Festa a Vico 2016: la cena di beneficenza

festa a vico 2016

Vi abbiamo già raccontato della serata di domenica a Festa a Vico 2016… Lunedì sera al Bikini era difficile stabilire se fosse meglio stare seduti ai tavoli in terrazza del ristorante affacciato sull’incantevole baia assaggiando i piatti dei grandi chef o sotto, a gozzovigliare tra le postazioni “da combattimento” di tanti amici e bravi cuochi&co, dalle polpette affumicate di Venerando Valastro e Sabatino Cillo alla mitica pizza fritta della Masardona passando per il Bottone di coda in brodo, verdure bruciate e daikon di Alba Esteve Ruiz.

Noi eravamo sopra, e ci è “toccato” cenare al top; ma era per una buona causa, visto che il prezzo per accedere alla cena era una donazione che abbiamo deciso di fare all’ALTS- Associazione per la lotta ai tumori del seno per garantire lo screening e attività di prevenzione nei comuni di Vico e Meta.

Prima gli aperitivi in terrazza, tra un’ostrica con granita di Hendricks e acqua tonica con cetrioli di Oliver Glowig – aiutato da Pasquale Torrente e dai ragazzi di Evù – e il boccone di palamita leggermente affumicata con ‘nduja e crema di tarallo di Agerola del “padrone di casa” Gennaro Esposito. C’erano pure i Gamberi di Oneglia con gelato alla mandorla e limone di Amalfi di Enrico e Bobo Cerea, il “paninetto” di verdura e foie gras con yogurt croccante di Tomas Kavcic, Baccalà, stracciatella, cetriolo e ravanello di Riccardo Monco e Alessandro Della Tommasina (Enoteca Pinchiorri), Zucchini in scapece (in versione “au contraire”, ci dicono, ma non siamo riusciti ad assaggiare) di Davide Scabin e il buonissimo pane di Antonio Cera del Forno Sammarco che ha accompagnato anche la cena “seduta”.

E veniamo ai piatti “forti”: abbiamo cominciato alla grande con la Crema cagliata al rafano, trota con le sue uova, quinoa e sugo di glacialis di Andrea Berton, un piatto elegante, equilibratissimo e in piena sintonia con il mood della serata. A seguire l’Arancino di Riso con ragù di triglia e finocchietto selvatico di Pino Cuttaia, che già conoscevamo ma che assaggiamo sempre con grandissimo piacere.

Ottimo e intrigante anche il piatto di Salvatore Tassa: Fumo d’aringa, dove il pesce non si vedeva ma si sentiva in tutto il suo aroma affumicato nel “brodo” con erbe e verdure che accompagnava una quenelle dal gusto lattoso.

 

Il piatto della serata è stato decisamente il Risotto di Gragnano al peperone imbottito di Nino Di Costanzo, da pochissimo tornato ufficialmente in pista con il suo Danì Maison a Ischia: sembra riso ma è pasta, un formato speciale creato dallo chef insieme al pastificio Gentile, mantecata con il saporitissimo sugo di peperone con tutti gli ingredienti della ricetta classica, dalle olive ai capperi. Un piatto che gioca sull’equilibrio dolce-sapido e con gli affascinanti profumi mediterranei dell’estate che si avvicina.

Un po’ spiazzante, soprattuto per ragioni “stagionali”, il piatto di Francesco Bracali, i pur buoni gnocchetti di ortica su crema di fegato grasso e caviale di uva fragola: golosi, avvolgenti, ma un po’ fuori contesto dalla cena sul mare di fine maggio con la morbidezza del foie che rimanda all’inverno e l’uva fragola (?) che porta già alla fine dell’estate, mentre l’ortica ci ricorda che siamo ancora in primavera.

Stesso discorso per l’uovo in raviolo con parmigiano e tartufo di stagione di Valentino Marcattilii: anche questo goloso, ma un po’ eccessivo come sesta portata (e parliamo solo di quelle servite al tavolo, senza contare antipasti e dessert) di una cena da 9, soprattutto considerando che anche il piatto successivo vedeva un tuorlo “morbido”: l’uovo di carciofo con salsa di topinambur e gocce di mentuccia dei fratelli Sandro e Maurizio Serva è un gran bel piatto, ma mangiarlo a questo punto della serata diventava veramente difficile.

Non è riuscita a riequilibrare il tutto nemmeno la triglia di scoglio con tarallo all’acqua di pomodoro e crema di primizie proposta da Fabio Pisani di Aimo e Nadia, complice l’eccessiva dolcezza della cialda al sesamo con cui ha scelto di completare il piatto, comunque gradevole.

Penalizzato dai tempi lunghi e dal “peso” delle portate precedenti, l’umido di vitello con misticanza alcolica di Niko Romito (forse appena sbilanciato da un filo in eccesso di mandorla, ma certo preparare un piatto per 200 persone a quel punto della serata può portare ad una precisione meno millimetrica di quella consona per il Reale) non è stato apprezzato a dovere, ma resta un grandissimo piatto.

Gran finale con gli strepitosi dolci di Alfonso Pepe – con dolci moderni e grandi classici della pasticceria campana dalla delizia al babà – serviti in un sontuoso buffet insieme agli eleganti assaggi monoporzione a cura della Nazionale Italiana Cuochi.


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