Ci piace sempre tornare in questo ristorantino del centro storico di Vieste, dove si mangia bene e si spende il giusto. Gestione decisamente familiare (il richiamo che risuona più frequentemente è “zia”) e trattamento garbato: in questa parte d’Italia non è scontato avere tovaglie di stoffa e posate cambiate ad ogni portata. Unica pecca sono le attese per sedersi, che possono essere dichiarate di 20-30 minuti diventando però facilmente di 40-50, ma si risolve tutto con la prenotazione.
Passiamo al menu, prevalentemente di mare, anche se non manca qualche portata di terra e qualche piatto della tradizione garganica. Ci sono piaciuti molto la ricotta fritta con fili d’angelo (un po’ scontata, ma si sentiva la qualità della ricotta) e il carpaccio di spigola con funghi porcini. Fra i primi, da ricordare sia le linguine con le cicale su purea di fave che le orecchiette alle cime di rapa e calamaretti con mollica di pane abbrustolita. Quindi i secondi, fra i quali spicca la frittura, asciutta e ben assortita: calamari, paranza e verdurine. Fra i piatti della tradizione la melanzana ripiena merita un assaggio.
Meno memorabili i dolci, però si segnala un buon assortimento di vini e liquori da dessert che può fare da degno accompagnamento al “colustro”, dolce natalizio tipico pugliese. Onestissimi i ricarichi sui vini.