La Valle d’Itria da ottobre ad aprile. Sei motivi per visitare sei borghi pugliesi fuori stagione

Valle d'Itria

Incastonata tra le province di Bari, Brindisi e Taranto, la Valle d’Itria comprende alcuni tra i borghi più belli d’Italia, nella zona compresa tra Martinafranca, Cisternino e Locorotondo. Seppure non compresi nella valle vera e propria, anche Ostuni e Ceglie Messapica costituiscono mete di assoluto interesse, così come Alberobello, con i suoi trulli, poco distante. La Puglia fa pensare all’estate, ma per questa zona c’è più di un valido motivo per muoversi fuori stagione.

6 ragioni per visitare la Valle d’Itria fuori stagione

Il clima

Se il caldo è amico del mare, lo stesso non si può dire per la visita in borghi adagiati sulle colline, dove è essenziale muoversi a piedi tra le incantate stradine, tra muri obbligatoriamente dipinti di bianco (esistono addirittura ordinanze comunali in tal senso), strade lastricate, saliscendi. Le scarse precipitazioni, l’inverno mite e le splendide fioriture primaverili sono altri biglietti da visita per visite ai musei e lunghe passeggiate.

L’accoglienza

Calore e cortesia sono di casa in tutta la regione. Tuttavia, il cosiddetto ‘fenomeno AirBnB’, naturalmente non sempre legato allo sviluppo della celebre azienda, ma a una serie di iniziative della popolazione locale volte a trasformare di fatto, in estate, i centri di questi borghi in un grande struttura alberghiera – senza quasi soluzione di continuità tra casa e casa – fa perdere un po’ di autenticità nel contatto con la gente, nella stagione più calda, seguendo lo schema di una gentrificazione fai da te. In autunno, o in primavera, la Valle d’Itria rende ragione alle sue radici, ai suoi ritmi lenti, per vocazione, e per storia. Siamo nella culla della Magna Grecia e della civiltà Messapica, come più di tutti testimonia il museo di Ostuni, oltre al fatto di essere stata fonte di ispirazione per artisti dell’età neoclassica, come Domenico Carella: i suoi dipinti impreziosiscono il Palazzo Ducale di Martinafranca, altra tappa da non perdere.

Il vino rosso

La Puglia è terra di vini rossi. Non vorrete certo esagerare con il vostro Primitivo o Negroamaro preferito tra luglio e agosto, anche se esiste, specie nelle vecchie generazioni del luogo, la pessima abitudine di berli freddi. Troppi passi avanti nell’enologia locale sono stati fatti per non rendere omaggio ai migliori rossi pugliesi degustandoli alla corretta temperatura di servizio

I Salumi e i formaggi

Il capocollo di Martinafranca è un presidio Slow Food (e molti altri ne scoprirete), oltre che un’eccellenza italiana apprezzata in tutta Europa. Accanto ad esso, si fa strada una tradizione norcina modesta nei numeri ma di qualità altissima. Sui formaggi, se volete, la questione è anche più evidente. La lunga tradizione casearia, che va dal caciocavallo alle burrate, agli straordinari pecorini, fino alle più recenti produzioni con latte caprino, valgono un approfondimento, che può essere fatto con maggiore soddisfazione durante la stagione più fresca. Cibus a Ceglie Messapica è il ristorante culto, custode di molte tra le migliori tradizioni locali. Ed è impossibile dimenticare la tradizione dei fornelli, ovvero le macellerie con cucina, autentico must di questi luoghi. E anche in questo caso, tra un forno a legna e un altro, il fresco va d’accordo col caldo.

L’olio

L’annus horribilis della produzione olearia pugliese, dovuto alle problematiche conseguenti alla diffusione della Xylella nel Salento, non ha impedito una buona produzione nell’area della Valle d’Itria. Gli ulivi sono parte integrante del paesaggio e il periodo della raccolta è spettacolare. Assaggiare l’olio nuovo qui, nel periodo compreso tra ottobre e febbraio, è un’esperienza mistica, poterlo fare visitando le aziende, quasi un’esigenza

Alberobello

Un borgo unico al mondo, a pochi km dalla valle, con un solo vero nemico: la folla. Visitatelo fuori stagione, e vedrete i trulli come non li avete mai immaginati, senza dimenticare una sosta alla pasticceria Martinucci, passata alle cronache in passato per un pasticciotto arrivato fino alla tavola di Barack Obama.

 

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