Fabrizio Fiani, inarrestabile patron, sta lì da sei anni, ma nessuno ne ha mai parlato quanto ora. Il successo è dovuto alla particolarità di una pizza che in città ha forse molti affini, ma nessun parente stretto.
È croccante e lievitata a temperature piuttosto basse, secondo un’antica ricetta romana. Non la si lascia cuocere del tutto; solo un minuto in meno. Così, al momento di ordinarla al bancone, anziché riscaldarla, viene finita di cuocere proprio davanti al cliente, prima di essere servita con un filo d’olio crudo.
La clientela del quartiere, spesso fatta di giovani e giovanissimi, apprezza i tranci e gradisce anche i prezzi contenuti. Per gli altri è una specie di amarcord e di novità al tempo stesso, quasi come se sapori e consistenze, certe volte, rendessero possibile il ricordo di un’esperienza forse non avuta.
Ampia la scelta di condimenti, poiché la filosofia è che “tutto quello che si può mangiare con il pane, lo si può mangiare con la pizza”.
In un ideale podio, inseriamo quella con gli straccetti di manzo, la fiori di zucca e alici e la versione con pesce spada, cipolla rossa e crema di arance, tutte alla pala. D’estate è anche gelateria.