Soul Food – Cronache di cibo e di musica

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di Daniele De Michele aka Don Pasta

Leggere un libro di Don Pasta per me è un po’ come andare al mio ristorante preferito a Roma (per la cronaca, Cesare al Casaletto). Lo faccio quasi ad occhi chiusi, sapendo cosa troverò, non perché l’offerta sia banale o ripetitiva ma perché ho la massima fiducia nel padrone di casa. So che la materia prima è garantita, che le preparazioni sono genuine e popolari quanto basta, ma sempre calibrate, e sono pronta ad affidarmi ai suoi consigli per provare le novità che non mancano mai.

E’ così anche per il terzo libro del Don, Soul Food, che segue la falsariga dei primi due, Food Sound System e Wine Sound System. Gli ingredienti son quelli: musica, cibo, vino, storie. Storie, soprattutto: quelle quotidiane e quelle che hanno fatto la Storia, quelle di piccoli e grandi eroi, quelle di chi scrive e di tutti noi, perché è delle piccole cose che sanno parlare meglio i poeti, o meglio delle grandi cose attraverso quelle piccole. E non a caso la prefazione – l’ultima volta affidata la grande Paolo Fresu, uno che di solito si esprime con i suono più che con le parole ma che si è rivelato un grande amante di vini, cibi e compagnia – in questo caso è affidata all’amico Alessandro Mannarino, uno dei migliori cantastorie in musica della nostra generazione.

Nei racconti che DonPasta ha raccolto in 5 anni di collaborazione con il settimanale Left si intrecciano e si abbinano ritmi e personaggi, sapori e ricette, raccolti anch’essi ai quattro angoli del mondo – dal Salento all’Africa, passando per una Roma ormai sparita – o dietro casa con gli occhi e il cuore da migrante, mescolando suoni e aromi che di solito non stanno insieme, nel nome del metissage che scandisce la nostra epoca.

Peccato solo che stavolta il “cuoco” sia stato un po’ frettoloso, e che la lettura a volte s’intoppi nei troppi refusi come un vecchio vinile che salta. Perché la bravura di Daniele De Michele – dj, economista e cuoco di stanza a Tolosa, o gastrofilosofo come si definisce lui – sta proprio nel ritmo delle parole, nel saper far diventare poesia, o forse quasi litania, il quotidiano: solo lui è capace di far diventare liriche due pagine sulle melanzane sott’olio, “la toppa che si mette sul cuore”, la provvista di calore per l’inverno dell’emigrante dal Sud verso Nord. Abbinate, niente di meno, ai suoni borderline dei Calexico, e a una birra ghiacciata.

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