Jollibee – Milano

Jollibee Milano
Indirizzo:Piazza Armando Diaz, 7 - 20123 Milano
Sito internet:www.jollibee.com.ph
Giorno chiusura:nessuno (orari: 8-22)

L’Italia è, dopo il Regno Unito, il paese con la comunità filippina più numerosa d’Europa ed è forse per questo motivo che Jollibee, la più grande catena di fast food delle Filippine, ha deciso di aprire la sua primissima sede europea a Milano.

Un’ape sorridente, esattamente come i filippini, popolo noto per operosità e buon umore, è il simbolo di questa catena, approdata a marzo 2018 in Italia e che sei mesi dopo ha raddoppiato in Europa con una seconda sede, questa volta a Londra.

La storia di questo franchising ha inizio con il gelato, infatti nel 1975 il fondatore di Jollibee Tony Tan Caktiong apre a soli 22 anni Magnolia, una piccola gelateria a Quezon City, che dopo 3 anni si trasforma in un fast food, l’unico delle Filippine a vendere hamburger, una specie di precursore di McDonald’s. Nascono così l’iconico Yumburger e il Chickenjoy, i due prodotti di punta della catena, che nello stesso anno si rifà il look, introducendo per la prima volta la sua sorridente mascotte: nasce così Jollibee.

Ad oggi l’azienda 100% filippina conta oltre 1100 punti vendita tra Stati Uniti, Medio Oriente, paesi del Sud Est Asiatico e le ultime due aperture nel Vecchio Continente e a giudicare dal suo successo non si fermerà qui. Durante i suoi primi giorni di apertura il negozio di Milano era così pieno che i tempi di attesa sfioravano le 2 ore, per non parlare delle code chilometriche (letteralmente) che si sono formate davanti al locale nella centralissima piazza Diaz. Ecco la mia esperienza a un anno di distanza dalla sua apertura.

All’ingresso ci accolgono un elegante uscere/buttafuori e l’immancabile ape sorridente; superata la prima sala (piena) si arriva nel cuore del locale, una seconda sala con qualche posto a sedere, un lungo bancone sul fondo e il classico menu luminoso alle spalle dei cassieri. L’attesa in coda non ci aiuta a chiarirci le idee, per questo chiediamo consiglio alla sorridente e paziente cassiera, che dedica a ogni cliente qualche minuto: ci suggerisce il menu più venduto, ovvero il Chickenjoy con gli spaghetti Jolly, con un monito “non so se le piaceranno, sono un po’ diversi da quelli italiani, la salsa è dolce”. Ma d’altronde siamo qui per provare, proviamo! Dopo un’attesa durata meno del tempo dell’ordinazione, viene chiamato il mio ordine (in inglese) e parto con l’assaggio.

Il primo morso è per il pollo fritto, presente anche su tutti gli altri tavoli del locale, occupati al 95% da filippini. La pastella è chiara, abbastanza croccante, un po’ farinosa, il pollo è succoso, ben cotto, ma poco saporito, così provo a intingerlo nella salsina dal colore non ben definibile che lo accompagna: anche il sapore è indefinibile, sapido ma non troppo, una specie di salsa gravy1 dal gusto umami, che aiuta a bagnare la pastella, ma non rende il boccone migliore.

Segue lo Yumburger, il più semplice dei panini in lista, con solo carne, una speciale salsa rosata e il pane morbido da hamburger senza semi di sesamo. Torno subito bambina, negli anni ’80, in un Burghy, perché il sapore dolciastro del pane e della salsa che quasi coprono quello della carne ricordano decisamente quello dei panini della vecchia catena italiana. E se è vero che lo Yumburger non vincerà il premio di miglior hamburger di Milano (o anche solo di piazza Diaz), vince quello di panino più economico della zona.

