Fico Eataly World: una “grandeur” fuori contesto

Fico Eataly World

Il problema di Fico non è Fico, ma quello che ci hanno raccontato di Fico Eataly World. Ci hanno fatto una testa su “sostenibilità”, “contadini”, “filiere” e così via, ma la nostra impressione a un primo impatto è ben diversa. Come in Expo Milano infatti troneggiano onnipresenti i soliti brand. Intendiamoci, tutto ciò che promuove il Made in Italy è il benvenuto, così come l’ammirevole tentativo di costruire dei percorsi didattici sul cibo e la terra, la possibilità di vedere diverse coltivazioni, gli agrumeti in serra, qualche animale (i bambini ne saranno contenti). Partiamo proprio da qui, dalla possibilità di vedere animali liberi seppure parcheggiati in spazi un po’ angusti che fanno un po’ tenerezza tanto sono fuori contesto… con gli occhi che ci guardano e sembrano dire: ma voi che ci fate tutti qui?

A parte le battute, vogliamo parlare di quel che resta di una giornata dentro a Fico. Le modalità di accesso e di uscita riportano a un enorme centro commerciale con quei parcheggi sterminati che allontanano dalla “terra”, il tutto appesantito dalle sbarre per entrare e uscire che invece rimandano ad un aeroporto. Il tragitto dal parcheggio all’ingresso di Fico è di qualche centinaio di metri senza alcuna copertura o passarella, insomma non incentiva proprio. Qualcuno ha parlato di Disneyland del cibo, ma forse è più corretto dire che ci troviamo in una Disneyland del consumo del cibo e di entertainment. Siamo infatti di fronte a uno sfavillante luccichio di ristoranti, chioschi, marchi famosi di cioccolato, conserve, panettoni (visto il periodo), un ristorante di un ristoratore stellato (ma che ci fa qui?), i prodotti di Eataly esposti un po’ ovunque, la riproposizione di una piccola spiaggia, con tanto di sabbia, di un noto bagno (fighetto) della Romagna, un campetto da calcio e da pallavolo, un negozio di design, un grande ufficio postale. Ma la Fabbrica Italiana Contadina? Ecco, questo è il problema.

fico mortadella bar

Il mortadella bar di Fico Eataly World

Avrete la possibilità di vedere riproposizioni di processi produttivi per la realizzazione del formaggio, della birra, dei lievitati, del miele, del caffè, ma siamo lontani anni luce dagli intenti e dallo storytelling degli ultimi anni incentrato sulla fabbrica e sui contadini. Anche questi percorsi, comunque interessanti, sono annegati nel grande mall dove svettano certamente delle italiche eccellenze ristorative e di prodotto, ma dove tutto sembra avere altre finalità. L’impressione generale è quella di un’occasione mancata per tornare davvero alla terra, alle tradizioni, alle comunità locali, al piccolo, che sono poi le vere caratteristiche della nostra cultura gastronomica. Questo Fico invece sembra essere un maestoso colpo di coda di una “grandeur” fuori contesto e fuori tempo.

L’altra vera domanda poi riguarda il ruolo delle istituzioni pubbliche, ma questo è un tema che rimandiamo a un prossimo approfondimento. Al momento, avendo visitato Fico Eataly World più volte, ci limitiamo a segnalare (e non siamo gli unici) le poche presenze, soprattutto nelle serate infrasettimanali, a causa di uno scarso apporto del turismo straniero, che forse continua a preferire l’autenticità del centro città. Lo spazio è così vasto che vedere decine di ristoranti semivuoti lascia un senso di tristezza e la sensazione che, come succede spesso in Italia, nel fare le cose il sogno abbia prevaricato l’approccio realista e graduale. Non a caso si cominciano a registrare un po’ di polemiche fra gli investitori che hanno partecipato. Ma è troppo presto per parlare di bilanci, per ora non resta che godere delle tante (e validissime) proposte di Fico, augurandogli i migliori successi.

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