Domaine Vincent Dauvissat: l’evidenza del terroir

Vincent Dauvissat

Considero Vincent Dauvissat uno dei più grandi produttori di vini bianchi del mondo. L’azienda di Vincent è una vera e propria icona dello Chablis, in grado di esprimere attraverso i suoi vini, dal Petit Chablis ai Grand Cru, tutte le sfumature di questo straordinario terroir. Vincent gestisce un po’ meno di 15 ettari di proprietà, di cui 2,70 di Grand Cru (anche se dall’anno prossimo purtroppo ne avrà un po’ meno. L’azienda infatti perderà 2 ettari, in parte perché hanno dovuto ripiantare 40 are di Les Clos, e in parte perché un nipote prenderà delle piccole parti di vigneti situati nelle denominazioni Chablis, 1er cru Séchet e Grand Cru Les Preuses), per una serie di vini di grande rigore, dalla longevità e dall’eleganza straordinarie.

Domaine Vincent Dauvissat

Il mese scorso ho avuto occasione di andare a fargli visita. Ecco allora le quattro chiacchiere fatte con Vincent nel tinello di casa Dauvissat, dove abbiamo assaggiato tutti i vini dell’annata 2017.

L’azienda nasce negli anni ‘60, dal ‘76 ho lavorato con mio padre, e dall’89 ho cominciato a gestirla io. Con lui avevo provato e sperimentato moltissimo. E sono convinto che i miei figli continueranno su questa strada, perché adorano questo stile di vino e perché tutte le domande che si stanno ponendo me le sono poste anch’io alla loro età, e quindi possiamo parlarne insieme, e poi ci sono ancora le bottiglie di quegli anni da assaggiare per dare le giuste risposte alle loro domande. Tutti i miei vini tengono la sfida del tempo. Quando ho comprato Vaillons, nel ’69, pensavo che, date le caratteristiche del Climat, potesse avere problemi alla distanza, ma anche lui invecchia bene. Lavoro in regime biodinamico, anche se non certificato, dal 2002, realizzando personalmente le varie preparazioni. Non lo scrivo sulle etichette, non è qualcosa che rivendico, è un percorso personale e tale voglio che resti. È come per le onde elettromagnetiche: non voglio che si usino cellulari in cantina, perché non si sa bene se hanno un effetto o no sul vino, e nel dubbio… Uso il minimo di zolfo e rame, ben al di sotto dei limiti dell’agricoltura biologica, perché non si è trovato di meglio, anche se so che non fa bene al terreno, ma non ho trovato un’altra strada. Nel 2016 una delle ragioni, forse la principale, per cui ho perso i due terzi delle uve è stata che non ho voluto fare un trattamento in più. Avevo trattato 3 giorni prima, e secondo le informazioni meteo doveva tornare il bel tempo, e allora ha evitato di rifarne un altro, ma ha cominciato a piovere il giorno dopo e non ha smesso per un mese. Se quel giorno avessi trattato, tutta la fioritura sarebbe stata coperta. So che siamo degli “inquinatori”, utilizziamo i trattori e tutto il resto, ma con la viticoltura specializzata di oggi non è possibile evitare certe cose, non c’è più tutto quello che accompagnava l’economia aziendale, dalla frutta agli animali da cortile.

Ho finito di mettere in bottiglia il 2017 due settimane fa, per una resa complessiva inferiore alla media di circa un terzo. La sequenza di questi ultimi anni è stata impressionante. Nel 2016 ho raccolto solo un terzo di una vendemmia ‘normale’, nel 2015 la metà. 2012, 2013 e 2014 hanno visto anche loro una raccolta ridotta di un terzo. Nel 2018 invece ho realizzato una vendemmia completa, e anche qualcosina in più. Nel 2017 c’è stata tanta pioggia a fine gennaio e inizio febbraio, così su questi terreni calcarei si è costituita una riserva d’acqua e le vigne non hanno mai sofferto la siccità. Sia la stagione precedente alla vendemmia che quella della vendemmia sono state splendide, con tanto sole ma con temperature non troppo alte, e quindi con un’uva perfettamente matura e sana, dalla notevole acidità, superiore a quella ottenuta sia nel 2018 che nel 2016. E quando mi si citano le difficoltà dei bianchi di Borgogna, beh, bisogna ricordare che Chablis non ha niente a che vedere con la Borgogna, e se per questo nemmeno con la Champagne.

La 2017 è un’annata classica, di equilibrio, matura e acida allo stesso tempo, per vini che, se tengono i tappi, dureranno 40 anni. Un’annata in cui davvero esce fuori il terroir, perché a livello analitico alcol e acidità sono praticamente uguali per tutte le etichette, dal Petit Chablis ai Grand Cru, quindi sono le caratteristiche dei vigneti a fare la differenza. Sembrano vini leggeri, ma è solo un’impressione, sono tutti intorno ai 13,5 di alcol. Il bello è che non si sentono”.



