Domaine Lejeune

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Il Domaine Lejeune è un’azienda storica di Pommard. La cantina è situata nella piazza centrale del paese, in un edificio del 1740, che è stato anche la sede della Confrerie de Pommard. La famiglia Lejeune ha acquistato il domaine e la cantina nel 1850 e Aubert Lefas è la sesta generazione a lavorarci. Sono nove gli ettari vitati, quasi tutti concentrati nella denominazione Pommard (tre in pianura per i Bourgogne Rouge e Blanc, ricercati soprattutto da una clientela privata, un ettaro di Pommard Village nel lieu-dit Les Trois Follots e quattro nei quattro Premier Cru aziendali), cui vanno aggiunte delle vigne di uve bianche con orientamento sud sud ovest, molto particolare per la Borgogna, nella denominazione Côte de Beaune, una denominazione poco conosciuta e spesso confusa con la denominazione regionale Côte de Beaune Villages, situata appena sotto le Hautes Côtes. Il cru di riferimento per l’azienda è senza dubbio Les Rugiens Bas (per il quale è stato chiesto il passaggio a Grand Cru, come d’altronde è stato fatto per Les Grands Epenots).

In vigna si lavora senza uso di prodotti sistemici o chimici, solo zolfo e rame, con l’aratura dei suoli con trattore o cavallo, in cantina con lieviti indigeni e uso di solforosa nei limiti consentiti dai protocolli del biologico e del biodinamico (anche se non è interessato alla certificazione perché vuole che i suoi clienti comprino il vino perché è buono e non perché è bio). La resa è di circa 30 – 35 hl per ha, ottenuta grazie a dei tagli corti piuttosto che con la potatura verde, che secondo Aubert se realizzata per qualche anno di seguito rinforza i grappoli rimasti facendoli diventare più grossi. Nel 2012 poi la resa è stata di soli 15 hl, visto che ha grandinato su tutta la denominazione Pommard, cosa rarissima che non succedeva da circa 50 anni, e hanno perso il 50% della produzione.

Vendemmia più tardi per avere dei raspi più maturi ed evitare le note vegetali, visto che lavora sempre in vendemmia intera e con macerazione carbonica con la tecnica del pied de cuve (per un terzo della botte, facendo stare i due terzi nella carbonica che si sviluppa, realizzando così una sorta di fermentazione intracellulare). Secondo lui questo metodo crea una maggiore ricchezza e complessità di profumi, ma anche toni di spezie dolci, con sfumature quasi mentolate. Pian piano si pressa il resto, mantenendo in questo modo la temperatura sotto controllo, e la fermentazione si completa in un paio di settimane. Questa tecnica dà vini meno acidi, con una fermentazione malolattica che si svolge naturalmente quando il vino viene passato in barrique. Un metodo che, detto sinceramente, mi ha lasciato piuttosto perplesso, soprattutto visti i risultati ricercati e ottenuti. Per quanto riguarda il legno, usa il 25% di legno nuovo sul Pommard Village e il 30 sui Premier, ad eccezione del Rugiens Bas che fa il 50%.

Secondo Aubert “la qualità di un vino dipende per un terzo dal terreno, un terzo dal clima e un terzo dall’uomo, ma se nelle grandi annate fa tutto il clima, purché il terreno sia all’altezza, è nelle piccole che il vigneron deve provvedere a fare il meglio possibile”.


Pommard ‘11

Da botte. Ricchissimo di note fruttate al naso, si propone con un palato semplice ma fresco e nitido.

  • Valutazione: due_quadri_m

Pommard 1er cru Les Poutures ‘11
Da botte. Un cru situato su terreno argilloso, che gli dà più materia e struttura. Un vino potente, compatto e di buona complessità aromatica, ma anche non molto lungo e un po’ carente nella nitidezza del dettaglio.

  • Valutazione: tre_quadri

Pommard 1er cru Les Argillières ‘11
Da botte. Contrariamente al nome, insiste su un suolo calcareo. In effetti c’è un sottile strato argilloso, situato però su di uno strato calcareo che è molto vicino alla superficie. Il naso è di buon frutto e leggermente mentolato, mentre il palato è elegante, lungo, di bella tenuta e complessità aromatica, con un finale minerale e teso.

  • Valutazione: tre_quadri


Pommard 1er cru Les Grands Epenots ‘11

Da botte. Il vigneto dista solo tre metri dal precedente, ma si esprime in maniera sostanzialmente differente. Ai profumi di frutti rossi freschi con sfumature minerali fa seguito un palato di buona tenuta, con tannini poco evidenti e già pronti, con spiccate note balsamiche, per un vino più rotondo e meno minerale del precedente, da bere giovane.

  • Valutazione: tre_quadri

Pommard 1er cru Les Rugiens Bas ‘11
Da botte. A Les rugiens ci sono trenta proprietari, ed esce sempre come il migliore nelle varie degustazioni. Contrariamente al solito, quando il legno nuovo è di circa il 50%, quest’anno a causa della bassa produzione risulta essere il 60% (tre barrique nuove su cinque), ma noi abbiamo assaggiato da una delle due barrique usate proprio per evitare eccessivi sentori di legno. I toni in questo caso sono più terrosi, con sfumature minerali, di frutti rossi e sottobosco. Il palato è equilibrato, ricco di frutto, con un finale croccante, teso, lungo e minerale davvero molto bello, a conferma della superiorità di questo cru. Il migliore della degustazione.

  • Valutazione: tre_quadri_m

Bourgogne blanc ‘11
Piacevole, ma semplice e un po’ troppo piccolino.

  • Valutazione: due_quadri

Côte de Beaune Blanc ‘11
Proveniente da vigne giovani, è fresco e di buon frutto, abbastanza rotondo, piacevole, con un pulito finale di mandorla.

  • Valutazione: due_quadri_m

Bourgogne Rouge ‘11
Semplice, fruttato, leggermente allappante.

  • Valutazione: due_quadri

Pommard Les Trois Follots ‘10
Sempre sui toni di frutti rossi con sfumature minerali, è senza dubbio ben realizzato, equilibrato e di buona tensione, piuttosto lungo e dal finale piacevole ricco di frutto croccante.

  • Valutazione: tre_quadri

Pommard 1er cru Les Poutures ‘10
Compatto, tosto, ma senza grande brillantezza o tensione, manca di spinta, soprattutto per un 2010, e chiude un po’ corto.

  • Valutazione: due_quadri_m

Pommard 1er cru Les Argillières ‘10
Nettamente superiore al precedente, per materia ma anche per densità e tenuta, dai toni minerali e con un finale sempre segnato da una notevole ricchezza di frutto.

  • Valutazione: tre_quadri_m

Pommard 1er cru Les Grands Epenots ‘10
Di buon equilibrio, evidenzia tuttavia dei toni caldi e una leggera volatile francamente inattesi per questo cru in questa annata. Di buona pienezza di frutto, chiude meno teso e brillante del precedente.

  • Valutazione: tre_quadri

 

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