Torna la sagra della castagna e del tartufo a Bagnoli Irpino

Sagra della castagna e del tartufo

E sono 40. Quarant’anni che il weekend antecedente ad Halloween Bagnoli Irpino, un piccolo paese ai piedi dell’altipiano di Laceno, accoglie migliaia di visitatori per la tradizionale sagra della castagna e del tartufo nero.

A conferma del suo successo, da svariati anni ormai l’appuntamento è raddoppiato, con un primo fine settimana che fa da anteprima alla sagra vera e propria. Il 21 ottobre scorso infatti c’è stata la presentazione del libro “Florete Flores, Tradizioni e riti di Bagnoli Irpino” di Ermenegildo Parenti e Giuseppe dell’Angelo e lo chef stellato Paolo Barrale ha presentato due piatti in cui il pesce incontrava i prodotti del territorio: scampi con zucca, castagne e porcini e spaghetti con vongole al fumo, sedano e tartufo.

Dal 27 al 29 ottobre Il Nero di Bagnoli proseguirà con i tanti stand di tipicità locali, come il caciocavallo impiccato, un caciocavallo appeso sopra al fuoco che si spalma su una fetta di pane man mano che si ammorbidisce secondo lo stesso procedimento della raclette, la pizza “frussula”, una pizza fritta che viene arricchita da una grattugiata di tartufo nero, la zuppa di castagne e ceci, la pasta all’uovo col tartufo, castagne caramelle con lo Strega e l’immancabile tronco di castagne da record che verrà presentato e tagliato per l’assaggio pubblico alle 20 di sabato 28. Si potranno anche comprare i prodotti della zona a super km 0, quali le dolcissime mele annurche, formaggi, tartufi (ovviamente), funghi e castagne.

Il paese poi è immerso nel Parco Regionale dei Monti Picentini, perciò gli amanti della natura potranno godere di piacevoli passeggiate nei faggeti ai piedi del Monte Cervialto, la seconda cima della regione, organizzate da Irpinia Trekking e fare un giro in mountain bike lungo i percorsi cicloturistici assieme all’ASD Laceno bike. I meno sportivi avranno a disposizione il castello normanno, la Torre dell’Orologio con l’impressionante pianta di Carpine e i vicoli acciottolati della giudecca, perché la città è stata tra le prime in Italia a ospitare una comunità ebraica, che ha lasciato segni della propria presenza nell’architettura, ma anche nei piatti tipici.

Un esempio è la conza, che tradotto banalmente significa condimento: contiene esclusivamente prodotti locali ed era perfetta per i tempi in cui non c’era il frigorifero. Per fare la conza infatti servono noci, briciole di pane, melanzane e “cucuzzella”, una zucchina piuttosto grande, tipica della zona. Le verdure vengono fatte essiccare al sole e conservate in contenitori sigillati e quando si devono consumare si sbollentano e si fanno poi saltare in padella con gli altri ingredienti, aglio e olio; una volta fatto raffreddare e condito con aceto è pronto per essere messo in tavola. Ovviamente ogni famiglia ha la propria ricetta: c’è chi aggiunge profumi, chi peperoni, chi del piccante, chi funghi, facili da trovare nei boschi della zona… Ogni stand avrà una versione diversa e vi consiglio di assaggiarle tutte!

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