Grecia: l’isola di Lipsi

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In troppe isole greche si tendono ad enfatizzare le ragioni per cui una persona ci dovrebbe andare in vacanza, rendendo l’atmosfera ben poco genuina. È come se l’ostentazione di quella finta semplicità ottenesse come risultato un clima pacchiano e molto costruito. E allora ecco proliferare tavoli bianchi e blu, polpi stesi ad essiccare al sole e aperitivi a base di olive e ouzo (il distillato greco aromatizzato all’anice).

Qua è là (in fondo le isole sono quasi diecimila) capita di trovare un’eccezione. Per puro caso, mi è capitato di scovarne una molto piacevole. Si tratta di Lipsi, isoletta del Dodecaneso che non ha un aeroporto ma si può raggiungere con facilità dalle più grandi Kos o Leros. Ci si arriva e si pensa di essere stati catapultati indietro nel tempo. Niente chiasso, venditori di cianfrusaglie e ristoratori invadenti. I pochi motorini a noleggio sono scassati, ma fanno il loro dovere e le case in affitto sono semplici ma molto accoglienti. Al mio ritorno mi sono un po’ informata e ho scoperto che quest’atmosfera realisticamente d’altri tempi è mantenuta tale con grande caparbietà dagli abitanti di Lipsi. È stato il sindaco a battersi negli anni perché l’isola basasse il suo turismo sul mantenimento e il rispetto delle tradizioni e non su uno sviluppo devastatore e privo di senso. E ci è riuscito benissimo. A Lipsi si pesca, si coltiva, si allevano ovini e si mantengono le tradizioni artigianali. E non lo si fa per farsi fotografare dai turisti, ma per vivere bene. Sicuramente è una vita per certi aspetti dura perché meno agevolata dalla “modernità”, ma la sensazione che traspare è di benessere, sia in termini economici che di qualità della vita.

Non troverete mille ristoranti ma quelli che ci sono propongono una rispettosissima cucina greca e quando vi proporranno del pesce potete star sicuri che è fresco. La maggior parte sono al porto ma ne potrete scovare alcuni persi nel paese tra i vicoli e la piazzetta. Per me il migliore è Yiannis, che propone morbidissime keftedes (polpette) di zucchine, melanzane e polpo, verdure impastellate e fritte, una mousakà perfetta e della gustosa carne alla griglia (provate il bifteki, una sorta di grande polpetta impastata con erbe aromatiche e spezie e cotta alla griglia). Per concludere, molto buona anche la baklava (strati di pasta fillo ripiena con frutta secca, miele e sciroppo di zucchero) e lo yogurt con il miele. Sono piatti che troverete in tutti i ristoranti di tutta la Grecia, ma proprio per questo è soddisfacente individuare i luoghi in cui sono preparati con cura rispetto a quelli in cui invece sono cucinati in modo dozzinale.

Al centro del paese (per trovarla seguite il profumo), c’è una panetteria in apparenza di cent’anni fa dove potete comprare pane, biscotti e una spanakopita (pasta fillo ripiena di erbette e formaggio feta) che crea dipendenza.

La visita di Lipsi si può abbinare anche ad altre isole: è molto ben collegata e se sentite la mancanza di un po’ di confusione potete recarvi a Leros o Patmos. La prima è un’isola che non presenta niente di stupefacente ma vale la pena rimanerci un paio di giorni (e passare per la cittadina di Lakki per vedere gli edifici italiani enormi e oggi totalmente fuori contesto costruiti durante l’occupazione fascista del Dodecaneso); Patmos ha molti scorci affascinanti ma è decisamente invasa dalla folla – qui fanno tappa molte navi da crociera ed è meta di pellegrinaggio perché si dice che in un grotta al centro dell’isola Giovanni Evangelista abbia scritto l’Apocalisse.

Ad Alinda, cittadina turistica di Leros, mangiate bene e con una bella atmosfera da Milos (tavolini all’aperto a pochi metri dal mare con vista su mulino) e potete gustare ottimi dolci locali al caffè To Paradisiako (tra cui una superlativa patsavouropita dalla ricetta tanto segreta quanto buona). Se invece siete in cerca di un eremitaggio ancora maggiore, potete spostarvi nelle vicine ma ancora più solitarie Arkì e Agathonissi, affascinanti, ma davvero poco animate.

Rimanendo a Lipsi per qualche giorno, si nota come tutti gli stranieri presenti siano italiani e, per lo più, non si tratta di turisti mordi-e-fuggi ma di persone che, in molti casi, si sono costruiti lì delle case molto belle. Andate a visitarla e capirete il perché.

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