Chi era Anthony Bourdain, il bad boy della cucina americana

Anthony Bourdain

Sabato 9 giugno si è appresa la notizia del suicidio di Anthony Bourdain. Lo chef newyorkese, 62 anni il prossimo 25 giugno, è stato trovato senza vita dal collega e amico Eric Ripert nella sua stanza d’albergo vicino a Strasburgo, dove si trovava per girare una puntata del suo seguitissimo show Parts Unknown. È stata infatti la CNN, canale su cui la serie andava in onda da 5 anni, a dare la notizia ufficiale della morte con un tweet.

Bourdain – madre ebrea e copy editor del New York Times e padre americano di origini francesi che nella vita era un discografico, che hanno passato al figlio l’interesse per la scrittura e per la musica (rock) – è sempre stato uno fuori dagli schemi, come ha ben descritto nella sua autobiografia Kitchen Confidential. Fu un’ostrica assaggiata durante una vacanza dai parenti in Francia a scatenare il suo amore per il cibo. Dopo aver frequentato il Culinary Institute of America Bourdain entra nelle cucine di molti ristoranti di New York, tra cui il Supper Club, One Fifth Avenue e Sullivan’s, prima di approdare nel 1998 alla rinomata Brasserie Les Halles di Manhattan dove lavorerà a lungo come executive chef e continuerà a collaborare fino alla chiusura del locale.



Inizia a farsi notare al pubblico fuori dai ristoranti con un saggio scritto per il New Yorker “Don’t eat before reading this”, “non mangiate prima di aver letto questo”, preludio del sopraccitato best seller Kitchen Confidential: Adventures in the Culinary Underbelly, in cui sviscera con la sua innata schiettezza e irriverenza i retroscena delle cucine in cui ha lavorato e dell’industria culinaria più in generale, frammisti ad aneddoti sulla propria vita, tra cui l’abuso di droghe e alcol. Dal successivo A Cook’s Tour (2001) nascerà anche l’omonima serie televisiva per Food Network andata in onda per 35 episodi tra il 2002 e il 2003. Nel 2006 esce The Nasty Bits, una raccolta di 37 saggi e aneddoti sempre incentrati sul mondo del food. Coloro che a questo punto non conoscono ancora l’uomo definito dalla Smithsonian Institution “l’Elvis dei bad boy chef”, avranno modo di scoprirlo in Anthony Bourdain: No Reservation, food show durato ben 9 stagioni, dal 2005 al 2012, che ha ricevuto svariati premi e nomination.

La complessa personalità dello chef dalla vita al limite lo aveva già investito di un “mal de vivre” scemato dopo la nascita di sua figlia Ariane, oggi 11 anni, e dopo l’incontro con Asia Argento, avvenuto lo scorso anno sul set di una puntata romana di Parts Unknown, come confidato da Bourdain a People nella sua ultima intervista. Una gioia purtroppo non sufficiente e che ha portato lo chef a un’estrema decisione, che già altri colleghi come il giovane Beniamino Nespor, de Il Mercato di Milano, avevano preso.

Tanti i messaggi di cordoglio per la morte dell’americano globetrotter. “Sono sconvolto e rattristato dalla perdita di Anthony Bourdain. Ha portato il mondo nelle nostre case e ha ispirato tantissime persone a esplorare luoghi e culture attraverso il loro cibo”, ha scritto Gordon Ramsey. “Sono rimasto sotto choc nell’apprendere della morte del magnifico Anthony Bourdain. Ha davvero rotto gli schemi e suscitato il dibattito culinario. RIP chef”, il messaggio di Jamie Oliver.

Anche il mondo del rock lo ricorda: “Sono sotto choc. Amavo Bourdain, era uno spiraglio di gentilezza e vibrazioni positive nella mia vita”, twitta Iggy Pop. “Gli sono così grato per avermi fatto conoscere il mondo del cibo e delle specialità di tutto il mondo. Parlava spesso di come tutte le forme di creatività fossero connesse”, dice Questlove, batterista dei The Roots. “Il suo amore per l’avventura, gli amici, il buon cibo e le bevande e le straordinarie storie del mondo lo hanno reso un narratore unico. Il suo talento non ha mai smesso di stupirci e ci mancherà moltissimo” il ricordo della CNN, nel quale sono racchiuse tutte le caratteristiche con cui l’uomo, oltre che chef, si è fatto conoscere al mondo.

[Foto di Robert Ascroft per Adweek, tratta dalla pagina FB di Anthony Bourdain]

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