Oltre il Collio #2 Vini e altri tesori

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Dopo il primo episodio di questo itinerario transfrontaliero tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, ecco la seconda parte, dedicata ai vini e agli altri tesori del Collio.

#2 Vini e altri tesori del Collio

Per chi può, un’ottima base di partenza per visitare la zona del Collio Goriziano è l’affascinante Castello di Spessa, splendida dimora nobiliare a Capriva del Friuli dove soggiornò anche Giacomo Casanova e dove oggi è possibile assaggiare e acquistare gli interessanti vini realizzati da Loretto Pali (dalle uve della tenuta e di altri appezzamenti in Collio).

Da qui, Cormòns è a un tiro di schioppo: vale la pena mettere in programma una sosta presso l’accogliente Enoteca di Cormòns dove, oltre a tutte le etichette dei 32 soci – cantine grandi e piccole, da Edi Keber e Livio Felluga fino a Doro Princic o Picech – è possibile assaggiare anche il meglio della gastronomia regionale, servita in maniera semplice ma curata: spazio dunque al prosciutto crudo di Sauris e a quello di San Daniele, al prosciutto cotto servito con il cren, e ancora ottimi formaggi, salmone affumicato e per concludere una fetta di gubana, il tipico dolce locale, “spruzzata” con una buona dose di Slivovitza – acquavite di prugne – per renderla più morbida e appetitosa.

Bisogna munirsi di ben altro appetito prima di imboccare la porta di un altro indirizzo di Cormòns, noto tanto agli amanti del buon cibo che del buon bere: La Subida. Il locale della famiglia Sirk – il principale mattatore resta il capofamiglia, Josko, che accoglie gli ospiti con calore e schiettezza tra un piatto di polenta fumante con il salame sfumato all’aceto sul focolare al centro della sala e un calice di vino – porta ancora il termine “trattoria” nell’insegna, in omaggio all’atmosfera genuinamente rurale e alla cucina che resta molto legata al territorio nonostante alcuni ammiccamenti alla gastronomia contemporanea; è in realtà un luogo di grande raffinatezza dove concedersi qualche stravizio anche sul côté enologico. Potrà incidere un po’ sul conto (che si attesta sui 60-70 euro senza vini alla Trattoria, sui 35-40 alla più spartana Osteria) ma la cantina di Josko merita non solo una visita ma anche l’assaggio. Altra chicca da non farsi sfuggire: l’aceto di uva tradizionale del Friuli dall’acetaia di proprietà, ottenuto da uve autoctone.

È necessaria invece una breve deviazione da Spessa per raggiungere un altro luogo mitico della storia e dell’enologia friulana: l’Abbazia di Rosazzo.

Risalente all’anno 1000, l’abbazia si trova in una posizione strategica – e panoramica – su una collina circondata da vigneti. Fin dalle origini, grazie alla dedizione e alle competenze dei monaci benedettini provenienti dall’Abbazia di Milstatt (in Carinzia) e poi di quelli domenicani che ne presero il posto, questo è stato un luogo di riferimento per l’agricoltura, l’olivicoltura e la viticoltura locale: nel ‘500 la Ribolla gialla di Rosazzo era prediletta dal Doge di Venezia, che volle riservare per sé l’intera produzione. È tuttavia soprattutto con l’acquisto dei vigneti dell’abbazia da parte di Livio Felluga – 100 anni tondi compiuti nel 2014, celebrati con l’installazione artistica Vigne Museum che unisce natura e arte nel mezzo del vigneto, a cura della designer Yona Friedman e dell’artista contemporaneo Jean-Baptiste Decabèle – che il nome di Rosazzo diventa imprescindibile per l’enologia friuliana. Felluga, che era stato costretto già da tempo a lasciare i terreni di famiglia in Istria, arriva qui nel 1956 e si innamora di queste dolci colline, acquistando i primi vigneti in zona. È proprio in quell’anno che crea la famosa etichetta con la cartina che ritrae la mappatura della “proprie colline”, insieme a un amico antiquario.

Solo nel 2007 Livio riesce ad avere la gestione diretta dei vigneti dell’abbazia, creando il primo vino “Abbazia di Rosazzo 2009”, uvaggio bianco a base friulano con sauvignon, pinot bianco, malvasia e ribolla gialla. Oggi l’azienda, condotta con passione dalla figlia Elda – che cura anche la bella locanda TerraeVini a Brazzano di Cormòns e guida la Delegazione del Friuli Venezia Giulia del Movimento Turismo del Vino – conta oltre 160 ettari di proprietà, di cui 155 a vigneto, tra Rosazzo e altre zone dei Colli Orientali del Friuli. Dalla vendemmia 2011, Rosazzo è anche una DOCG: una delle più piccole d’Italia, 50 ettari suddivisi tra Felluga e altre 3 o 4 cantine. Vino a parte, l’abbazia merita una visita per il grande valore storico e artistico dei suoi ambienti e ospita, oltre alla messa domenicale, anche diverse iniziative culturali e i bellissimi roseti, con tante varietà antiche e moderne, cui deve il nome.

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