Domaine Vincent Dauvissat: l’annata 2017

chablis les clos dauvissat

Petit Chablis ‘17 Domaine Vincent Dauvissat

Un Petit Chablis sorprendente per qualità e pienezza, fresco e dalle brillanti note agrumate, di grande grinta e piacevolezza. In un’annata di equilibrio, matura e acida allo stesso tempo, si esprime con grande classicità e tensione. Più che un piccolo Chablis, un vino splendido.

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

Chablis ‘17 Domaine Vincent Dauvissat

Da diverse parcelle, molte delle quali nella parte meno ben esposta di Forêts, su suoli simili, anche se un po’ più leggeri e meno compatti rispetto alle argille del premier cru. Sembra leggero, ma fa 13,5 di alcol. Ai toni di cedro e bergamotto fa seguito un palato nitido, preciso, di grinta e tensione, dritto, ma meno sorprendente e meno affascinante del Petit Chablis.

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

Chablis 1er cru Séchet ‘17 Domaine Vincent Dauvissat

Situato centralmente sulla riva sinistra del Serein, praticamente di fronte ai Grand Cru, presenta note mentolate e speziate, di anice e pepe bianco. Palato ancora molto indietro, ma già buonissimo, lungo, dritto, stretto e tosto, con uno splendido finale di agrumi verdi, a conferma del tipico carattere del Séchet di Dauvissat, sempre così stretto e cesellato. Un Premier Cru all’altezza dei migliori Grand Cru.

Valutazione: quattro_quadri_s

 

Chablis 1er cru Vaillons ‘17 Domaine Vincent Dauvissat

Situato proprio sopra Séchet, dimostra di esserne l’esatto opposto. Pastoso nelle sue note di frutto bianco maturo e albicocca, è molto più maturo e pronto, anche se trova un bell’equilibrio grazie al finale lungo e salato. È meno elegante di Séchet, ma come dire… pesante è un’altra cosa. Secondo Vincent nel Vaillons, nonostante questa precoce maturità del frutto, dopo qualche anno ritornano le sensazioni minerali e col passare del tempo si evidenzia una longevità inaspettata.

Valutazione: quattro_quadri

 

Chablis 1er cru Montée de Tonnerre ‘17 Domaine Vincent Dauvissat

Solo 30 are di viti giovani che solo adesso cominciano ad avere le qualità per dare un vino dalle caratteristiche di Dauvissat. Al naso si mostra maturo, con note di frutta tropicale, clorofilla e mentolo, mentre il palato è di notevole concentrazione, complesso, con una serrata trama acida che gli dà lunghezza. Nel suolo di questo climat della riva destra si trovano sia le marne bianche, che danno grassezza e materia, che il calcare, che dà grinta e spinta, per vini allo stesso tempo strutturati e grintosi.

Valutazione: quattro_quadri

 

Chablis 1er cru Forêts ‘17 Domaine Vincent Dauvissat

Si torna sulla riva sinistra. Forêts ha un suolo ricco di pietra affiorante, con una qualità di argilla di notevole complessità. L’entrata sul palato è delicata e talmente setosa che quasi ci si domanda se stiamo bevendo del vino, poi si afferma con note vegetali e floreali fresche ed eleganti, per un profilo aromatico del tutto diverso da quello degli altri vini. Più gessoso, con note floreali e di sottobosco, nel finale acquista volume e si allunga, grazie anche alla ricca trama sapida e acida.

Valutazione: quattro_quadri

 

Chablis Grand Cru Les Preuses ‘17 Domaine Vincent Dauvissat

I profumi, che accanto ai classici toni agrumati evidenziano una sottile aromaticità, fanno quasi pensare a un Riesling della Mosella. Sul palato, sapido con leggere note balsamiche e di scorza d’arancia, sembra danzare e disegnare un ricamo. Elegantissimo, lunghissimo e complesso, è un vino tutto in finezza. Il mio preferito.

Valutazione: quattro_quadri_s

 

Chablis Grand Cru Les Clos ‘17 Domaine Vincent Dauvissat

Tanta materia per questo classico Les Clos, che si dimostra, come sempre nei primi anni di vita, molto chiuso e relativamente poco espressivo. Lungo e complesso, denso e pieno, con importanti toni affumicati, ha bisogno ancora di molto tempo per esprimersi in tutto il suo splendore. Da mettere in cantina e attendere con fiducia.

Valutazione: quattro_quadri_s

 

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Commenti

  1. Filippo lamonaca dice

    Il mio commento è che lo Chablis è uno dei miei bianchi preferiti. Contento per te che ne hai assaggiati

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