Pizza napoletana vs Pizza romana: Di Matteo vs Baffetto

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Napoli e Roma: due stili a confronto

È un gioco crudele quello che vi proponiamo oggi. Un po’ come nelle antiche arene, con leoni contro mastini, oppure nelle fiere di inizio Novecento, con sfide del  tipo uomo contro cavallo, abbiamo deciso di mettere sui blocchi di partenza pizza napoletana e pizza romana, due mondi apparentemente inconciliabili.

Lo abbiamo fatto scegliendo due pizzerie a prova di google: digitando “pizzerie Roma” e “pizzerie Napoli”,  Baffetto e Di Matteo le trovate indicizzate, rispettivamente, al secondo e al terzo posto.

Due straclassici, ma anche due sport diversi.  Farine diverse, maturazioni diverse, tempi e temperature di cottura diversi. Per intenderci quella napoletana lievita di più, ha una percentuale di acqua maggiore nell’impasto, cuoce a una temperatura più alta e per un lasso di tempo minore. Questo solo per rendere l’idea di quanto possa essere ridicolo, a Roma, proporre – come fanno alcune pizzerie – una versione alta (che dovrebbe sulla carta richiamare la napoletana) e una bassa, semplicemente aumentando il quantitativo di impasto: una bestemmia (g)astronomica, e anche un motivo per il quale chi viene da Roma a mangiare la pizza a Napoli, se la immagina più spessa di quanto effettivamente sia.

Ma veniamo all’esperienza nei due locali. Le analogie riguardano la centralità della posizione, l’immensa popolarità (in nessuna delle due è possibile prenotare telefonicamente e quasi sempre c’è da fare la fila), la possibilità di ordinare pizze di diverse dimensioni (da Di Matteo c’è anche un angolo dedicato allo street food con pizzette e fritti).

Birre artigianali non se ne vedono, né dietro piazza Navona, né a via dei Tribunali. Anche le tovaglie un tempo erano le stesse, ora ce l’ha di carta solo Baffetto. Di clienti autoctoni ne ha invece di più Di Matteo, a Roma si mangia spesso circondati da turisti. Da Di Matteo la margherita costa 3 euro, da Baffetto 5 e si sale di parecchio scegliendo gli altri condimenti (9 per la funghi, tanto per dire).

La pizza di Di Matteo è cremosa, accarezza il palato, si squaglia letteralmente in bocca dal primo all’ultimo morso. Quella di Baffetto, onesto interprete della “romana”, scrocchia, solletica, s’insinua tra i denti anche grazie ai bordi quasi carbonizzati. Uno dei due lo valuteremmo con 4 cuori, probabilmente anche con la stellina stellina; l’altro con uno e mezzo. Indovinate un po’…

Pizzeria Di Matteo
via dei Tribunali,  94 – Napoli

Baffetto
via del Governo Vecchio, 114 – Roma (RM)

Commenti

  1. FraDeLuca dice

    Molto bella l’idea del confronto (non che ci sia bisogno di rivalitá…) ma vi dó un’idea, forse: che ne dite di qualche Celebrity TasteMatch, per parafrasare il tuo post su FB, Fede?
    Un confronto uno contro su modi di preparazione, non di chi sia il migliore. La parola finale come sempre all’utente 2.0!
    Ciao ragazzi!

    PS: Pizza? Napoletana, tutta la vita!

  2. Federico Iavicoli dice

    Molto bella l’idea di Francesco, che certamente accoglieremo, anche perché già stavamo pensando a qualcosa del genere. E non è l’unica novità in arrivo 🙂

  3. Salvatore Cosenza dice

    Questo confronto si inserisce tranquillamente nell’ambito delle amichevoli estive precampionato. E’ paragonabile ad un Roma-Brunico, Inter-Rappresentativa Val di Fassa…insomma tra quelle partite che finiscono dal 12-0 in su. Come ripeto spesso, il problema è puramente lessicale. Per la cosiddetta “pizza romana”, bisognerebbe coniare un nome nuovo per evitare appunto di chiamarla “pizza” e per evitare confronti ingenerosi con la prova partenopea dell’esistenza di Dio!

  4. Erica Battellani dice

    Ahahah grande Salvatore!

    Spezzo una lancia a favore della pizza romana… Ci sono pizze romane (nel senso di pizze realizzate a Roma) che mi piacciono moltissimo, però non sono proprio nello stile di baffetto 😉

  5. leonardo dice

    Grande Salvatore il tuo commento è fantastico nonostante non sia d’accordo con te in quanto l’esistenza di dio si trova nel caviale, naturale e non contaminato dall’uomo, e non in una pastella lievitata ore fino gonfiarsi come un canotto per poi cuocerla e non condirla lasciando un crostone di pizza bianca elastico escondito pari ai 5/6 della superfice della pizza.

  6. Salvatore Cosenza dice

    Amici, fratelli, apostoli! Propongo una missione in terra partenopea per convertire l’eretico Leonardo, affinché anch’egli possa godere del cibo divino: l’originale, fragrante, leggera profumata e ben condita pizza napoletana! 😀

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