Kitchen Chinese

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di Ann Mah (traduzione di Caterina Barboni) – Ed. 66thand2nd

Titolo decisamente azzeccato per questo gradevole romanzo di Ann Mah. Dando un’occhiata alla biografia della scrittrice, ci si rende conto di quanti siano i punti in comune con la protagonista, Isabelle Lee: ragazza insicura nata da genitori cinesi negli Stati Uniti, vive a New York senza nutrire grandi ambizioni.

Dopo il licenziamento e la fine della storia con un ragazzo, si trasferisce dalla sorella Claire, avvocato in carriera, a Pechino. La storia si snoda piacevolmente nella vita da banana -“gialle fuori, bianche dentro”- delle due sorelle e dei loro amici espatriati. Non immaginate storie lacrimevoli di emigrati in difficoltà: la massima preoccupazione dei personaggi è cosa indossare a cena e se avventarsi su vermicelli o ravioli.

Il lieto fine è assicurato ma, al di là delle vicende narrate, sono interessanti le parti in cui Isabelle, che a Pechino scrive su una rivista per stranieri come critica gastronomica, descrive il cibo cinese, andando ben al di là degli stereotipi con cui spesso viene percepito in Occidente.

Mentre le parole scorrono tra la recensione di un ristorante di alto livello, una cena tra amici e le innumerevoli capatine nei chioschi di venditori ambulanti, vi verrà l’acquolina in bocca e una gran voglia di salire sul primo aereo per Pechino.

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