Le birre artigianali si distinguono da quelle industriali per la creatività e le sperimentazioni dei birrai. Alcuni di loro, in particolare, si spingono oltre l'immaginabile, in una corsa verso lo stupore. D'altro canto la curiosità e il desiderio sono i motori del mondo e anch'io non posso sottrarmi alla sana voglia di scoprire cose nuove, specie in ambito brassicolo.
Mi viene proposta una bottiglia di Kopi Loewak, il birrificio è uno dei più apprezzati del panorama europeo: l'olandese De Molen. Si tratta di una coffee imperial stout realizzata proprio con il costosissimo Kopi Luwak, un caffè i cui chicchi vengono ingeriti, semidigeriti e infine defecati (avete capito bene) da un simpatico animaletto che vive in Indonesia: lo zibetto della palma comune. Una tazzina di questo pregiato caffè può arrivare a costare anche 25 euro!

La birra si presenta ovviamente scura con un leggero strato di schiuma marrone, mettendo il naso nel bicchiere sembra di entrare in un bar dove hanno appena macinato i chicchi di caffè. Qualche altra timida e scontata nota di tostato, un po' di alcool e niente più. È chiaro che non ci saremmo aspettati di trovare fresche note floreali o esteri da lievito belga, ma un bouquet così monotematico risulta un po' deludente. In bocca conferma le sensazioni espresse all'olfatto e non riesco a non sorridere quando mando giù il primo sorso: l'alcool abbastanza presente unito al caffè mi rimanda a una nota bevanda consumata sui freddi gradoni degli stadi italiani...
Non è una bocciatura totale la mia, sia chiaro: sebbene la birra mi sia parsa evidentemente squilibrata, è un buon prodotto. Forse semplicemente erano troppe le aspettative riposte in questa bottiglia. La riflessione che propongo verte più che altro sul confine tra ricerca e stravaganza. Senza invocare il fantasma di Guglielmo IV di Baviera, ma c'era proprio bisogno di scomodare lo zibetto per fare questa birra? Fino a che punto si tratta di reali e sane smanie creative e non di illuminate trovate di marketing?