Domaine Jean-Jacques Confuron

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Alain Meunier e sua moglie Sophie nel 1988 riprendono il Domaine Jean-Jacques Confuron, l’azienda di 8,5 ha del padre di Sophie – che vanta diverse vigne di grande qualità, compresi mezzo ettaro a Romanée-Saint-Vivant e un altro mezzo a Clos Vougeot – quasi esclusivamente piantata a pinot nero (il 90%), e fin dal 1991 la impostano in regime biodinamico.

Alain ci ha un raccontato come sono andate le ultime annate: “Nel 2012 a causa della peronospera e dell’oidio – mentre la grandine ha colpito solo pochi vigneti – c’è stato un meno 25% su una produzione media di circa 35.000 bottiglie all’anno. La 2011 invece ha visto una fioritura precoce e un’estate difficile, ricca di piogge, tanto che alla vendemmia le maturità erano al limite, con dei vini tra gli 11,5 e i 12 gradi, e abbiamo deciso di chaptaliser (aggiungere zucchero) tutte le denominazioni per 0,5-1 grado.

C’è stata una selezione severa, soprattutto sulle vigne di pianura, dove si è sviluppato un attacco di botrytis piuttosto importante, mentre le vigne in collina, che sono situate su terreni molto più drenanti, non hanno avuto problemi di questo tipo. Per quanto riguarda le ultime annate in bottiglia o, come la 2011, già pronte, i 2009 sono i vini più solari di questi ultimi anni, ricchi di frutto, ma il 2011 e il 2010 sono più dinamici ed energici, sono più classicamente borgognoni, con dei pinot nero più giocati sull’acidità e la freschezza”.

In cantina va sottolineato che l’uso dei legni nuovi si è molto ridotto rispetto a qualche anno fa, quando era spesso il 100%, e dipende dal livello dei vini: il 15-20% sui Borgogna, un terzo sui Village, il 50% sui Premier cru e il 75% sui Grand Cru. La degustazione ha mostrato l’aderenza dei vini al carattere dei vari cru e l’importanza dell’età delle vigne, in uno stile più elegante e coinvolgente di quanto mi ricordassi.

I 2011 andavano in bottiglia la settimana dopo la nostra visita (mentre i 2012 non avevano ancora fatto la malolattica), quindi erano tutti pronti ma gli assaggi sono tutti da botte.

Bourgogne Pinot Noir ‘11
Da vigne di pianura, situate nel comune di Premeaux-Prissey, è ricco e fresco di frutto, piacevolissimo, preciso e grintoso, di buona spinta e tutto da bere. Un Borgogna “base” tra i più buoni che abbia mai incontrato, strepitoso.

  • Valutazione: tre_quadri

Côte de Nuits La Montagne ‘11
Da una giovane vigna di 7 anni, posta in forte pendenza, che dà vino a denominazione per la seconda volta. Il naso è più minerale con note di frutto nero, ma il palato risulta più ruvido e allappante, di buona materia ma un po’ indietro e complessivamente in questo momento meno piacevole del precedente.

  • Valutazione: due_quadri

Côte de Nuits Les Vignottes ‘11
Da vigne di 40 anni. Intenso e complesso al naso, ha un palato più denso e ricco, un po’ cupo ma riuscito anche se ancora con non molta bevibilità.

  • Valutazione: tre_quadri

Nuits-Saint-Georges Les Fleurières ‘11
Da una vigna a sud proprio accanto al villaggio di circa 40 anni. Tannico, anche se i tannini sono di notevole finezza, piuttosto pieno e un po’ più rustico rispetto ai precedenti, è il risultato di una vendemmia completamente diraspata e con pigeage meno frequenti per evitare di avere troppe note erbacee, a causa dell’annata che in particolare qui ha dato un’uva poco matura.

  • Valutazione: due_quadri_m

Chambolle-Musigny 1er Cru ‘11
Da due lieu-dit, Les Châtelots e Les Fesselotes, con vigne di 60 anni di media e che dal 2003 sono arate con il cavallo, ma troppo piccole per essere vinificate separatamente. I toni sono floreali, con note di frutti neri e leggermente speziati, mentre il palato è elegante, fine, nitido, lungo e fruttato, molto Chambolle.

  • Valutazione: tre_quadri

Nuits-Saints-Georges Les Chaboeufs ‘11
Da vigneti di 65 anni situati sempre a sud di Nuits, ha nitide note di frutto nero, mineralità e carattere, con un finale lungo e grintoso.

  • Valutazione: tre_quadri

Romanée-Saint-Vivant ‘11
Vigne di 70 anni di media, il cui nucleo originario è stato piantato nel 1922, rispetta in pieno il suo ruolo di Grand Cru. Naso splendido, elegante, cesellato e complesso, con un palato di grande finezza, lunghezza e precisione aromatica. Il migliore della degustazione, talmente riuscito che più che parlarne fa venire voglia di berlo.

  • Valutazione: quattro_quadri

Chambolle-Musigny ‘11
Si torna un po’ sulla terra. Da vigne di più di 50 anni di media, è piacevole, morbido, pulito, dal lungo finale segnato dal frutto fresco ed elegante.

  • Valutazione: tre_quadri

Vosne-Romanée Les Beaumonts ‘11
Floreale ed elegante, con note minerali e di frutti rossi, quasi didattico per eleganza, tenuta e pienezza.

  • Valutazione: tre_quadri_m

Clos Vougeot ‘11
Da vigne di oltre 50 anni, è molto fine ed elegante nelle sue sfumature speziate e minerali al naso, mentre al palato si propone dinamico, ricco di tensione, sapido con note di frutto nero, molto lungo e con tannini dalla tessitura setosa. Un bel Clos Vougeot.

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

[Foto di www.jaowineimports.com]

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