Oasi degli Angeli

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Le Marche sono una regione conosciuta soprattutto per due motivi: le lunghe spiagge sabbiose tipiche dell’Adriatico e una piccola e media industria dinamica e creativa che sa farsi valere in tutto il mondo. È meno famosa invece per lo splendido territorio, l’ottima cucina e alcuni vini eccellenti, in alcuni casi unici.

La piccola storia dell’Oasi degli Angeli ci dà l’opportunità di far emergere proprio questi aspetti, a torto, meno conosciuti.

Iniziamo col collocare geograficamente i protagonisti: ci troviamo nel sud della regione, in provincia di Ascoli Piceno e precisamente a Cupra Marittima, un vivace “paesotto” di mare. Da qui ci si inoltra verso l’interno seguendo una stradina di campagna che risale una stretta valle caratterizzata da una serie di case coloniche, terreni coltivati e vigneti. Dopo circa tre chilometri si giunge alla contrada Sant’Egidio, la terra dei Kurni (il perché di questo nome lo spiegheremo più avanti), sulla destra un cartello con su scritto “Oasi degli Angeli”, una bella casa di campagna, sede del ristorante, e accanto l’ingresso della cantina. Siamo arrivati nell’azienda dove si produce un vino ormai oggetto di culto in tutto il mondo, il Kurni, un vino rosso da uve montepulciano in purezza.

oasiQui finalmente comincia la storia di Marco Casolanetti, vigneron, ma anche grande gourmet, ed Eleonora Rossi, brillante cuoca e vignaiola provetta quando il lavoro in campagna si fa più duro. Completano la formazione i genitori di Eleonora, Settimia, una vera forza della natura, e Pino, il marito (che deve avere una vita non facile con due donne così volitive accanto), entrambi impegnati in tutti i lavori della campagna, dalle vigne agli animali, agli ortaggi. Questa infatti è una storia di vino, ma anche di cucina “vera”, le cui strade si intrecciano di continuo. Marco ed Eleonora si sono conosciuti all’università di Bologna: lui studia ingegneria meccanica e lei teatro, ma il loro incontro nasce sulla comune passione per la terra, la cucina, il vino e… il design. Tornano nelle Marche e nel ’95 cominciano a lavorare i vigneti dei genitori di lei, piccoli proprietari della zona soprannominati appunto Kurni (ecco svelato il mistero) e aprono una locanda con una trentina di posti a sedere.

La prima annata di uscita sul mercato del Kurni è il 1997, solo poco più di 3000 bottiglie, che tuttavia rappresentarono un vero terremoto nel mondo del vino. I motivi sono presto spiegati. Il Kurni è un montepulciano, uva tradizionale di questa zona, ma che invece di essere prodotta con una resa di 200/250 quintali per ettaro scende a 18/20. L’attuale produzione è salita a poco più di 5000 bottiglie per un totale di quasi 12 ettari di vigna (e una recente acquisizione aggiungerà altri 6 ettari) che potrebbero regalarne tranquillamente oltre 40mila di qualità più che buona. “Ho voluto ridare dignità a questo vitigno che per tanti anni è stato considerato utile solo per tagliare e dare forza a uve considerate più nobili. Ho cercato di dimostrare che il montepulciano, se coltivato in un certo modo, può diventare uno dei più grandi rossi del mondo” si accalora Marco che, non ancora quarantenne, ha già accumulato una competenza tale da essere considerato il vero punto di riferimento di tutta la nouvelle vague dei produttori della zona.

oasi_vigneI vigneti si trovano un po’ dispersi in tutta la valle, a diverse altezze, con esposizioni e terreni di varia natura, tutti curati con vera passione e senza uso di prodotti chimici: “ho intrapreso questa strada prima di tutto perché lavoravo in vigna tutto il giorno e non mi andava di respirare veleni, poi ho anche preso coscienza di come questa fosse la strada più giusta anche per il vino che volevamo produrre. D’altronde, qui i prodotti chimici non sono praticamente mai stati usati, prima per ignoranza, poi per povertà” ricorda Marco. Il nostro vignaiolo, esperienze nelle giovanili di calcio dell’Inter abbandonate (per fortuna!) a causa di ginocchia un po’ fragili, è un ragazzone dalla barba e i capelli neri lunghi e folti che si diverte un po’ a recitare la parte del contadino burbero, ma è soltanto un modo per nascondere la grande sensibilità che si rivela nella sua passione per l’arte, la musica, il design e nel suo indignarsi per le ingiustizie e gli scempi che si perpetrano contro la terra.
La sua idea di vino apparentemente è molto semplice: realizzare un prodotto di carattere che sia espressione del territorio, utilizzando le tecniche più naturali possibili, senza trascurare però le possibilità offerte dall’uso delle barrique, di cui è diventato uno dei massimi esperti e di cui fa un uso particolarissimo ed estremo. Il lavoro che svolge in cantina è certosino nella sua apparente semplicità e significa vinificare le uve provenienti dalle diverse vigne una per una a seconda delle loro caratteristiche pedoclimatiche. In pratica Marco produce cinque o sei Montepulciano, tutti diversi fra loro, che poi assembla nel Kurni, un vino ormai ricercato in tutto il mondo e dal prezzo adeguato (70 euro circa in enoteca) al lavoro veramente unico che c’è dietro ogni bottiglia.

oasi_vigneron“Per fortuna che c’è il ristorante sempre pieno e che ci sono i genitori di Eleonora che si occupano della campagna e danno una mano in cucina, altrimenti non ce la faremmo mai a tirare avanti”. Da qui lo spunto per riprendere il discorso con Eleonora, piccola (di statura) grande cuoca dell’Oasi degli Angeli. Fin da bambina si è trovata tra i fornelli in compagnia della nonna prima e della madre poi, e in questo piccolo, accogliente ristorante esprime una cucina fatta di ingredienti della pura tradizione locale (tutti di produzione propria e biologici), ma trattati con grazia e leggerezza e con spunti creativi assolutamente geniali. L’unico problema è che il ristorante è aperto soltanto nel fine settimana: “non possiamo restare sempre aperti perché vogliamo usare soltanto i nostri prodotti e le quantità sono troppo piccole”. I prezzi sono quasi commoventi considerata la qualità (assoluta) e le quantità (esagerate). Inoltre avrete la possibilità di bere una bottiglia di Kurni stappata da Marco, sempre disponibile a dare spiegazioni e consigli. Insomma, un luogo prezioso che fa dell’accoglienza, della buona cucina e del buon vino, ma anche della discussione curiosa ed intelligente, la sua etichetta.

[Foto di: apartmentinmarche.com; Dario Cappelloni]




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