Il ristorante dell’amore ritrovato

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di Ito Ogawa (trad. Gianluca Coci) – Ed. Neri Pozza

È il primo romanzo di una scrittrice giapponese che, prima di lanciarsi nella narrativa, creava libri illustrati per ragazzi. Sarà per questo che la prima parte del libro sembra una favola, in cui una serie di eventi si appiccicano l’uno all’altro senza alcuna razionalità. Nell’ultima parte, invece, l’Autrice viene evidentemente posseduta da un demone cattivo e si sfoga con un finale amaro e alcune pagine di crudeltà cieca verso un caro animale (ragion per cui consiglio non solo ai vegetariani, ma anche a chi prova sentimenti di affetto verso gli animali, di non leggere questo libro).

La trama è assai esile: una ragazza torna a casa dopo aver lavorato in un ristorante turco e non trova mobili né altro. Il fidanzato indiano l’ha lasciata fregandole persino i risparmi di una vita. Lei cosa fa? Per lo choc perde la voce e si ritira nel paesino di montagna di cui è originaria per tornare a vivere dalla madre (che odia, ma in tutto il libro non si capisce più di tanto il perché) e lì (ricordiamo che non ha uno yen) apre un ristorante molto particolare, recuperando gli ingredienti che le occorrono nelle immediate vicinanze del paesino, scegliendo di far da mangiare per un solo tavolo, creando appositi menu in base alla psicologia dei clienti.

In ogni pagina traspare la passione per la cucina dell’Autrice: l’aspetto positivo è che leggendolo imparerete molti termini della cucina giapponese. Per il resto, non è sufficiente giustificarne l’esilità dicendo che vi si descrivono rarefatte atmosfere nipponiche. Ha vinto il premio Bancarella della Cucina nel 2011, per ragioni che non riesco a comprendere.

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