Domaine Gérard Mugneret

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Gérard Mugneret è uno di quei vignaioli di cui forse solo la Borgogna ha il segreto. Produttore con vigne di grande qualità, con Premier e Grand Cru, ha una clientela quasi esclusivamente privata (circa il 70%) che si tramanda le assegnazioni di padre in figlio, un importatore negli stati Uniti e in Gran Bretagna, è presente solo in tre enoteche in tutta la Francia, (con una sola new entry nell’ultimo decennio, Les Caprices de l’Instant a Parigi), e nessun cliente italiano. Avevamo assaggiato i suoi vini in occasione degli ultimi Grands Jours de Bourgogne, e ci erano così piaciuti da chiedergli di poter visitare l’azienda. Dopo qualche tentennamento aveva risposto di si. Al nostro arrivo veniamo accolti da Gérard, che per prima cosa ci domanda di ricordargli perché ha accettato di riceverci, visto che non ha vino da vendere…

Bio non certificato, il Domaine Gérard Mugneret produce 30.000 bottiglie l’anno. Nel 2012 il 40% in meno. A suo dire il 2012 in Côte de Nuits è stato un problema quasi esclusivamente per chi ha vigne vecchie, mentre per chi ha vigne di meno di trent’anni i problemi sono stati molto minori. Loro si sono attestati a un meno 40%, come è accaduto per quasi tutti i produttori della Côte de Nuits con vigne vecchie, tenendo conto che non c’è stata la grandine come nella Côte de Beaune, ma “solo” le malattie che hanno colpito tutta la Borgogna. Il risultato comunque è che negli ultimi tre anni hanno perso un anno di raccolta (-30% nel 2010, -25% nel 2011 e -40% nel 2012).

L’azienda propone uno stile classico, né estrattivo né rustico, con un lavoro in vigna di tipo biologico e biodinamico, ma senza la certificazione (e d’altronde non la vuole nemmeno). Secondo Gérard la sua generazione non ha rivoluzionato niente (“i miei vini sono nello stesso solco di quelli di chi mi ha preceduto, solo con delle sfumature differenti, legate alla crescita di consapevolezza e al mio piccolo tocco personale”), ha preso il meglio di quella dei nonni, cioè il lavoro in vigna, (“già lavoravano in maniera bio, ma senza saperlo, non è il caso di illudersi, non abbiamo inventato nulla”), e di quella dei genitori per quanto riguarda la vinificazione, cioè il lavoro in cantina, (“ha permesso rispetto alla generazione precedente di guadagnare in regolarità nei diversi millesimi rispetto alle enormi variazioni qualitative, che vedevano alla fine poche annate eccezionali e molte annate mediocri”). La filosofia è senza sorprese: grande lavoro in vigna e una sorveglianza attenta con il minimo degli interventi in cantina. “Non controlliamo mai completamente il vino, lo possiamo indirizzare in una precisa direzione, ma chi può dire se tra qualche anno questi vini si saranno davvero evoluti nel modo desiderato? Basti pensare a come certi vini degli anni ’90, tutti realizzati in estrazione, siano invecchiati male. Oggi credo che il modo migliore per fare qualità sia di creare vini equilibrati”.

Tutti i 2011 sono degustazioni da botte.

 

Vosne-Romanée ’11
Da quindici vigneti diversi, situati su tutto il territorio della denominazione (un terzo a nord, un terzo al centro e un terzo a sud), per un vino che, almeno dal punto di vista geografico – come dice Mugneret – è davvero rappresentativo del Vosne-Romanée. Bello, fresco, sul frutto e croccante.

  • Valutazione: tre_quadri

 

Vosne-Romanée 1er Cru Les Brûlées ’11
Naso fresco e intenso, di grande nitidezza, palato sorprendentemente già abbastanza pronto, lungo e con tannini eleganti.

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

Vosne-Romanée 1er Cru Les Suchots ’11
Da un vigneto di 38 are piantato negli anni ’60. Tre assaggi da tre pièce differenti, le prime due di secondo passaggio, la terza nuova. Naso più cupo ma sempre di grande nitidezza e precisione, palato minerale e piuttosto austero il primo. Il secondo assaggio propone invece un vino più rotondo e piacevole. Il terzo è più speziato ma anche più ricco di frutto e complessivamente più elegante. Una media tra i tre ha dato …

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

Chambolle-Musigny 1er Cru Les Charmes ‘11
Di bella fattura, con nitide note di frutti neri e sfumature di spezie, è fresco e preciso.

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

Nuits-San-Georges 1er Cru Les Boudots ‘11
Più cupo rispetto agli assaggi precedenti, pur restando sempre brillante e fresco, è particolarmente elegante per un Nuits, ma c’è da dire che Les Boudots è proprio al confine con Vosne, accanto al Malconsort, e presenta spesso, come in questo caso, dei tannini dalla grana particolarmente fine.

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

Echezaux Grand Cru ‘11
Da un vigneto di 60 are, per i 2/3 piantato negli anni ’50 e per 1/3 negli anni ’80. Naso molto chiuso e ancora indietro, più su note floreali, ma intenso e già elegante. Palato teso, profondo, nitido, con note di piccoli frutti e spezie, una notevole lunghezza e tensione, la tessitura dei tannini di grande finezza. Splendido

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

Chambolle-Musigny 1er Cru Les Charmes ‘10
Tanto frutto dolce e spezie, un po’ a spiazzarci, ma subito trova eleganza ed equilibrio grazie a un palato coerente, fine, lungo, con tanta bevibilità e piacevolezza, di grande densità ma senza alcuna pesantezza.

  • Valutazione: tre_quadri_m

 

Echezaux Grand Cru ‘06
Si chiude con una 2006, giusto per avere un po’ di prospettiva. Naso intenso con qualche traccia di riduzione, di notevole complessità e pienezza, con note di frutti neri ed erbe aromatiche. Il palato conferma questa caratteristica di tutta la produzione della maison di proporre vini densi e insieme scorrevoli, equilibrati ed eleganti. Alle note di frutto, terra e spezie fa seguito un finale lungo e nitido, per un Echezeaux molto, molto affascinante.

  • Valutazione: quattro_quadri

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