Villammare Film Festival 2013 e il viaggio nelle città dei cuochi


villammare film festival
Villammare Film Festival – che si svolgerà dal 28 al 31 agosto 2013 – compie la prima dozzina d’anni ma non vuole smettere di innovare la proposta culturale.
Quest’anno propone in aggiunta al Mix già sperimentato con successo, corto, musica, incontri e gastronomia d’eccellenza, un evento d’arte e di musica come viaggio nella città dei cuochi. 44 quadri di cuochi accompagnati dalle musiche di L. Bernstein, che era anche un grande cuoco, introducono le città che producono bontà (cucinare è anche questo), cioè incontri e convivio per rimuovere i confini. Due citazioni da film per capirne di più: “E d’altra parte lo sanno tutti che un albero francese non somiglia affatto ad un albero italiano, e una collina italiana non somiglia nemmeno lontanamente ad una collina francese” (Totò in la Legge è legge, di Christian Jaque 1958). E ancora: “Il mondo è cambiato e le città non sono più da conquistare ma da abitare” (dal film di G. Deslauriers L’Exil du roi Benhanzin 1966).
Ecco allora che la ricerca dell’artista Jean Pierre Duriéz, sul viaggio verso le città dei cuochi, annuncia la fatica del cuoco nel proporre ristori di fantasia e di apprendimento, anche per rimuovere le difficoltà dell’incontro. Non a caso Italo Calvino propone di raggiungere Despina per nave o in cammello, il cammelliere e il marinaio vedono da diverse prospettive la città desiderata e la città si dona come osteria che non si oppone a nessuno dei due; L’oste ed il cuoco saranno eccezionali pur non sapendo se chi è entrato in osteria resterà in città per un giorno o per sempre. Ma allora, con il suo Film Festival, Villammare somiglia a quelle città dell’utopia di cui parla Calvino. Attraverso quali sentieri o strade marine il film o il cibo sono arrivati fino a lì? E i cuochi che hanno organizzato gli eventi sono maestri di sogni o di spezie?
Pur sapendo che la città dei cuochi può essere un abbaglio, come Despina, i visitatori per 4 giorni lasceranno i pensieri di provenienza e si lasceranno guidare dai sensi fino a vedere, sentire e gustare quello che fino a ieri non sapevano vedere, sentire e gustare perché avevano paura di contaminare i pensieri obsoleti, ascoltare parole nuove e provare sapori che provengono da ibridazioni della storia e delle storie.
In definitiva, se ridefiniamo le città di confine come le città che posseggono nello spazio delle urbanità una città di cuochi, allora il gioco è rivelato, queste città non hanno più confini storici o geografici, esse per Albert Camus sono le uniche che potranno generare civiltà plurali Ma allora Villammare è Despina, cioè la città che abbiamo dentro quando usciamo dai luoghi comuni, e sperimentiamo la voglia di vedere un film insieme o di incontrarci per conoscere un cuoco eccezionale?
Villammare Film Festival con le città dei cuochi vuole rimuovere il confine della depressione incombente, per dare un sorriso alle parole e per spostare il confine del sogno. La città dei cuochi è allora una metafora? Essa ci parla di noi che per un giorno o per sempre possiamo diventare artisti, poeti o scienziati, cuochi della nostra città desiderata?
Si! Villammare film festival è anche questo, o soprattutto questo, insegna a saper rifare il film appena visto con il pensiero o con il cuore.

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