettere la cultura, non solo enogastronomica, e le tradizioni di un luogo. Materia prima e produttori saranno al centro del percorso formativo, garantisce Slow Food, visto il ruolo fondamentale che hanno nella cucina, soprattutto nell’alta cucina: “Non può esserci altissima cucina se non c’è altissima qualità della materia prima e una appropriata cultura enogastronomica”. Del resto l’obiettivo ultimo di questo progetto è “diffondere la cultura gastronomica in Italia e nel mondo, formando quelli che saranno i veri ambasciatori dei nostri prodotti e dei nostri saperi”.
Un obiettivo ambizioso, tanto più se si pensa che nasce in una zona “periferica” rispetto ai grandi centri, un Abruzzo difficile da raggiungere e spesso aspro. Rigore, conoscenza, austerità sono le linee guida della scuola, con frequenti verifiche e un esame finale per assicurare il livello della preparazione.
Ma la lungimiranza del progetto si deve anche alla collaborazione intelligente dei partner: le aziende Pentole Agnelli e Angelo Po e il Pastificio Garofalo, che ha tenuto a precisare che la presenza è circoscritta alla scuola, lasciando così libero lo chef di scegliere il prodotto che ritiene più adatto nel ristorante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *