Domaine Claude Dugat

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Il Domaine Claude Dugat è un’azienda famigliare che può contare su soli sei ettari, tutti nel comune di Gevrey e più della metà in denominazione Gevrey-Chambertin Village, ma che da diversi anni è considerata una delle aziende di vertice della regione, per la qualità e la capacità di esprimere il carattere più profondo dei vari cru (cui va aggiunta la minima produzione delle etichette più famose, con prezzi conseguenti…). Ad accoglierci, in una cantina scavata nella roccia e con le pareti bagnate dall’acqua, è il figlio Bertrand, che insieme alle sorelle Laetitia e Jeanne rappresenta la sesta generazione qui a Gevrey. “Mio padre non ha mai amato i tannini aggressivi o la grande concentrazione, e posso dire lo stesso per quanto mi riguarda. Cerchiamo soprattutto l’equilibrio tra l’acidità tipica della Borgogna e la maturità dei tannini, quindi quello che conta è indovinare il giusto momento della vendemmia. In cantina non abbiamo schemi per quanto riguarda il momento e la durata della fermentazione, è la materia prima che decide, siamo qui per sorvegliarla, non altro.”

Il risultato dell’attenzione in vigna e del poco interventismo in cantina è la differenza che caratterizza i tre Grand Cru che producono (cui aggiungerei, per la costante qualità espressa, anche il Lavaux Saint-Jacques), straordinariamente rispettosi delle specificità dei vari terroir. Quando gli chiediamo cosa ne pensa delle ultime annate Bertrand non si tira certo indietro, anzi: “Non ho una grande retrospettiva sulle annate, perché da giovane pensavo più a fare la festa che al vino, mentre oggi mio padre mi lascia più spazio nella produzione e sono molto più attento alle diverse espressioni dei millesimi. I 2008 sono stati splendidi, io non ho lavorato su quel millesimo ma all’assaggio prima dell’imbottigliamento ero quasi commosso.

I 2009 invece secondo me mancano di acidità, sono molto gourmand, anche troppo, mentre il 2010 è il più equilibrato ed esaltante millesimo della mia pur giovane esperienza. Il 2009 dà tutto subito, è perfetto per la festa, per la piacevolezza quasi ricorda un syrah giovane, ma se si vuole qualcosa di più emozionante, che ti coinvolga e da gustare appieno, credo che il 2010 sia il massimo. Anche il 2012 ha delle belle acidità che mettono in valore il pinot nero. Nel 2012 c’è stata una resa più bassa, il 30-35% in meno, a causa di un po’ di peronospera, un paio di colpi di calore, sempre più frequenti, con tre giorni a trenta gradi che hanno bruciato qualche grappolo, e poi anche un po’ di muffa, ma niente di serio rispetto a quanto accaduto in Côte de Beaune. La diminuzione ha portato a un ulteriore aumento dei prezzi, che è stato davvero eccessivo, tanto che ho l’impressione che si stia rischiando una deriva di tipo bordolese, con una vera e propria escalation, per di più senza molte giustificazioni. Per quanto riguarda i 2011, ne parliamo adesso che li assaggiamo.”

Il passaggio generazionale, almeno secondo Bertrand, sembra farsi senza grandi problemi. “Già oggi mio padre, che ha 57 anni, ci lascia fare un po’ quel che vogliamo, e allo stesso tempo credo che sarà sempre disponibile a darci un consiglio, ma senza volere per forza imporre le sue idee. Anche perché ha visto che seguiamo le sue impostazioni, pur se con qualche cambiamento legato a nuove tecniche e ai cambiamenti climatici che impongono di stare al passo coi tempi.”

La degustazione è stata splendida, come potete leggere di seguito, e di fronte alla barrique del Chapelle Bertrand ci ha raccontato qual è il suo sogno: “sarebbe grandioso poter avere una pièce di tutti i Grand Cru di Gevrey, per poter assaggiarne le diverse espressioni. È impossibile, visti i prezzi, ma è bello avere dei sogni. Se mai voleste fare degli investimenti…”.

La degustazione è cominciata con l’assaggio di tre 2012, che abbiamo lasciato senza valutazione.

Gevrey-Chambertin ’12

Ricco di frutto, fresco e preciso, piacevole, di buona materia ed equilibrio.

Gevrey-Chambertin 1er cru Lavaux Saint-Jacques ’12

Naso complesso e nitido. Palato ancora allappante ma dalla materia importante, di buona acidità e con note di frutti rossi, davvero ben realizzato.

Charmes-Chambertin ’12

Naso minerale di grande intensità, con note ematiche e di frutti neri. Palato elegante, dolce, dai tannini finissimi e dall’acidità sostenuta.

Bourgogne Rouge ’11

Un ettaro e mezzo con vigne di circa 30 anni. Al naso si esaltano note di frutti di bosco aciduli, mentre il palato è coerente, fresco, con una struttura un po’ più importante di quanto mi aspettassi per un semplice Bourgogne, comunque impostato su una grande piacevolezza di beva.

  • Valutazione: due_quadri_m

Gevrey-Chambertin ’11

Tutto sulla fragolina di bosco, molto fresco, con sfumature speziate, è teso, sapido, di buona materia e molto piacevole. Costituisce da solo circa la metà delle tenute aziendali, 3,39 ettari di vigne piantate nel 1955.

  • Valutazione: tre_quadri

Gevrey-Chambertin 1er Cru ’11

Ecco il passo successivo, con una crescita qualitativa pienamente aderente alla classificazione. Naso ricco di frutto e minerale, palato di grande sapidità e frutto, un vino elegante e grintoso insieme. Da 0,30 ettari e vigne di più di 50 anni.

  • Valutazione: tre_quadri

Gevrey-Chambertin 1er cru Lavaux Saint-Jacques ’11

Sempre da circa un terzo di ettaro, ma con vigne sensibilmente più giovani (piantate nel 1980). Fine ed elegante, minerale, con note di frutti rossi e sangue, è di bella spalla e materia, con tannini presenti ma setosi, un’entrata austera e un finale sul frutto. Di altissimo livello per un Premier Cru.

  • Valutazione: tre_quadri_m

Charmes-Chambertin ’11

Stessa superficie, con vigne appena più vecchie (del 1976). Di grande complessità, è elegante, sempre ricco di frutto, con delle leggere sensazioni dolci, ma fine e di grande equilibrio. Sapido e di grande presenza, è lungo e con un finale in cui tornano sentori di frutto e note minerali. Un vino che tiene insieme accenti di classe pura e piacevolezza.

  • Valutazione: quattro_quadri

Griottes-Chambertin ’11

Qui entriamo nella dimensione della gioielleria. La superficie di proprietà è di 0,16 ettari, le bottiglie prodotte quest’anno son 600. Al naso, di grande finezza, emergono agrumi, frutti di bosco e sfumature minerali, mentre il palato è elegante e complesso insieme, setoso, sensuale, con tannini delicati e finissimi ma anche grintoso e in piena spinta, pieno e ricco di materia, lunghissimo. Splendido. Da vigne di quasi sessant’anni.

  • Valutazione: quattro_quadri_s

Chapelle-Chambertin ’11

Ulteriore piccolo passo verso la perfezione rispetto al già spettacolare Griottes, per un vino che nasce da 0,10 ettari vitati nel 1902 e che quest’anno viene prodotto in 500 bottiglie (una pièce e un quarto, quest’ultima botticella realizzata evidentemente apposta per l’occasione). Il Naso è ancora più sul frutto, ricco, complesso, minerale e speziato, davvero avvolgente e ammaliante, mentre al palato emerge tanta materia per un vino importante, austero e “serio, certamente ancora non pronto e da attendere, ma comunque con tannini finissimi e una qualità di tessitura straordinaria. Lunghissimo. Uno dei vini più buoni assaggiati in tutto il viaggio.

  • Valutazione: quattro_quadri_s

 

[Foto di hermitagewine.com]

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