Tutto sulla borragine, in cucina e non solo…

tutto sulla borragine

Oggi andiamo alla scoperta delle proprietà e degli utilizzi della borragine, una pianta umile che si presta a molti usi gastronomici, dall’antipasto alle tisane. A parlarcene è Franco Lodini di Giunti Piattoforte.

Sembra che il nome derivi dal termine gaelico Borrach, una parola che significa appunto “coraggio”. I latini poi, che la sapevano lunga, dicevano “Ego borago – Gaudia semper ago” per significare che, secondo la tradizione popolare, questa pianta serviva a curare la tristezza e la melanconia (e anche per far passare il mal di testa da sbronza…): ergo, potete gettare via gli antidepressivi!

Anche se forse non è esattamente così, la borragine (Borago officinalis L.) che si trova facilmente anche d’estate (se il clima non è particolarmente siccitoso), è apprezzatissima fin dall’antichità. Lo rivela il nome specifico officinalis, cioè di una pianta che si usava nel laboratorio farmaceutico, in questo caso per le sue proprietà diuretiche, sudorifere e antinfiammatorie.

A prima vista le sue foglie non sono molto simpatiche all’aspetto: sono ruvide e ricoperte da lunghi peli che a volte si possono conficcare nelle mani (anche se non sono urticanti come l’ortica, possono dare fastidio, meglio usare i guanti…), ma questi aspetti all’apparenza negativi si riscattano con la bellezza del suo fiore di uno stupendo colore azzurro.

Spontanea o naturalizzata in tutto il territorio italiano, è diffusa soprattutto sulle coste mediterranee, nelle aree della vite e dell’olivo ma anche in alcune aree del nord e dell’est. Predilige i terreni concimati e gli ambienti ruderali, generalmente fino agli 800 m, anche se qualche volta alcune colonie sono state viste anche fino a 1500 m. Continua su Piattoforte…

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