Ho tenuto per ultimo il “Jolly”, i famosi spaghetti dolci. L’aspetto non è dei migliori: ricorda un po’ l’immagine della pastasciutta da fotografia che hanno all’estero, con la pasta coperta di salsa solo nella parte centrale e scondita nella parte più esterna, in questo caso con pezzi di carne che spuntano dal sugo e pezzi di formaggio simil cheddar a puntellare di giallo il rosso intenso della salsa. Da un’analisi esclusivamente visiva capiamo che la pasta è borderline tra piuttosto cotta e scotta, che le cose che sbucano dalla salsa sono pezzi di würstel e che non siamo davanti a una comune salsa di pomodoro, dato che effettivamente si tratta di ketchup alla banana2. Superato lo choc iniziale, si riesce a finire senza troppi problemi tutto il piatto, anche se i Jolly Spaghetti non sono serviti in un piatto, bensì in un cartone, come quelli degli hamburger nei fast food.

Il menu prevede ancora riso in bianco ad accompagnare una svizzera con salsa gravy ai funghi, o straccetti di manzo all’aglio o involtini primavera, e ancora un hot dog formaggioso, il palabok solo, un piatto di spaghetti di riso coperti con salsa palabok, carne, gamberetti e uova sode e altri quattro tipi di Yumburger: con formaggio, con salsa al formaggio, bacon e funghi, con pomodoro, lattuga e formaggio e il famoso Aloha Yumburger con bacon, lattuga, formaggio, salsa alla senape e miele e una fetta di ananas.

Tre sono i contorni tra cui scegliere oltre alle patatine fritte: chicchi di mais al burro, purè di patate ricoperto dalla speciale salsa gravy di Jollibee o la zuppa di maccheroni, un brodo cremoso con pasta e cubetti di prosciutto, pollo e verdure.

Il gelato che ha dato il via all’impresa di famiglia lo ritroviamo ovviamente nel menu dei dessert, che prevede un classico sundea con salsa al cioccolato e due coni, uno con il cosiddetto gelato soft alla vaniglia (quello bianco a spirale) e uno identico ma interamente ricoperto di un sottile strato croccante di cioccolato fondente. Una chicca che finora avevo visto solo negli Stati Uniti, che hanno influenzato molto la cucina filippina durante quasi mezzo secolo di dominazione, è il cola float, ossia un’isola di sundea che galleggia su un bicchiere di Pepsi: adatto ai più coraggiosi.

Ultima in elenco, ma non in ordine cronologico, la colazione. Le possibilità sono varie e decisamente lontane dalle nostre abitudini mattutine. Si parte dal riso all’aglio, accompagnato sempre da un uovo fritto e da carne, a scelta tra straccetti di manzo, würstel, svizzera con salsa gravy ai funghi, o carne sfilacciata, oppure uno yumburger con uovo fritto, o ancora pancake con succo d’acero e burro e infine il particolare panino fatto da due pancake che racchiudono un uovo, qualche striscia di bacon croccante e una fetta di formaggio.

Una cosa è certa: l’amministratore delegato di Jollibee ha deciso di rischiare e di portare anche in Italia lo stesso menu che la catena presenta a casa, ma d’altronde squadra che vince non si cambia e visti i numeri dell’azienda non si può dire che non sappiano cosa stanno facendo.

Non essendo io un’amante dei fast food dubito che tornerò presto a trovare l’ape che sorride, ma sono contenta di aver fatto questa esperienza.

E voi? Siete già stati da Jollibee? Cosa pensate dei loro spaghetti?

  • Valutazione: un_fiore_m

 

Note:

1 La gravy è una salsa tipica dei paesi anglosassoni che originariamente si otteneva dal fondo di cottura della carne con l’aggiunta di farina o amido di mais e a volte di dado, ma che oggi si trova in commercio in molte versioni, come la mushroom gravy, che si ottiene a partire dalla cottura dei funghi.

2 Il banana ketchup (o catsup) è un condimento tipico delle Filippine, nato probabilmente per sopperire alla carenza di pomodori durante la seconda guerra mondiale. La sua preparazione è estremamente simile a quella del ketchup tradizione fatto salvo per il frutto alla base della salsa: purea di banana, zucchero, aceto e spezie. Il suo colore originale non è rosso, bensì marrone, ma viene spesso aggiungo un colorante per renderlo più simile al classico ketchup di pomodoro.

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