Istanbul in pillole

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Trattandosi di una città molto estesa, con tantissimi luoghi interessanti da visitare e una serie infinita di posti in cui ristorarsi, Istanbul necessita di qualche indicazione per mangiar bene a colpo sicuro.

La zona più frequentata dai turisti è Sultanahmet, la Città Vecchia, in cui si trovano monumenti imperdibili per ogni viaggiatore che si rispetti (i “fondamentali” sono Aya Sofya, la Moschea Blu e il Topkapi, ma non lasciate il quartiere senza aver visto la Cisterna Basilica, incantevole). Dato l’affollamento, la maggior parte dei locali della zona sono classificabili come “turistici”, senza infamia e senza lode, anche se qualcosa di interessante si riesce a trovare.

Per fare una pausa tra una visita e l’altra in un contesto molto gradevole, andate al Caferağa Medresesi, tra Aya Sofya e il Topkapi. Ristorantino inserito nel cortile di una scuola di teologia (medrese) la cui costruzione risale alla metà del ‘500, propone piatti semplici cucinati onestamente, ma soprattutto un’atmosfera tranquilla e riposante. Ho assaggiato qui (e poi mai più, trovandoli un po’ stomachevoli per il mio palato) i manti, ossia i ravioli turchi: una piccola pasta ripiena di carne tritata d’agnello conditi con pomodoro, aglio, menta e un’infinità di yogurt. Buone invece (e, in generale, da ordinare quando si vuole andare sul sicuro) le köfte, polpette che possono essere fritte o alla griglia, condite con aromi diversi a seconda del posto in cui le mangiate.

Se preferite dedicarvi a un kebap, andate da Karadeniz aile pide ve kebap salonu (si trova in un vicolo vicino alla via più grande del quartiere, Divan Yolu Caddesi). In Turchia “kebap” significa, in generale, carne arrostita; quello che si trova in Italia è il doner kebap (carne marinata e condita, sovrapposta a strati e messa a cuocere sullo spiedo verticale – per ordinarlo correttamente chiedete un et ekmek oppure doner ekmek, panino con la carne), in Turchia se ne trovano infinite varianti. Da provare in questo locale è il kebap di Adana, ossia carne macinata condita con spezie e peperoncino, cotta su uno spiedo e servita come una lunga polpetta grigliata. Sempre qui fanno anche pide, la pizza turca, sottile e condita con carne macinata di agnello, pomodori, cipolle, coriandolo (in giro troverete diverse bancarelle o piccoli locali che propongono pide e lahmacun – il condimento è lo stesso ma il secondo ha una pasta più spessa e morbida).

Da non perdere assolutamente, in Divan Yolu Caddesi, la pasticceria Çiğdem pastanesi: fanno la baklava migliore assaggiata a Istanbul. Si tratta di un dolce preparato con pasta fillo, sciroppo di zucchero e frutta secca. In questa pasticceria la propongono in numerose varianti (con noci, pistacchi, pasta di mandorle) monoporzione da assaggiare sul posto o da portar via. Ottimi anche i kadayıf al pistacchio (la differenza rispetto alla baklava è nella pasta: qui si tratta di sottili capelli d’angelo avvolti fino a formare dei cannolini, bagnati con lo sciroppo e i pistacchi).

Se avete bisogno di uno spuntino veloce, sempre in Divan Yolu Caddesi c’è il Türk ocaği kültür ve sanat merkezi iktisadi işletmesi çay bahçesi, un locale dove bere tè (çay) e sgranocchiare un gözleme, una sorta di focaccetta cotta sulla piastra (la pasta è semplicemente farina e acqua, sottile e croccante) con ripieno di formaggio, patate schiacciate e peperoncino, saporita e gustosa. Fate attenzione perché quando ve la portano è rovente (si vende anche nei banchetti in giro per le strade). Il bello di questo posto è che si trova dietro a una via trafficatissima, ma sembra di essere in un altro mondo: per arrivarci si passa in mezzo a un giardino pieno di tombe ottomane.

Un altro posto da non mancare, di giorno ma anche di sera, per la vista stupenda, è il Set üstü çay bahçesi: locale all’aperto, affacciato sul Bosforo. Si trova nel parco Gülhane (andateci tranquillamente anche alla sera, non ci sono pericoli) e propone, oltre a una serie di spuntini, il tè servito in un modo un po’ diverso. Normalmente il çay viene servito in singoli bicchierini; qui invece vi portano una teiera piena di tè e una piena d’acqua e siete voi a miscelarlo a vostro piacimento (e non è male, considerando che il tè nero turco è molto forte).

Per rimanere in tema di locali dove sorseggiare un tè, molto tranquillo è anche il Lale bahçesi. Si trova nel complesso della moschea Süleymaniye ed è un luogo fresco a silenzioso in cui riposarsi dopo la visita del quartiere.

Oltrepassando il ponte di Galata vi trovate a Beyoğlu, quartiere ricco di locali, bar, ristoranti di ogni tipo. Se rimanete a Istanbul per pochi giorni, dovete provare Haci Abdullah, una lokanta fondata nel 1888 in cui la cucina è ottima, curata e saporita. La lokanta è un ristorante che serve piatti pronti, tenuti a bagnomaria in vasche d’acciaio, così che il cliente possa vedere con i suoi occhi quali sono le proposte del giorno. Ho assaggiato vari dolma (verdure ripiene di riso, molto particolare il peperone essiccato ripieno, piccante e dal sapore particolare), stufato di vitello con crema di melanzane affumicate e agnello ricoperto da melanzane fritte (si scioglieva in bocca). L’unico aspetto negativo di questo posto è che il locale è enorme ed evidentemente rinnovato da poco, con il risultato di creare quella che a noi parrebbe un’atmosfera da festa in pizzeria: grandi sale molto illuminate, tavolate e così via. La cucina è comunque da non perdere.

Altri ristoranti in zona che non vi deluderanno sono il Sofyali 9, con i suoi interminabili meze (vari antipastini di verdura, pesce, yogurt), i diversi kebap di Medi şark sofrasi o, ancora meglio, di Zübeyir ocakbaşi (ocakbaşi significa “rosticceria”) e la Karaköy lokantasi.

Un ultimo posto da provare, se avete qualche giorno in più, si trova nel quartiere Kadiköy, sulla sponda asiatica della città. La lokanta si chiama Çiya sofrasi, è nelle vie del mercato ortofrutticolo ed è molto accogliente e piacevole. A buffet trovate ottimi meze: quasi tutti vegetariani, sono molto freschi, i condimenti sono particolari e vi verrà voglia di conoscere tutti i segreti delle salse che arricchiscono i piatti. Anche per le portate principali ci si serve da soli, chiedendo lumi ai cuochi che vi servono. Ho assaggiato un saporito hungar begendi, stufato di montone, pomodori, cipolle e melanzane e un timballo di riso pilav, pollo, mandorle e uvetta: semplicemente delizioso.

Ricordate che nelle lokante di solito non si servono alcolici, quindi dovrete accontentarvi di acqua o, se volete entrare nello spirito turco, di ayran, bevanda a base di yogurt. Trovate alcolici nelle meyhane (taverne), dove pasteggiare a birra o, sempre per adattarsi ai costumi locali, raki, il liquore all’anice simile al pastis provenzale.

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